mercoledì 14 luglio 2010

La misteriosa Cappella di Rosslyn


 


Rosslyn è una piccola e tranquilla località situata a sud di Edimburgo, famosa per una cappella gotica medievale e un castello il cui nome richiama quello della località. La Cappella di Rosslyn sembra una cattedrale ed è l'edificio sacro medievale
più enigmatico d'Europa, ricca com'è di misteri e simboli esoterici. Per la sua costruzione furono chiamati in Scozia i migliori scalpellini e architetti. Ogni scultura di angelo, santo o cavaliere, doccione o colonna ha un significato preciso.

 
 

Nell'XI secolo la famiglia St. Claire fece costruire la propria roccaforte su una collina chiamata College Hill; i lavori durarono più di quarant'anni e terminarono con la costruzione della Cappella nel 1445 voluta da William St. Claire che fece inoltre ricostruire il castello su un promontorio a valle della roccaforte principale.

 
 

Alla Cappella di Rosslyn si accede dalla porta nord e il visitatore è accolto dallo sguardo terribile di due grandi demoni che sputano acqua ai lati del portale; sulla finestra a destra del portale ci sono un cavaliere a cavallo e due arieti che si affrontano; sulla finestra sinistra si vedono una volpe che insegue una gallina, un angelo che suona uno strumento e un uomo o una donna in atteggiamento premuroso.

Lo sguardo è poi attratto dal soffitto a volta nel quale sono scolpite innumerevoli rose, lilium, fiorellini e pentagrammi (il pentagramma e le rose erano decorazioni usate tradizionalmente nei templi babilonesi in onore della dea Ishtar e di suo figlio risorto Tammuz). Da un lato della volta si vedono due mani scolpite nella pietra che reggono lo stemma della famiglia St. Claire.

 
 

Cultura celtica e simboli gnostici nella cappella di Rosslyn

Oltre le rappresentazioni di santi e martiri, nella Cappella di Rosslyn ci sono molti simboli gnostici come il Sole e la Luna del dualismo del Graal, figure di animali, draghi e un gran numero di giovani Celti (più di cento), un fatto strano per una costuzione cristiana.

L'influsso della cultura celtica su quella cristiana è sicuramente stata notevole ma la presenza nella Cappella del dio celtico Cernunnos con le corna, simbolo di fertilità, è a dir poco curiosa.

Tra le sculture vi è anche la testa del grande mago Hermes Trismegistus, fondatore dei testi ermetici che sono alla base delle scuole iniziatiche greche. Il mago viene spesso paragonato al dio egizio Toth che rappresenta la conoscenza; non è un caso che il nome della località Rosslyn in lingua gaelica significhi "antica conoscenza", vale a dire il sapere tramandato di generazione in generazione.

 
 

La colonna dell'apprendista nella cappella di Rosslyn


Nella Cappella di Rosslyn vi sono tredici colonne che formano un'arcata a dodici punte rappresentante lo Zodiaco. La colonna dell'apprendista rappresenta una trasformazione tra la mitologia nordica precristiana dello Yggdrasil: il grande albero celtico che sostiene l'universo si trasforma nell'albero della vita di tradizione cristiana; la chioma dell'albero formata dalle colonne è un richiamo ai dodici segni dello Zodiaco; le radici simboleggiano le forze terrene, rosicchiate dai draghi di Nifelheim per prenderne la fertilità. Nifelheim era il mondo sotterraneo dei Vichinghi; un probabile richiamo alle origini nordiche della famiglia St. Claire.


 


 


Nella Cappella di Rosslyn c'è quindi una curiosa miscela del patrimonio nordico, celtico, egizio, greco e cristiano.

Vi sono dei cicli scultorei che rappresentano la scena di una danza di morti, una crocefissione, le sette virtù e i sette peccati capitali.

Una scultura incatenata rappresenta l'angelo caduto della luce, Lucifero, ed è interessante notare come i cordoni a destra e a sinistra della scultura formino una S rovesciata: si ipotizza che vi sia una relazione tra l'angelo della luce chiamato Lucifero e il Sole.

 
 

Altri misteri della cappella di Rosslyn

Una delle cose più sorprendenti della Cappella di Rosslyn sono alcune sculture che rappresentano l'aloe americana, il cactus e le piante di mais, nonostante l'America non fosse stata ancora scoperta da Colombo.

Tuttavia per un circolo di iniziati scozzesi questo non è un mistero: pare infatti che il nonno di William St. Claire fosse giunto sul continente americano molto tempo prima di Colombo, sulla base dell'esperienza dei suoi antenati Vichinghi che certamente già navigavano verso il Nordamerica prima del X secolo.

Nella Cappella, sotto le sculture, ci sono i resti di Robert Bruce, che combattè per l'indipendenza della Scozia, di William St. Claire e di alcuni costruttori della Cattedrale.

Di fronte alla Lady Chapel c'è una colonna chiamata colonna del maestro, costruita appunto dal maestro del cantiere.

Tra le tante sculture troviamo un angelo che tiene tra le mani il cuore di Robert Bruce e un'altra figura che mostra una croce templare; altre raffigurano i simboli della massoneria che si sarebbe costituita ufficialmente cento anni più tardi.

Tra questi simboli ce ne sono alcuni significativi per i massoni, come la figura del fabbro Adonhiram: secondo la leggenda costui era il fabbro maestro, ucciso da tre dei suoi assistenti subito dopo aver completato il tempio di Salomone.

 
 

Le leggende di Salomone e la mistica ebraica nella cappella di Rosslyn

Per molte cattedrali gotiche le leggende su re Salomone ebbero un ruolo importante:

si narra che nel Tempio furono erette due colonne dal maestro Adonhiram, chiamate rispettivamente colonna di Jachin e colonna di Boaz; nella Cappella di Rosslyn queste colonne possono essere ritrovate nelle colonne cosiddette dell'apprendista e del maestro, poste a guardia dell'entrata del Paradiso.

C'è nella Cappella di Rosslyn un chiaro richiamo alla mistica ebraica: nei Libri di Hechaloth del IV secolo circa si ritrova l'antica idea dell'anima che si eleva e torna alla divinità celeste; nella descrizione di un peregrinaggio nella grande Hechaloth attraverso i sette palazzi che si trovano nel cielo superiore, il viandante deve giungere di fronte ai guardiani della porta celeste.

Nel regno dei cieli può entrare solo colui che conosce una parola magica segreta.

E con i guardiani scolpiti nella pietra, il cui significato orgininale è da ricercarsi sul piano magico-astrale, le colonne della Cappella di Rosslyn potrebbero essere identiche a quelle del tempio di Salomone (oggi del Tempio non rimane più nulla se non un muro chiamato "del pianto").


 

Per capire perchè i costruttori della Cappella di Rosslyn attribuivano un simile importante significato ad Adonhiram e al simbolismo salomonico è necessario approfondire la leggenda sul fabbro maestro:

si narra che la Regina di Saba avendo sentito decantare la saggezza del re Salomone e delle sue costruzioni, volle fargli visita a Gerusalemme per conoscerlo di persona.

Quando Salomone vide la regina, se ne innamorò e volle incoronarla regina d'Israele; la condusse attraverso il tempio, mostrandole i nuovi lavori che egli aveva commissionato a Adonhiram. Costui era un uomo speciale, temibile e misterioso; si diceva che evitasse gli uomini perché le sue origini non erano umane.

 
 

I simboli templari nella cappella di Rosslyn

I simboli esoterici e altri simboli scolpiti nella pietra, presenti nella Cappella di Rosslyn, ci rimandono all'influenza dei Cavalieri Templari.

In alto, sull'arco di trionfo della Cappella si trova l'Agnus Dei, un simbolo strettamente connesso all'ordine dei Templari tanto da essere considerato un loro Sigillo.

L'Agnus Dei rappresenta un agnello che tiene una bandiera sulla cui punta è impressa una croce a bracci equidistanti, e talvolta anche una croce templare.

Tra gli altri simboli templari troviamo un pentagramma, due cavalieri su un cavallo, una rappresentazione stilizzata del viso di Gesù come quella della Sindone e una colomba con un rametto di ulivo. Molti di questi simboli sono semplicemente cristiani e la loro attribuizione ai templari non è quindi facile.


 

Le origini della cappella di Rosslyn


Per capire l'influsso esercitato dai Templari sulla cappella di Rosslyn, bisognerebbe capire a quale scopo i St. Claire la fecero costruire.

Prima dell'anno Mille, il continente europeo veniva saccheggiato dalle bande di Vichinghi provenienti dalla Norvegia. Alcune tribù divennero sedentarie e si stabilirono in Irlanda, Gran Bretagna e Normandia. Il capo di queste orde, un certo Hrlof o Rollone saccheggiò la valle del Tal; si giunse alla pace solo quando il re dei Franchi, Carlo il Semplice, cedette a Rollone il territorio del corso inferiore della Senna e la città di Rouen, il tutto con il leggendario trattato di St. Clair-sur-Epte. La presenza del nome St. Clair nel trattato, non è certo un caso. I St. Claire sarebbero i discendenti di Rollone che attraverso un attenta politica di successione estese la propria influenza fino a Chaumont, Gisors, d'Evraux, Blois e ai conti di Champagne.


 

Guglielmo il Conquistatore, re d'Inghilterra, era egli stesso un successore di Rollone; da questa linea deriva anche il primo St. Claire che partecipò alla prima crociata in Terrasanta guidata da Goffredo di Buglione nel 1096. In seguito a questa crociata, Goffredo fece erigere un'abbazia sul monte Sion, Notre Dame du Mont de Sion. Pare che per ben due volte, nel XIII e nel XIV secolo, il priore di questa Abbazia appartenesse alla famiglia St. Claire. Caterina di St. Claire sposò addirittura uno dei nove Templari di questa Abbazia, proprio Hugo di Payens. Risale a questo periodo, una stretta relazione tra l'ordine dei Templari e gli appartenenti alla famiglia St. Claire di Rosslyn in Scozia.

 
 

I simboli templari nella tomba di St. Claire

Nella Cripta della Cappella è sepolto William St. Claire, morto nel 1330 in Spagna, mentre con alcuni suoi compagni portava in Terrasanta il cuore di Robert Bruce.

Nella sua tomba si trovano simboli templari: una spada, la croce e l'albero della vita. Appare chiaro che William St. Claire fece costruire la Cappella per incidere sulla pietra gli insegnamenti gnostici: all'epoca l'inquisizione mandava al rogo non solo i libri ma anche gli autori ed egli pensò bene di scriverne uno sulla pietra della Cappella di Rosslyn. Forse è la prova che alcuni Templari abiurarono la fede cattolica-romana per seguire la dottrina gnostica.

 
 

 

martedì 13 luglio 2010



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Cosa significa vedere i numeri maestri o doppi?


Quanto spesso avete notato i numeri 11:11, 12:12, 10:10, 22:22, 12:34, 2:22, 3:33, 4:44 or 5:55 guardando l'orologio o apparirvi nei posti più impensati? Sono sicura molte volte.

C'è una ragione per tutto questo? Sembra proprio di si.

Sempre più persone al mondo concordano sul fatto di vedere sempre più i numeri maestri, ovvero una serie di numeri doppi o tripli. La frequenza con cui questo accade sta accelerando che ormai non si può più parlare di semplice coincidenza.

Il fenomeno sta avendo proporzioni gigantesche e tutti concordano sul fatto che ci sia un più profondo significato, un messaggio in codice per noi dal mondo spirituale.

Questi numeri hanno un grande fascino e molte tradizioni sia antiche che più recenti, dichiarano e assicurano sul loro potere; il potere di attivare in noi codici, memorie e capacità nuove. Questi numeri rappresentano un canale di comunicazione aperto con l'universo.

Tra i numeri maestri il più frequentemente avvistato e' 11 e in particolar modo nella sua forma di 11:11. Ma cosa significa?

Significa che una Realtà Superiore si è inserita nella nostra vita quotidiana.  Si sta verificando una fusione fra il nostro vasto cosmo e i nostri corpi fisici. Questo trasforma il nostro DNA e ci permette finalmente di diventare vivi e vibranti e totalmente reali.

La prossima volta che vedete l'11:11, fermatevi e sentite le impercettibili energie attorno a voi. L'11:11 è una chiamata al risveglio inviata a voi stessi. Un ricordo del vostro vero scopo qui sulla Terra.

Di solito, durante questi momenti di intensificata energia o cambiamenti personali accelerati, noterete molto più frequentemente l'11:11.

Vedere i Numeri Maestri dell11:11 è SEMPRE una conferma che siete sul giusto percorso.

E che dire degli altri numeri? Ecco a voi il significato degli altri numeri maestri o doppi:

11 = Nascita e ancoraggio del Nuovo.

22 = Costruire sul Nuovo. Costruire Nuove vite e un Nuovo Mondo.

33 = Servizio Universale attraverso l'accelerazione del nostro Essere Unico.

44 = Equilibrio fra spirituale e fisico, la riconfigurazione del nostro labirinto evolutivo. Come Sopra, così Sotto. La creazione delle fondamenta delle nostre Nuove Vite.

55 = Raggiungere la libertà personale liberandosi dal passato ed essere totalmente reali.

66 = Adempiere alle nostre responsabilità in maniera creative e gioiosa.

77 = Profonda introspezione e rivelazione. Affilarci alla nostra più intima essenza.

88 = Conoscenza a fondo dell'abbondanza e dell'integrità in tutti i reami.

99 = Il completamento di un ciclo evolutivo maggiore. Tempo per un altro salto quantico.

I numeri come 111, 222, 333, 444, 555, etc. sono considerati come Numeri Maestri Superiori. Ognuno di questi ha un'unica risonanza che influisce su di noi e ci attiva a livello cellulare profondo.

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La leggenda del castello di Cotone



Le vicende che portarono all'abbandono dell'antica cittadella del Cotone sono sconosciute ai più. Indicato come borgo, città, corte o castello, era situato all'estremità settentrionale del territorio Comunale di Scansano, sullo spartiacque fra l'Ombrone e l'Albegna, sulla riva del torrente Senna, che getta le sue acque nel Trasubbie. L'ipotesi che l'insediamento fosse di origine romana, supportata dal ritrovamento, in una località vicina, Pian d'Orneta, di monete romane, è una ipotesi di cui, fin'ora, non si hanno fonti documentarie certe. Nella zona del castello sono state trovate, occasionalmente, anche monete fiorentine risalenti alla fine del decimo secolo e dello Stato Senese. Fonti storiche attestano che nei primi decenni del Duecento, la comunità del Cotone riconoscesse al Vescovo di Sovana un tributo annuo. Poco più di un secolo dopo, la famiglia dei Maggi, che in seguito assumerà l'appellativo di Cotoni, e che dominava su queste terre, pose il castello del Cotone e quello di Montorgiali sotto la protezione dello Stato Senese. Sul finire del Trecento un congiurato contro Siena, che compiva scorrerie per le terre di Maremma, si istallò al castello del Cotone. Ma in seguito, assediato dalle truppe senesi, prima di abbandonare il castello, lo incendiò. La vita alla cittadella fortificata dovette riprendere attivamente, tant'è che due secoli dopo furono redatti gli statuti della comunità.
È dopo la fine del Cinquecento che il Cotone iniziò un periodo di declino, fino al completo abbandono, con la fondazione, da parte delle famiglie cotonesi, del borgo rurale di Polveraia.
Fin qui ha parlato la storia. La leggenda invece ci narra dell'abbandono degli abitanti del Cotone del XVI secolo, di comportamenti che stanno al di fuori della morale cristiana: si diceva che praticassero il "ballo angelico". L'emissario del vescovo, inviato ad indagare sulla fondatezza dei sospetti, fu cacciato. Il vescovo stesso, allora, decise di intraprendere di persona l'impresa di riportare alla rettitudine quelle genti. Narra la leggenda che rinchiusero il vescovo in una botte, e la gettarono nella Senna. Il vescovo, dentro la botte inchiodata trasportata dalle acque del torrente, passò nelle Trasubbie, e da queste nel meno impetuoso, ma torbido Ombrone. Raggiunto il ponte di Istia, la botte s'incagliò contro l'arcata e come per incanto le campane cominciarono a suonare. Agli abitanti del borgo parve di sentire "sotto il ponte / c'è il vescovo conte / don don don / don dòlon dolòn / sotto il ponte / c'è il vescovo conte / …". Corsero a recuperare il prelato, che in seguito inviò gli armigeri a distruggere il castello del Cotone.
C'è un'altra leggenda legata alla distruzione del fortilizio: narravano i vecchi di Polveraia che le anime dei soldati della cavalleria del Cotone non trovassero pace, e che ogni cento anni si sentissero arrivare tanti soldati a cavallo. A questa scadenza, nella notte, sembrava che nella strada selciata passasse uno squadrone di cavalleria: si sentivano i rumori degli zoccoli, perfino il fiato dei cavalli stanchi del lungo cavalcare; i vetri delle finestre tremavano, l'acqua nella brocca sussultava. E quando pareva che la cavalleria fosse proprio sotto casa, improvvisamente calava un silenzio di tomba: cavalli e soldati scomparivano, non s'udiva più alcun rumore. Dicevano i vecchi che si trattava delle anime dei cotonesi licenziosi, condannate, per punizione, a tornare a cavalcare su quelle terre, per sparire improvvisamente, nella campagna illuminata dalla luna.


 

lunedì 12 luglio 2010




Strana storia quella di San Galgano, ma molto simile a quella del più noto San Francesco.
San Galgano: La Leggenda della Spada nella Roccia


Galgano Guidotti nacque nel 1148 da nobili genitori d'origine salica nel borgo di Chiusdino (SI), piccolo centro che sorge compatto ad ovest del complesso abbaziale.
Le vicende della sua vita sono state in parte trasfigurate da leggende che nascondono poeticamente una base storica. Una leggenda racconta che la sua vita ebbe del miracoloso sin dal giorno della sua nascita; infatti si narra che i genitori Guidotto e Dionigia lo concepirono dopo molti anni di sterilità per intercessione di San Michele Arcangelo.
Le documentazioni storiche ci riportano che Galgano ebbe una vita normale, felice e spensierata. Bello e prepotente, passò gli anni della gioventù quasi come tutti i nobili suoi coetanei, tra bagordi, avventure, belle donne e violenza. Finalmente ottenne ciò che da sempre ambiva: divenne cavaliere e con questo titolo conobbe la guerra, il dolore e la ferocia degli uomini. Dopo aver trascorso gli anni migliori con la morte accanto, decise di abbandonare una vita ormai consumata tra il ferro e il sangue. Il 21 dicembre del 1180, lasciò per sempre la famiglia, la promessa sposa Polissena di Civitella Marittima e, tra lo scherno dei cavalieri suoi pari, si spogliò delle armi ritirandosi in solitudine in cima ad una collinetta, dove si costruì come dimora una capanna di forma circolare fatta di rami e frasche. All'interno della povera casa conficcò la sua spada nella fessura di una roccia in segno di rinuncia alla violenza, trasformandola così in un crocifisso davanti al quale pregare. La spada ritta nel suolo aveva per i cavalieri del Medioevo un profondo significato spirituale: essa rappresentava e simboleggiava la Croce, segno di fede e di aspirazione alla Crociata. Secondo alcuni, probabilmente, la roccia in questione doveva essere il centro di un più antico luogo sacro, dove spesso ci si radunava per solenni giuramenti. Passarono 12 mesi tra privazioni, preghiere e miracoli, quando, all'età di trentatre anni, il 3 novembre del 1181 Galgano morì.


Quattro anni dopo fu proclamato Santo da Lucio III. La cosa sorprendente è come la leggenda di Excalibur si intrecci con la spada di San Galgano, anch'essa infissa nella roccia, sebbene con qualche variante. Galgano visse nel periodo in cui il mito di Excalibur era già sicuramente conosciuto di Europa, ma è anche legittimo pensare che con ogni probabilità San Galgano non abbia mai sentito parlare della leggenda di Re Artù (che raggiunse un'effettiva popolarità solo agli inizi del XIII° secolo) e realmente abbia conficcato la sua arma nel masso in cui si trova ancora oggi. Non possiamo sapere se qualcuno lo fece dopo la sua morte, ma comunque le ultimissime analisi stabiliscono che la spada è autentica e antica. Dobbiamo anche considerare che a quel tempo era consuetudine per i crociati, quando non avevano a disposizione un vero e proprio crocifisso, pregare davanti alla propria spada, per l'appunto infissa nel terreno. Ricordiamo che ai tempi la spada di un cavaliere era benedetta da un Vescovo, assumendo così un significato spirituale legato alla croce del Cristo. A sbiadire l'analogia storica delle due spade resta anche il fatto che San Galgano la sua la conficcò nel terreno come rifiuto alla violenza, mentre Artù la estrasse per conquistare il trono, facendo scorrere fiumi di sangue.


I misteri però iniziano dopo la sua morte: nessuno sa dove siano inumate le sue spoglie. Frammenti storici raccontano che la spada fu seppellita accanto a lui, e probabilmente così fu, lasciando la spada come croce sulla tomba. Oggi la spada è protetta da una cupola di plexiglas, dopo che in tempi recenti uno squilibrato, dopo ben 4 vani tentativi di rubarla, la spezzò a martellate.


Ricordiamo che l'arma di San Galgano sino alla fine del secolo scorso si poteva estrarre liberamente dalla pietra, ma per paura che già allora qualche malintenzionato la rubasse, nella fessura tra la ma e roccia venne colato del piombo fuso. Da circa un anno, allo scopo di far luce sulla misteriosa spada, è stato dato il via ad una serie di ricerche e da una recente ispezione, effettuata con un "georadar", ha individuato sotto il pavimento della cappella una cavità rettangolare. Che sia la tomba del santo?

susanna franceschi

domenica 11 luglio 2010


leggere e scrivere nell'antico egitto


 

storia e sviluppo dell'antico egiziano

L'egiziano occupa una posizione particolare tra le varie lingue dell'umanità: oltre ad essere una delle più antiche di cui sia rimasta traccia, è quella con la durata più lunga, circa 4000 anni, se non si tiene conto del fatto che la sua forma più recente, il copto, è ancora utilizzata come lingua liturgica della Chiesa cristiana d'Egitto.

L'egiziano rientra nel gruppo delle lingue camito-semitiche, di cui costituisce un ramo autonomo. Il momento della separazione da questo ceppo comune è motivo di discussione. Le due caratteristiche principali che condivide con le lingue di questo ceppo sono il fatto di annotare graficamente solo le consonanti e di presentare un vocabolario costituito da parole a radice biconsonantica o triconsonantica.

La lingua egiziana ha subito modificazioni nel corso dei millenni, che ne hanno interessato la morfologia, la sintassi ed il lessico. Si è soliti suddividere la sua storia in cinque periodi. Da questa suddivisione è esclusa la lingua delle prime iscrizioni, risalenti alla fine del periodo predinastico ed all'inizio di quello dinastico, poiché troppo brevi e di contenuto troppo succinto per permettere un'analisi linguistica significativa.

La prima fase, collocabile nell'Antico Regno e nel I Periodo Intermedio, è chiamata "antico egiziano". I documenti principali che la utilizzano sono il corpus religioso dei "Testi delle Piramidi" ed un certo numero di autobiografie, iscritte nelle tombe di privati appartenenti all'élite amministrativa dello Stato.

Discendente della più antica fase linguistica è il "medio egiziano", la lingua del Medio Regno, del II Periodo Intermedio e della prima parte del Nuovo Regno. È considerata la lingua classica dell'antico Egitto, e per questo motivo rimane in uso come lingua di tradizione per testi religiosi, rituali e monumentali fino all'epoca romana. è la lingua in cui vengono redatti i capolavori di narrativa della letteratura faraonica e gli insegnamenti morali, testi di riferimento nella formazione scolastica e personale, ma è anche la lingua dell'amministrazione e della cultura religiosa e funeraria dell'epoca.

Il "medio egiziano" fu rimpiazzato dal "neo-egiziano" come lingua parlata dopo il 1600 a.C., restando in uso fin verso il 600 a.C. La sua utilizzazione corrente come lingua scritta si colloca verso il 1300 a.C., anche se alcune sue forme grammaticali e sintattiche sono riscontrabili già in testi di epoca precedente. È la lingua dei documenti amministrativi e giudiziari, delle lettere e di molti componimenti letterari dell'epoca ramesside e del III Periodo Intermedio: una produzione molto ricca, nota grazie al grande numero di testimonianze lasciate dalla comunità di Deir el-Medina.

A partire dall'VIII secolo a.C., si cominciò a diffondere l'uso del demotico. Questo termine indica sia una fase linguistica dell'egiziano sia una sua forma di scrittura. Per le sue strutture grammaticali, è una lingua molto vicina al neo-egiziano. Da un punto di vista grafico, se ne distanzia completamente, trattandosi di una stenografia in cui spesso un singolo segno corrisponde all'abbreviazione di un gruppo di segni dello ieratico, dal quale si sviluppò durante la XXVI dinastia. Il demotico rimase in uso fino al V secolo d.C., presentando lungo il suo sviluppo differenze ricollegabili sia all'area geografica ed al periodo di utilizzazione, sia alla tipologia di testo. Fu introdotta come lingua di Stato sotto Psammetico I, intorno al 650 a.C., e divenne poi la scrittura utilizzata per la stesura di testi amministrativi e quotidiani. Da quest'ultimo uso derivò la sua denominazione, che in greco significa "scrittura del popolo". In epoca tolemaico-romana, il demotico fu utilizzato anche per la stesura di testi di livello più alto, come quelli religiosi e letterari, che lasciano intravedere in alcuni casi l'afflusso di nuove idee derivate dal contatto con la cultura greca.

Ultima fase della lingua egiziana è il copto, che presenta una grammatica simile all'egiziano parlato del II-III secolo d.C., ed è attestato a partire da quest'epoca. Legato al demotico, presenta paralleli con la sintassi del greco, prestiti lessicali da quest'ultima lingua nonché la sua stessa grafia. Il copto è scritto con i 24
segni dell'alfabeto greco maiuscolo, l'"onciale biblico", con l'aggiunta di 6/7 grafemi demotici, che trascrivono suoni sconosciuti al greco e sono adattati nella forma alle lettere greche. In copto sono annotate anche le vocali. Oltre ad una ricca produzione letterario-religiosa, il copto ha lasciato molte testimonianze della sua utilizzazione quotidiana: sono molti gli ostraka che riportano conti, lettere ed esercizi scolastici.

A partire dal IX secolo, l'arabo si sostituisce, come lingua parlata, al copto, che si estingue verso il 1200 d.C. Tuttavia, tale lingua è tuttora utilizzata in particolari liturgie della Chiesa copta.


 

le scritture dell'antico egiziano

Il geroglifico è la forma di scrittura più antica dell'egiziano, oltre ad essere quella con la durata più lunga. I primi segni geroglifici risalgono ad un periodo precendente l'unificazione dello Stato faraonico, intorno al 3250 a.C., mentre l'ultima iscrizione conosciuta data al 394 d.C. Gli ambiti di utilizzazione di tale forma di scrittura sono svariati, anche se con il tempo questi si restringono ai testi religiosi ed a quelli a carattere monumentale. La ragione di questa specializzazione va ricercata nello sviluppo e nella diffusione della sua forma corsiva, lo ieratico, più semplice e veloce per redigere testi di uso comune. Nell'epoca in cui i Greci entrarono in contatto con l'Egitto, i geroglifici erano usati soprattutto nelle iscrizioni monumentali su pietra. Da questa caratteristica derivò il loro nome, che in greco significa "segni sacri incisi".

Questa scrittura è composta da segni figurativi, o iconici, che riproducono elementi o esseri del mondo egizio. L'accentuato carattere figurativo che la caratterizza non deve indurre a credere che si tratti di una scrittura ideografica. Il geroglifico è un sistema di scrittura complesso, in cui alcuni segni indicano dei concetti, mentre altri esprimono dei suoni. Il geroglifico fu adottato per esprimere graficamente l'antico, il medio, il neo-egiziano e l'egiziano di tradizione.

Lo ieratico è la forma corsiva della scrittura geroglifica, di cui è un adattamento ed una semplificazione su supporti non monumentali. Non mancano esempi di utilizzazione in testi lontani dal quotidiano, come quelli religiosi, letterari e scientifici. Le origini dello ieratico coincidono con l'apparizione della scrittura in Egitto: i primi geroglifici semi-corsivi attestati alla fine del pre-dinastico costituiscono le prime fasi del suo sviluppo. Con la diffusione del demotico, l'uso dello ieratico fu limitato alla redazione di testi religiosi. Per questo motivo, i Greci le diedero il nome di "scrittura sacerdotale". Per la sua mancanza di figuratività non fu adoperata come scrittura monumentale, anche se in Epoca Tarda se ne ha qualche testimonianza su pietra. Veniva utilizzata per redigere testi su papiro e su ostraka.

Da un punto di vista grafico, lo ieratico mantenne una vicinanza con il geroglifico: infatti, è sempre possibile trascrivere un testo redatto in ieratico nella sua corrispondente forma geroglifica. Tuttavia, i segni sono spesso legati fra loro: con lo stesso colpo di pennello potevano essere resi gruppi corrispondenti a due o più segni geroglifici. Il nuovo segno così ottenuto è definito "legatura".

Fino all'XI dinastia, i testi in ieratico erano scritti in colonne, mentre a partire dalla dinastia seguente la stesura è effettuata su righe orizzontali. Si attua una differenziazione tra gli stili di scrittura: da una parte si ha uno ieratico particolarmente corsivo, utilizzato per testi di carattere profano, dall'altra uno più elegante, riservato a testi di una certa importanza. La forma più corsiva fu all'origine di un'ulteriore differenziazione grafica alla fine del Nuovo Regno, costituita da due varianti regionali: lo "ieratico anormale" in Alto Egitto ed il demotico in Basso Egitto, che soppiantò il primo nel corso della XXVI dinastia.

Il demotico non corrisponde solo ad una forma di scrittura, ma anche ad una fase linguistica. Il suo aspetto grafico equivale ad un'estrema stilizzazione dello ieratico, costituendo una stenografia, in cui un solo segno può corrispondere ad un gruppo di segni ieratici. È attestato su papiro e su ostraka, anche se alla fine dell'epoca faraonica fu utilizzato anche su supporti monumentali. L'esempio più noto è costituito dalla Stele di Rosetta, elemento chiave nella storia della decifrazione, che riporta un decreto di epoca tolemaica redatto in geroglifico, demotico e greco.


 

storia della decifrazione dei geroglifici

La diffusione del cristianesimo segnò la fine dei culti pagani in Egitto e, verso il V secolo d.C., si perse la conoscenza dell'antico sistema di scrittura geroglifico. Con il passare del tempo, i geroglifici entrarono a far parte dell'immaginario collettivo come una delle stranezze che caratterizzavano la civiltà dell'Antico Egitto. Già Diodoro Siculo, nel I secolo a.C., parlò dell'antica scrittura egiziana come costituita da segni dal valore puramente allegorico e figurativo.

Questa idea, che perdurò fino alla decifrazione, nel XIX secolo, alimentò una serie di interpretazioni e spiegazioni di questi segni in chiave esoterica. Ne è un esempio l'opera di Horapollon, redatta nel V secolo d.C., che accanto ad alcune notizie veritiere sul sistema geroglifico, enfatizzò la convinzione che si trattasse di una scrittura allegorica.

Durante il Rinascimento, molti studiosi s'interessarono all'antica scrittura egiziana, continuando su questa stessa linea. All'inizio del '600, il dotto linguista gesuita Athanasius Kircher, pur continuando a cercare spiegazioni simboliche ai segni, fu il primo a scrivere una grammatica ed un dizionario copto. La loro importanza fu fondamentale per le ricerche successive, dal momento che il copto costituisce l'ultima fase della lingua egiziana.

Nel '700 continuarono gli studi ed i tentativi di interpretazione dei geroglifici, e verso la fine del secolo una "ventata" di antico Egitto raggiunse l'Europa, grazie alla campagna in Egitto di Napoleone Bonaparte. Durante questa spedizione, nel 1799, fu trovata la Stele di Rosetta. La scoperta avvenne in modo casuale, mentre un gruppo di soldati stava scavando le fondazioni di un forte. La stele riporta un decreto redatto in geroglifico, demotico e greco. Dal momento che quest'ultimo era noto, e quindi poteva essere letto e tradotto, gli studiosi che accompagnavano Napoleone nella sua spedizione capirono l'importanza fondamentale di questo ritrovamento per la decifrazione dei geroglifici.

La stele fu in seguito requisita dagli Inglesi dopo la disfatta di Napoleone, ma copie del testo vennero inviate ai principali studiosi dell'epoca. Fra coloro che si cimentarono nello studio del documento, si ricordano Silvestre de Sacy, che riuscì ad interpretare correttamente alcuni nomi regali nel testo demotico, e lo svedese Akerblad, che isolò il valore fonetico di alcuni segni dei nomi regali. L'inglese Thomas Young fu il primo ad interessarsi anche alla parte geroglifica della stele.

Fu il giovane studioso francese Jean-François Champollion a compiere il passo finale, non limitando le sue ricerche alla sola Stele di Rosetta, ma andando alla ricerca di altri testi geroglifici ed allargando così le possibilità d'indagine. Il francese arrivò all'intuizione generale che aprì la via a tutti gli studi seguenti: la scrittura geroglifica non era solo figurativa né solo fonetica, ma un sistema misto di segni a valore ideografico e di segni corrispondenti a suoni. Nasceva l'Egittologia.


 

qualche principio della scrittura geroglifica

Il geroglifico è un sistema grafico complesso in cui alcuni segni, detti ideogrammi, indicano quello che rappresentano o vogliono significare; altri, i fonogrammi, indicano dei suoni; altri ancora, i determinativi, servono a segnalare la classe o categoria alla quale una parola appartiene.

Gli ideogrammi sono segni usati pittograficamente che possono indicare un oggetto, un'azione o un'idea, e sono accompagnati da un tratto verticale di riconoscimento. I segni utilizzati sono semplificazioni delle realtà dell'universo, e seguono i canoni del disegno egizio, secondo i quali la rappresentazione corrispondeva ad una spiccata caratterizzazione dei particolari per permetterne un sicuro riconoscimento. Le proporzioni degli elementi rappresentati non venivano rispettate per ragioni di spazio.

I fonogrammi, che corrispondono ad uno o più suoni, derivano dagli ideogrammi in virtù del principio del rebus: impiegano un disegno per il suo valore fonetico, senza riguardo per ciò che raffigura. I fonogrammi sono divisi in tre categorie principali: gli unilitteri, che esprimono una consonante, i bilitteri, che ne esprimono due, e i trilitteri, utilizzati per esprimerne tre.

I determinativi sono segni che non si leggono, ma che hanno la funzione di indicare la categoria di significato alla quale le parole appartengono. Servono anche a distinguere due termini di senso diverso ma scritti in modo identico, con il medesimo scheletro consonantico, dal momento che le vocali non erano graficamente espresse.

Numerosi segni geroglifici possono assumere, a seconda del termine in cui intervengono, le funzioni di ideogramma, di fonogramma o di determinativo.


 

orientamento e disposizione dei segni

Dal momento che ogni segno geroglifico è riconoscibile individualmente, i testi geroglifici possono essere scritti indifferentemente da destra a sinistra o da sinistra a destra. Possono essere scritti sia in righe orizzontali sia in colonne verticali. Poiché tutti i segni che raffigurano esseri animati (o parti del loro corpo) sono orientati nello stesso senso, la lettura comincia dal punto verso il quale tali segni sembrano dirigersi. La lettura, inoltre, si effettua sempre dall'alto verso il basso.

I segni geroglifici sono disposti sempre in maniera armoniosa, all'interno di quadrati ideali in cui i singoli segni occupano tutto lo spazio disponibile, pur mantenendo una minima distanza che permette di individuarli chiaramente.

venerdì 9 luglio 2010


Un genio,un visionario della ricerca,un uomo che ha anticipato per lo meno di un secolo la innovazione tecnologica.Un pensatore ed un filosofo,ma sopratutto un uomo dimenticato.
Oggi 10 luglio ricorre l'anniversario della sua morte.
Nikola Tesla

  

  

Nato nel 1856 a Smiljan in Jugoslavia (allora faceva parte dell'impero Austro-Ungarico), lasciò l'Europa nel 1884 alla volta dell'America. Giunse a New-York portando con sé alcuni articoli scritti a Parigi e a Belgrado, i disegni di una macchina volante, alcune sue poesie e 4 centesimi di dollaro. Sembrava uno dei tanti emigranti in cerca di fortuna, ma in testa aveva già tutti i progetti di un generatore di corrente alternata polifase, un apparecchio per trasformare la corrente da continua in alternata. Il suo genio nel campo dell'elettricità gli permise subito di iniziare a lavorare per Edison, per il quale creò 24 tipi di dinamo diversi. Decise infine di mettersi in proprio e sviluppò il progetto del generatore polifase, che nel 1895 venne utilizzato in tutte le centrali elettriche. Questo gli permise di guadagnare la somma di 216.000 dollari, e brevettò altre 30 invenzioni, ma il suo progetto era ben più ampio, una cosa che ancora oggi sembra fantascienza. Tesla viveva solo ed in modo eccentrico (sulla tavola pretendeva sempre che ci fossero 18 tovaglioli ripiegati in modo particolare), ma il suo genio era unico. Fu il precursore degli esperimenti radiofonici, nel 1898 aveva sperimentato pubblicamente al Madison Square Garden di New York una barca radiocomandata e l'anno successivo possedeva una stazione radio a Colorado Spring sulle Montagne Rocciose. Nel 1912 gli fu proposto il premio Nobel, ma lo rifutò indignato dal fatto di non averlo ricevuto nel 1909 al posto di Guglielmo Marconi.

Ma qual'era il progetto di Nicola Tesla?

Intendeva trasmettere la corrente, non piccole quantità, ma corrente su larga scala da utilizzare per uso domestico e industriale. Immaginate un'antenna parabolica sul tetto che raccoglie la corrente senza bisogno di cavi. Fantascienza? No! Tesla riuscì nel 1899 tramite la stazione di Colorado Spring ed un generatore di nuova concezione a trasmettere la quantità di corrente necessaria ad accendere 200 lampadine poste a 40 Km di distanza. Il magante John Pierpoint Morghan si interessò agli esperimenti di Tesla e finanziò il suo progetto: "Il Sistema Mondiale"!

Ma di cosa si trattava?

Tesla intendeva utilizzare le vibrazioni elettriche naturali della terra per ricavare energia elettrica a costo ZERO! Ma dopo poco tempo, per motivi sconosciuti, Morgan ritirò i finanziamenti e Tesla fu costretto a far demolire le sue installazioni. Cadde in una profonda crisi depressiva, ma questo non gli impedì di inventare un apparecchio dalle caratteristiche simili ad un laser. Era un convinto pacifista e in proposito scrisse "Non si può eliminare la guerra mettendola fuorilegge: l'unico sistema per evitarla è fare in modo che ogni nazione sia in grado di difendersi. Sono stato abbastanza fortunato da sviluppare una nuova idea che può essere utilizzata soprattutto per la difesa. (...) Con la mia invenzione è possibile distruggere qualunque cosa si avvicini entro un raggio di 320 chilometri" (E pensare che vengono spesi miliardi per sviluppare uno scudo stellare inventato quasi 100 anni fa).

Nicola Telsa morì nel 1943, solo e frustrato per non essere riuscito ad imporre alcuni suoi progetti basati sulle onde elettromagnetiche.

Ma le invenzioni di Nicola Tesla erano in anticipo di cento anni sui suoi tempi, e solo di recente (1987) due suoi brevetti sono stati riscoperti, si tratta di una pompa e di una turbina senza pale, due sistemi che si sono rivelati utilissimi in aeronautica al fine di migliorare la sicurezza degli aerei.

Un discorso a parte merita il "Sistema Mondiale". Gli appunti del fantastico generatore sparirono misteriosamente dopo la morte dello scienziato. Alcuni sostengono che siano stati trafugati e portati nell'est europeo, dove il macchinario è stato costruito in segreto. Ma perchè in segreto? Alcuni scienziati sostenevano che una simile macchina sarebbe stata in grado di causare Black Out totali in intere aree geografiche e di modificare il tempo atmosferico, è stato addirittura stato ipotizzato che riuscirebbe ad influire sui comportamenti del cervello umano.

Ma l'idea di Telsa non è andata perduta, qualche anno fa un certo Robert Golka avrebbe ricostruito le apparecchiature di Colorado Spring, ma non si sa nulla dei suoi esperimenti. Un eminente fisico del MIT, Bernard Eastlund, ha sperimentato in una simulazione al computer gli effetti che avrebbe un macchinario come quello ipotizzato da Tesla. Le onde elettromagnetiche raggiungendo la ionosfera sarebbero in grado di causare immensi BlackOut, distruggere apparecchi in volo e modificare il tempo. Le invenzioni umanitarie di Tesla sembrano trasformarsi in armi terribili se lasciate in mano alle persone sbagliate.

Una parte più oscura della vita di Tesla riguarda il periodo successivo alla fine del progetto del "Sistema Globale". Lo scienziato fu ingaggiato dal governo americano assieme ad altri scienziati tra cui Einstein, per sviluppare il progetto conosciuto come Philadephia Experiment. Consisteva in un progetto per rendere invisibile una nave militare agli schermi radar. Su una nave venne montato un generatore elettrico di nuova concezione e fu effettuato il test. Ma qualcosa andò in modo diverso. La nave scomparve, oltre che dagli schermi radar, anche fisicamente. Vi è una sola testimonianza di quell'esperimento.

La nave si trovò in una sorta di tunnel in cui i colori cambiavano e turbinavano tre marinai si gettarono fuori bordo...e si trovarono fuori dalla base militare dove aveva avuto inizio l'esperimento. Si recarono al canello e chiesero del responsabile del progetto, ma quando lo videro si resero conto che era molto più vecchio....erano passati quasi 40 anni.

Dopo l'insuccesso del Philadelphia Experiment sia Tesla che Einstein furono rimossi dall'incarico perchè inaffidabili. (Erano entrambi convinti pacifisti.)

Giuseppe Verdi diceva "Il genio è solo tanto tanto lavoro", Einstain sosteneva "La fantasia è l'espressione più alta del genio", e Tesla era un genio in ogni senso.

 

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LA SITUAZIONE DELLA DONNA DAVANTI ALLA LEGGE MEDIEVALE


 

Come sostiene Georges Duby,il Medioevo è maschio.La donna,per il mondo medievale,è un essere inferiore.Anche per la Chiesa,che pur ammetteva la parità,davanti a Dio,tra uomo e donna,questa era pur sempre vista come un essere debole,e come tale,destinata ad essere perpetuamente soggetta all'uomo sia da ragazza,che come moglie o come vedova.

La donna era definita "confusione dell'uomo,bestia non socievole,continua preoccupazione,battaglia senza pausa,danno quotidiano,casa della tempesta,impedimento al ben provvedere,naufragio dell'uomo incontinente,vaso d' adulterio,guerra continua,animale pessimo,serpe insaziabile,schiavitù umana".

Parità teorica,dunque,ma non nella vita e nell'ambiente della società:persino la Chiesa è vista come una società di membri perfetti in quanto non vi erano donne.

Ci sono stati casi comunque di donne che hanno esercitato poteri vescovili anche se contro di esse reagivano concilii e papi,tra i quali particolarmente Innocenzo III.

La donna subiva proprio nel campo religioso-liturgico una serie di limitazioni e d'incapacità:non poteva toccare i vasi e i lini sacri,non poteva salire sull'altare durante gli uffici,non poteva servire la messa.Persino le vere e proprie antiche confraternite erano aperte solo agli uomini,mentre le donne potevano esserci ascritte solo per lucrare le indulgenze e le grazie speciali connesse ai confratelli.

Pier Lombardo, un celebre canonista, pur ammettendo che"la donna è la stessa sensualità" e che per le cose temporali è inferiore all'uomo, sostenne che la donna, come l'uomo, è stata creata"ad immagine di Dio", ipotesi che alcuni padri della chiesa avevano messo in dubbio. Pier Lombardo diede spiritualità al matrimonio sostenendo che il consenso spontaneo dei nubendi era l'elemento decisivo per ritenere un matrimonio valido e non dunque la consumazione come succedeva sino ad allora.Solo verso la seconda metà del XII secolo il Diritto Canonico era riuscito ad affrancare la donna dal consenso paterno, consenso che, fino a quel momento, era elemento indispensabile per la validità del matrimonio sia per diritto civile sia per quello canonico.

L'Editto di Rotari, stabiliva che nessuna donna libera longobarda fosse mai da ritenersi capace di disporre da sola dei propri beni ed indipendentemente da qualsiasi tutela maschile: perciò, disponeva il re, la donna doveva essere sotto la podestà di un uomo (marito, padre, figlio, parente più prossimo) o mancando questi sotto la podestà del re. Così tale donna non poteva vendere o donare alcuna cosa mobile o immobile senza l'autorizzazione dell'uomo cui era affidata.

Questa situazione durò a lungo e influenzò anche la posizione delle donne sottoposte alle norme della legge romana o di quelle che già vendevano e compravano senza alcuna autorizzazione da parte di parenti maschi.In Italia si trattava quindi di far sviluppare assieme la norma romana e quella longobarda.Ne risultò un miglioramento della situazione per la donna longobarda, ma un peggioramento per quella romana.


 

"IL MATRIMONIO NELLA SOCIETA' DELL'ALTO MEDIOEVO"


 

Il Medioevo vide svilupparsi in Occidente le fasi più o meno aspre di un conflitto tra due poteri: profano e religioso. Il potere profano era fondato sulle leggi; il potere religioso era fondato sull'azione del clero che cercava di far divenire il matrimonio un costume sacramentalmente fondato.

Nel corso di questa secolare competizione il potere religioso tendeva a sovrapporsi al potere civile: era l'epoca di una progressiva cristianizzazione dell'istituto matrimoniale. Il modello laico aveva il compito di preservare, nel corso delle generazioni, il permanere di un sistema di produzione; il modello ecclesiastico aveva il compito extratemporale di tenere a freno gli istinti, di respingere il male, contenendo entro stretti limiti gli straripamenti della sessualità.

Il modello laico aveva lo scopo di mantenere di età in età lo "stato" di una casa; la sua base era la nozione di eredità; il suo compito era di assicurare senza rischi la trasmissione di un capitale di beni, di prestigio, d'onore, e di garantire alla discendenza una condizione, un "rango", per lo meno uguale a quello di cui beneficiavano gli avi. La morale ammessa obbligava il marito a contentarsi della moglie, ma non lo impegnava affatto a negarsi i rapporti con altre donne prima del matrimonio, in quella che nel secolo XVII si chiamava la "giovinezza", né dopo, durante la vedovanza.

Numerosi indizi attestavano l'ampio dispiegarsi del concubinaggio, degli amori ancillari e della prostituzione, come pure l'esaltazione, nel sistema dei valori, delle prodezze della virilità.

In compenso, in una ragazza si esaltava la verginità e si cercava di preservarla con tutta una serie aggrovigliata di divieti precauzionali; in una moglie si esaltava la fedeltà.Questa morale era domestica e privata come erano private le sanzioni che le facevano rispettare.


 

PROSTITUZIONE E PUBBLICA MORALITA'


 

Era definita meretrice una donna che si era concessa per denaro a più di due uomini.

Il problema della prostituzione, della sua regolamentazione e del come trattare le donne che si davano a questa attività fu molto grave per il Medioevo, che spesso la tollerò per evitare mali peggiori, quali la sodomia imperversante già dal secolo XII e forse sviluppata da esperienze nel Medio Oriente.

La Chiesa era contro la prostituzione, contro chi la esercitava e contro chi la sfruttava.Alcuni comuni non nascondevano che certe norme contro il meretricio provenivano da influenze di ecclesiastici.Si stabilì che una meretrice poteva essere allontanata da dove abitava, su richiesta dei vicini della parrocchia o della via, da essa disturbati.

Quando ci si rese conto che lo stato non poteva trar lucro da una simile attività, si obbligarono le meretrici a vivere riunite in una determinata zona della città, tassandole e limitandole anche nei movimenti; infatti, nei giorni e nelle ore in cui potevano uscire dalla loro zona, dovevano portare un segno distintivo, che poteva essere un martelletto di fustagno come a Milano o una banda gialla sulla spalla come a Trento: evidentemente si sentiva la necessità di distinguere le prostitute dalle altre donne.

La prostituzione, sia pure vista come un male e causa di peccato, fu accettata dai nostri comuni che, con i loro statuti, mirarono a regolarla per evitare scandali, ma anche a trarne lucro attraverso concessioni e multe.


 


 


 


LA DONNA E L'ADULTERIO


 

C'erano casi in cui la donna aveva una particolare protezione, per esempio nel diritto penale, per quei reati a carattere sessuale di cui poteva essere vittima; ma non doveva trattarsi di "femina onesta", altrimenti la sua tutela diminuiva rapidamente, come nel caso dell'adulterio, frequentemente visto come reato più grave per la donna che per l'uomo.Ancora dopo il 1000 le Costituzioni in Sicilia permettevano al marito di uccidere la moglie ed il suo amante sorpresi in flagrante adulterio; ciò non era più lecito fare se era passato del tempo; infatti, se non c'era la flagranza, il marito poteva solo tagliare il naso alla moglie.

Col primo risorgere del diritto romano, si vollero riportare in uso quelle norme che stabilivano la fustigazione e la reclusione in monastero per la donna adultera e la pena di morte per il suo complice; alcuni Statuti (Brescia, Piacenza, Pavia, Genova, Corsica) stabilivano addirittura la pena di morte per entrambi.

Ma già nelle leggi di Federico II di Svevia la morte per l'uomo fu commutata nella confisca dei beni e molti Statuti, pur fissando anche una pena corporale, spesso ne ammettevano la trasformazione in una multa pecuniaria che alle volte, per entrambi i colpevoli, era in sostituzione di pene derisorie, come quella di dover correre nudi per la città tra lo schiamazzo di molti che forse erano non meno colpevoli. Ma per la donna la pena era frequentemente quella del carcere a volontà del marito o di punizioni corporali, oltre naturalmente la perdita della dote a vantaggio del marito stesso.

Per alcuni Statuti l'uomo adultero se la cavava con una multa, mentre la donna era condannata a morte o messa al rogo, poiché il fuoco pareva proprio avesse una funzione purificatrice.Per fortuna tutte queste gravi pene dovevano essere applicate su denuncia e richiesta del marito, il quale avrebbe portato così in pubblico la sua disgraziata vita coniugale. Spesso succedeva che coloro le cui mogli erano adultere non osavano portare l'accusa in giudizio per non incorrere in perpetua infamia, secondo una perversa consuetudine. Da parte della donna si perdeva la dote non soltanto per il commesso adulterio, ma talvolta persino per un bacio accettato da chi non era il marito.

Si trattava sempre, secondo un concetto formale e medioevale, di tutelare nella società il pubblico costume, convinti che gravi sanzioni e gravi pene rendessero il mondo più morale.


 


 


IL CONCUBINAGGIO


 

Il concubinaggio in quel mondo era tollerato se non addirittura ammesso: si riconosceva che potesse essere concubina colei che avrebbe potuto essere moglie. La giustificazione pratica poteva anche derivare da un problema economico. La concubina, infatti, era spesso di condizione umile ed esplicava quindi anche le funzioni di donna di servizio; per di più tra i due, tra i quali esisteva un rapporto di concubinato, non correvano vincoli di carattere economico, niente dote o donazione nuziale o altro.

La Chiesa si battè sempre contro il concubinato, poiché era un vincolo temporaneo e non perpetuo come quello del matrimonio, anche se vi erano degli altri Statuti in cui si parlava di concubine lecite che servivano nella casa dei loro signori, e cioè erano cameriere.

In Corsica le condizioni economiche non erano certamente buone e la concubina era sempre in posizione inferiore e precaria rispetto ad una vera moglie, almeno per quanto riguardava l'"honor" e la "dignitas", anche se tutti i punti perché una concubina fosse tale legittimamente erano stati rispettati. I punti erano nove:

  1. I due concubini non dovevano essere legati da matrimonio con altri;
  2. i due dovevano coabitare e l'uomo doveva avere verso la donna il medesimo rispetto che avrebbe avuto verso una moglie;
  3. la donna doveva essere tenuta e trattata come una concubina e ciò doveva essere a conoscenza dei vicini;
  4. la concubina doveva essere unica;
  5. esse doveva entrare nella casa dell'uomo come una concubina;
  6. doveva entrarvi pubblicamente,come sarebbe avvenuto per una moglie;
  7. lo scopo del rapporto di concubinato doveva essere quello di avere figli da quella donna;
  8. l'uomo doveva trattare la donna col rispetto dovutole;
  9. l'uomo doveva dichiarare che era sua speranza di poter un giorno sposare quella che era attualmente la sua concubina.

L'elemento differenziale vero e proprio tra matrimonio e concubinato, oltre quello dell'assenza della benedizione nuziale, era quello della mancanza di rapporti economici reciproci. La donna doveva essere dotata, per sposarsi, in quella società, anche a costo di mandare una famiglia in rovina, perché sul piano sociale era la dote che permetteva di non confonderla con una concubina.

Il problema della legittimità dei figli, in età comunale, comportava notevoli conseguenze: i figli avuti da una concubina, anche riconosciuti, si trovavano sotto molti aspetti in situazione di inferiorità rispetto ai nati da legittimo matrimonio, soprattutto per il diritto canonico e per la successione per il diritto feudale.

Il concubinato fu infine vietato anche da molti Statuti comunali.

In questo quadro complessivo di inferiorità delle donne e dei vincoli cui erano sottoposte,meglio si comprendono le dinamiche di un esaminante nelle letture sull'onore.


Parlando di fate non si può non parlare di folletti:i folletti sono personaggi molto presenti e tuttora sentiti nelle culture celtiche

Banshee

In irlandese Bean Sidhe, ovvero Donna Fatata.

Questo Folletto, come il Far Gorta, differisce dalla condotta generale dei Folletti solitari per via della sua disposizione, generalmente buona. Forse non è affatto una di loro, bensì un Folletto socievole divenuto solitario a causa dei tanti dolori patiti.

Il nome corrisponde a quello del meno comune Far Shee (in irlandese Fear Sidhe), un Folletto di sesso maschile. Lancia lamenti in occasione della morte di un membro di qualche antica famiglia irlandese.

Alle volte è nemica della casata, e le sue grida sono di trionfo, ma più spesso ne è amica. Quando a lamentarsi arriva più di una Banshee, l'uomo o la donna che sta morendo deve essere stato molto pio, o molto coraggioso.

È diffusa la convinzione secondo cui la Banshee che lancia grida di trionfo non sia un vero e proprio Folletto, bensì lo spettro di qualcuno che ha subito dei torti da un avo della persona morente. Alcuni sostengono, erroneamente, che non vada mai oltremare, ma risieda sempre nel suo paese.

Bo men

Folletti che vivono nelle paludi della contea di Dawn. Seviziano con giochi pericolosi gli imprudenti che si avventurano da quelle parti. Si possono allontanare colpendoli in faccia con una qualità particolare di alga.

Clurichaun


Clurichau

In irlandese Clobhair-cean. Folletto godereccio dall'aspetto grassoccio, la faccia rubiconda, con una vistosa pancia e il naso forucoloso.

E' alto 30 cm e ha sempre lo sguardo perso nel vuoto. Detentore del segreto della fabbricazione del whisky, rivelato agli uomini in cambio dell'ospitalità ricevuta in una bufera nel 1620 sulle coste della Scozia.

L'habitat per incontrarlo è la cantina di un pub irlandese. Si nutre di piccoli topolini domestici arrosto, pezzetti di formaggio e poche briciole di pane accompagnati da litri di whisky. E' molto permaloso ed armato di un appuntito coltellaccio.

Daoine Maithe

Questo è il nome con cui in Irlanda si indicano collettivamente i membri del Good People (Buon Popolo), quello che da noi è chiamato il Piccolo Popolo e che comprende essenzialmente i Folletti e le Fate.

Daoine Sidhe

Questo è il nome assunto dai Tuatha de Danaan quando i Milesi li guidarono sottoterra. Loro re era Finvarra, che da quel giorno regna nel suo palazzo sotto la collina fatata di Knockma.

Essi sono abili giocatori di scacchi, e mai nessun mortale è riuscito ancora a battere Finvarra in una partita. Quest'ultimo è un vero e proprio donnaiolo, e molto spesso rapisce donne umane.


Dukko

Dukko

Folletto alto 50 cm, mingherlino, ben proporzionato e con la pelle biancastra. L'occhio è ardente, i capelli lunghi e ondulati. I suoi modi affettati nascondono un'anima inquieta.

Si diverte a raccontare storie divertenti. Se ne va a zonzo nelle campagne a caccia dell'odiato nemico: il folletto ingannatore Voghee Lyno. Il limaccioso Dukko (così chiamato dal suo antagonista), restituisce il maltolto ai derubati dal Voghee Lyno (previo un minimo compenso ).

Si nutre di bacche e di piccoli frutti della terra. Ama suonare l'arpa o il violino e adora distendersi sui prati con graziose follette di varie specie.

Dullahan

Folletto raccapricciante, Spesso lo si vede condurre una carrozza nera chiamata coach-a-bower (in irlandese Coite-bodhar), tirata da cavalli senza testa. Arriva rombando alla vostra porta, e se la aprite vi viene gettato in faccia un bacile di sangue. È un presagio di morte per gli uomini che avessero la sventura di incontrarlo.

Each-Uisge

Sono creature simili alle Kelpie, ma molto più pericolosi. Essi dimorano nei laghi e nei mari e divorano le loro vittime dopo aver fatto a pezzi, fatta eccezione per il fegato che lasciano.

Elfi


Elfo

Entità dalle fattezze umane intermedie tra gli dei e gli uomini. Abitatori della luce e dell'aria, si trovano anche nei fiori, nelle piante, nelle acque. La razza elfica, nella mitologia celtica, non include solo creature belle e buone, ma anche cattive e grottesche. Alcuni sono dispettosi e si divertono a fare smarrire la strada ai viandanti.

Anche i sidhe (il popolo magico e biondo della tradizione celtica) possono essere spietati, essi sono ciò che rimane dei Tuatha De Danaan, gli antichi dei d'Irlanda decaduti ma ancora in possesso di poteri sovrannaturali. Secondo il mito essi erano più alti e belli degli esseri umani.

Di norma sono immortali. Sono dotati di preveggenza e controllano la magia. I sidhe non interferiscono con il mondo degli uomini. Adorano la musica, cantare e danzare. Vivono in vari luoghi: a TirNanOg principalmente, ma anche nel mondo dei mortali (sotto terra, in fondo al mare…).

Erba dello smarrimento

Erba piccolissima e sconosciuta ai più, viene seminata dai folletti intorno ai luoghi da loro frequentati. Chi la calpesta comincia a vagare per campagne e boschi perdendo completamente l'orientamento. Secondo altri è essa stessa un folletto burlone. In questi casi è nota come Piota Vagante.

Far Darrig

Il Farr DarrigMalvagio folletto dalla pelle rossa che ama presiedere gli incubi degli uomini durante le ore del sonno.

Far Gorta

Gracile folletto che chiede l'elemosina nelle campagne, e porta fortuna a chi è generoso con lui.

Fate


Fata

Esseri soprannaturali dotati di potere magico, possono cambiare aspetto e farlo cambiare agli altri esseri. Frequentano tutti i luoghi naturali (rocce, fonti, boschi e soprattutto i cespugli di biancospino). Sono sempre pronte a correre in aiuto degli innocenti perseguitati. Possono essere anche maligne e vendicative.

Secondo alcune tradizioni presenziano alla nascita degli uomini per conferire loro doni particolari ed influenzarne l'esistenza in modo benevolo o malevolo. Sono esseri primitivi che non provano sentimenti, e per questo invidiano il genere umano.

Come Gnomi e Folletti, anch'esse custodiscono incredibili ricchezze. L'iconografia fiabesca le vuole alate e leggiadre, ma esistono infinite varietà di fate, anche orribili e deformi.

Fear Gortac

La Fear Gortac (letteralmente "erba affamata") è un'erba magica che causa un'insopportabile fame in chi la calpesta. Mangiare cura immediatamente la sofferenza. Comunque se la persona non è abbastanza fortunata da avere cibo a portata di mano può essere fatale.


Folletto

Folletti

Generalmente hanno sangue nero e occhi rossi rilucenti di notte. Sono giocherelloni e spesso spietati e dispettosi. Non hanno poteri magici ma conoscono arti arcane.

Sono amici degli animali: prediligono cavalcare rane, intrecciare le criniere dei cavalli, liberare le bestie dalle stalle (soprattutto nelle notti di luna piena). Si nutrono di polenta con salsicce alla griglia o con formaggio fuso, di mozzarella con le acciughe e di salumi di montagna.

Formorians

Sono creature marine. Erano nel remoto passato abitatori della terra, ma i Tuatha de Danaan li esiliarono in mare. Da allora si sono evoluti assumendo l'aspetto di orribili mostri marini, e si sono resi tristement noti per i loro atroci attacchi nei confronti delle navi.

Gancanagh

Folletto simile al Leprecauno, ma, a differenza di quest'ultimo, è uno scansafatiche. Abita in sperdute vallate solitarie. Ha sempre una pipa in bocca. Trascorre la maggior parte del tempo a fare l'amore con le pastorelle e le mungitrici.


Ganconer

Ganconer

In irlandese Gean-Canogh, ovvero quello che parla d'amore. È una creatura del tipo del Lepracauno, ma a differenza di questo è un gran fannullone. Appare in vallate solitarie, sempre con una pipa in bocca, e passa il tempo a far l'amore con le pastorelle e le mungitrici.

Grogach

Ha le dimensioni di un piccolo bambino. Solitamente passeggia nudo. Spalle larghe, corpo peloso e flessibile (non ha la colonna vertebrale). E' molto servizievole con gli esseri umani nei lavori domestici e nella cura dei campi.

Leahhaunnshee

Bellissimo spirito femminile che vaga in cerca dell'amore degli uomini. Chi cede alle sue effusioni diventa suo schiavo, ma respingendola è lei stessa a diventare schiava d'amore. Lasciarsi andare al suo corteggiamento è molto pericoloso, i suoi amanti avvizziscono perché si nutre della loro linfa vitale, ed infine muoiono.

Leprechaun


Leprechau

È il più popolare folletto d'Irlanda, noto anche come Leith Bhrogan. Per lui molti lasciano un bicchiere di latte sul davanzale della finestra. Il suo ritratto c'è in tutte le botteghe ed i negozi, ed è proprio la sua maschera ad aprire le sfilate nel giorno di San Patrizio.

E' un folletto ciabattino (in irlandese Leith bhrogan, ovvero ciabattino di una sola scarpa) e quando non lavora si dedica solo a fare scherzi. Si burla soprattutto degli avari e costruisce trappole geniali per i ladri.

Custodisce molte pignatte piene d'oro, che sposta in continuazione. Per scoprirle bisogna trovare l'inizio dell'arcobaleno. Ha il naso a patata, lungo e con la punta rossa. La faccia è del colore della terra bruciata, l'occhio è malizioso. Porta i capelli lunghi e la barba a punta. E' gracile ma molto forte, è anche molto sospettoso, per avvicinarlo è consigliabile offrirgli una presa di tabacco. Anche il personaggio simbolo di Irlandando è un Leprechaun!

Lunantishee

I Lunantishee sono una tribù del Piccolo Popolo che protegge i prugneti (il pruno è uno degli alberi considerati magici dalle popolazioni celtiche). Il loro compito è quello di non permettere che anche un solo ramo di questi alberi venga tagliato il giorno dell'11 Maggio o dell'11 Novembre. Chiunque tagli un ramo di un pruno in uno di questi giorni attirerà su di sè una buona dose di sfortuna.


Lurikeen

Lurikeen

Creatura minuscola che molti considerano un Cluricauno errante alla ricerca del paradiso perduto. Secondo altri è un discendente degli antichi bardi che nella notte dei tempi girovagavano tra le brughiere cantando e ballando.

Pooka

Dal termine celtico "Pok" (capra) è a metà strada fra una creatura spettrale e un personaggio fiabesco. Folle e allegro, ma spesso inventa scherzi terribili, strappa le teste per giocarci a palla, corre in mezzo ai mercati e prende a calci le giovani donne, rapisce i bambini per divertirsi a vederli piangere.

Appare quasi sempre in forma di cavallo, toro, capra, asino o aquila. Si diverte a fingersi docile per essere cavalcato, ma appena montato parte in un galoppo spericolato affrontando dirupi e fiumi gelati. Le sue vittime preferite sono in genere gli ubriaconi, che poi lascia liberi all'alba. Vive dappertutto. Il suo cibo preferito sono il bestiame e i bambini, ma risparmia i nani e gli elfi.

Sheoques


Sheoques

I veri Sheoques sono gli spiriti che infestano i sacri cespugli del biancospino e le verdi fortezze. In giro per tutta l'Irlanda ci sono campicelli circondati da fossati che si ritiene siano antiche fortificazioni e ripari per il bestiame. Sono queste le Fortezze, o Forti, o royalties, come vengono a seconda dei casi chiamati. Qui, sposandosi tra loro, vivono i Folletti di terra.

Si dice che molti siano i mortali che si sono lasciati adescare e che sono finiti nel loro cupo mondo. Molti di più sono quelli che hanno ascoltato la loro musica fatata fino a che ogni umano interesse e goioa ha lasciato i loro cuori, ed essi sono diventati grandi veggenti contadini o guaritori , oppure grandi musicisti contadini o poeti come Carolan, che raccoglieva le sue melodie dormendo su di un Forte abitato da Folletti; oppure morivano dopo un anno e un giorno, per vivere per sempre, da allora in poi, tra i Folletti. Questi Sheoques sono, nel complesso, buoni; hanno però un'abitudine assai perfida, un'abitudine degna di una strega. Rapiscono i bambini e lasciano al loro posto un folletto avvizzito, magari vecchio di mille o duemila anni. Certe volte vengono presi anche uomini e donne adulte.

Vicino al villaggio di Coloney, nella contea di Sligo, a quanto pare, viveva una vecchia che era stata rapita in gioventù. Quando è tornata a casa, dopo sette anni, non aveva più le punte dei piedi perchè se le era consumate ballando. Ogni tanto si sente di qualche persona a cui i Folletti di terra hanno fatto davvero male, ma bisogna dire che in questi casi le vittime se lo erano quasi sempre meritato. Si dice che abbiano ucciso due persone nel distretto della contea di Down in cui attualmente risiedo. Queste persone avevano però sradicato dei cespugli di biancospino che appartenevano agli Sheoques.

Sluag

Un'orda di spiriti maligni che volano in stormi come uccelli. Secondo le leggende irlandesi sono le anime di peccatori che cercano di portar via con loro altre anime. Vengono volando dall'ovest e perciò, quando qualcuno è sul punto di morire, bisogna chiudere le finestre del lato occidentale della casa; in questo modo l'anima del deceduto non viene catturata e può raggiungere il paradiso.

Sostituti

Il più grande desiderio del Piccolo Popolo è quello di possedere e allevare un bambino. Soprattutto gli Spriggan spesso scambiano i loro neonati (brutti e deformi) con i bei figli degli umani. I sostituti sono vegetariani ma non disdegnano il latte materno. SI affezionano molto ai genitori umani adottivi. Sono silenziosi e inclini alla meditazione. Amano la compagnia delle ragazzine, di cui sono grandi amici, ma poi le ragazze crescono e preferiscono ragazzi normali.

Spriggan


Spriggan

Tetri, brutti e dall'aspetto grottesco, sono piccoli ma riescono a gonfiarsi moltissimo (al punto da essere creduti spettri di antichi giganti). Sono i guardiani dei tesori delle colline. Sono malefici (derubano e rapiscono i bambini degli umani, sostituendoli con i loro figli – vedi Sostituti -, provocano trombe d'aria e distruggono i raccolti).

Tir Na Nog

Terra dell'eterna giovinezza, un'isola incantata nell'estremo ovest del mondo. Conosciuta anche come Hy Breasail, Tirfo Thuinn (la terra sotto le onde), Tire Nam Beo (la terra della vita), Tirn Aill (l'altro mondo), Mag Mor (la grande pianura), Mag Mell (la pianura del piacere), Tir Tairngire (la pianura della felicità).

Voghee Lyno

Alto 30 cm, è carino d'aspetto e quasi completamente calvo. Corpo asciutto con una piccola pancetta. Si nutre di carne, birra e alcool in genere. Passeggia ubriaco lungo le strade sempre in compagnia ed il suo aspetto è comunque sempre molto curato.

Esegue incisioni sulla roccia e sa scrivere. Passa le giornate a chiedere in prestito pignatte d'oro ad altri folletti, per poi non restituirle, e a fuggire dai derubati. Si nasconde in anfratti di roccia dove non è difficile sorprenderlo mentre sorseggia birra e legge libri smarriti dall'uomo. È il nemico giurato del Dukko.