venerdì 14 gennaio 2011






IL 13° SEGNO - LA GRANDE MADRE

Prefigurazione della Vergine

I primi missionari cristiani scoprirono in Gallia un gruppo di Celti intenti a venerare una figura femminile nell'atto di dare alla luce un bambino e spiegarono agli indigeni che, senza saperlo, stavano adorando un'immagine della Madonna e loro erano già cristiani.
Sul luogo sacro venne costruita una chiesa, e l'idolo pagano, trasferito al suo interno, si trasformava automaticamente in una rappresentazione cristiana; per giustificare la presenza di figurazioni mariane che, a volte, precedevano la stessa nascita di Maria, i teologi coniarono un termine "Prefigurazione della Vergine ".
Ma chi era quella figura materna venerata, con aspetti e nomi diversi, fin dai primordi dell'umanità?

La Dea Terra

Se fosse necessario dare un'unica denominazione a Iside, a Ishtar, a Venere, a Athena, a Gea, forse Grande Madre sarebbe la scelta più appropriata.
Tutte queste divinità, anche se in modo diverso, rappresentano la Dea Terra, la gigantesca Madre di ogni essere vivente; sono il simbolo della natura nei suoi aspetti positivi: la fertilità, l'abbondanza dei raccolti e, negativi, le tempeste, la carestia.
Per questo suo dualismo, molte antiche rappresentazioni della Dea Madre hanno
il volto metà bianco e metà nero.

Vergini nere

I luoghi di culto della Grande Madre nel nostro continente sono molteplici; le rappresentazioni della Dea si trovano quasi tutti in superficie ma, gran parte di esse, erano poste originariamente nel sottosuolo, dove la presenza delle correnti terrestri si fa maggiormente sentire.
Proprio dalla Grande Madre derivano probabilmente le celebri "Vergini Nere", le Madonne dal volto scuro venerate in tanti santuari.
Con un'operazione nota come "sincretismo", la stessa per cui agli dèi del voodoo
di Haiti sono stati associate le immagine dei Santi cattolici importate dai missionari, la Grande Madre pagana avrebbe assunto il volto di Maria, colorato però in nero, come quello delle sue prime raffigurazioni.
Le immagini delle Vergini Nere contraddistinguerebbero dunque i luoghi particolarmente legati alla Dea Terra, gli stessi su cui, da sempre, gli uomini costruiscono i loro edifici sacri.




Vergini nere sono disseminate nelle chiese di tutta Europa; in Italia se ne trovano
a Cagliari, Crea del Monferrato, Crotone, Loreto, Lucca, Oropa, Pescasseroli, Rivoli, Roma, San Severo, Tindari, Venezia; in Francia addirittura novantasei.
Le più famose sono quelle della cattedrale gotica di Chartres, chiamate Notre-Dame-sous-Terre e Notre-Dame-du-Pilier.
Si dice che alcuni individui particolarmente sensibili, avvicinandosi alle cappelle in cui sono collocate, provino una sensazione di mancamento: sono le correnti terrestri che, in quei punti, raggiungono il massimo della loro potenza, e che percorrono la colonna vertebrale del visitatore, non di rado provocando in lui un'improvvisa "illuminazione" mistica.

Il tredicesimo segno

Il culto primitivo per la Grande Madre si identifica con un culto ancora più antico dedicato alla Luna, la "Dea Bianca", a sua volta simbolo celeste della fertilità.
Dei riti lunari sono rimaste tracce negli ESBAT delle streghe.
In certe tavolette magiche egizie e in altri reperti archeologici di carattere astronomico ricorre il numero tredici, i mesi lunari nel corso di un anno, e questo numero è stato osteggiato dalle religioni successive, al punto che ancor oggi esso è considerato malefico emblematica è la vicenda di Gesù, circondato da dodici apostoli e tradito da Giuda, il tredicesimo.
Secondo alcuni la luna rappresentata il simbolo di Arachne, il tredicesimo segno poi cancellato dello zodiaco.
Secondo invece Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, autori de 'Il sacro Graal', un volume dedicato al mistero di Rennes-Le-Chateau, il culto della Dea Bianca è ancora praticato segretamente; lo custodirebbero, insieme a un infinità di altri segreti, gli adepti di una società esoterica denominata "Il Priorato di Sion ".

LE TRE MADRI

Le Tre Madri sono tre aspetti della stessa Dea.
L’universo stesso procede secondo tre dimensioni:
creazione, mantenimento e distruzione - nascita, riproduzione e morte - passato, presente e futuro.
Questi tre aspetti della Madre, conosciuta anche come il Grembo dell’Universo, costituiscono la Legge suprema che governa ogni essere, ogni esistenza.
La Dea si manifesta nella Terra, nella Luna e nell’energia creatrice che risiede in ognuno di noi mostrando i tre aspetti in ogni cosa che ci circonda: nelle stagioni; primavera, estate, inverno, o nei periodi della vita; infanzia, nel periodo riproduttivo, nella vecchiaia.
Nella tradizione vedica Durga rappresenta il combattimento (la Vergine Guerriera), Laksmi rappresenta l’abbondanza (la Madre Terra) e Sarasvati rappresenta la saggezza (l’Antica che tutto conosce).
Non sono diverse dalla Vergine, (le fasi lunari) dalla Madre o Sposa e dall’Anziana della tradizione magica.
La Dea Si manifesta nel principio femminile che genera e governa questo mondo, e lo conserva e lo distrugge in una eterna danza.
La figura delle Tre Madri nella tradizione europea si ritrova in tutte le aree, dalle tre Parche romane (Nona, Decuma e Morta) e le tre Moire greche (Cloto, Lachesi e Atropo) che reggono il destino di tutti gli uomini.
Oggi la comprensione del principio femminile della Dea è più difficile da comprendere in quanto la società moderna si è sviluppata in modo da distruggerlo, tanto quanto in passato fu elevato.

giovedì 13 gennaio 2011


Anna O. Berta Pappenhein

Certamente il primo punto di mutamento radicale reale nella vita professionale di Freud è raffigurato dal caso clinico di Anna O.
Siamo intorno al 1890. Freud cooperava con Breuer ad un particolare caso d'isteria.

Si tratta di Bertha Pappenhein, più adeguatamente conosciuta come Anna O., una ragazza ventunenne di apprezzabile intelligenza e cultura che nel corso di una malattia durata due anni aveva presentato una serie di disturbi fisici e mentali.

Anna era malata di una grave paralisi ad entrambi gli arti di destra, di disturbi alla mobilità oculare, con un notevole danno visivo, di turbe all'udito, di difficoltà nella postura del corpo, di forte tosse nervosa, di nausea ogni volta che cercava di alimentarsi, e una volta, di grave idrofobia, che la tenne lontana dall'acqua per parecchie settimane. Perfino le sue capacità lessicali si erano ristrette, fino a giungere all'impossibilità di parlare e comprendere.

Concludendo, la paziente andava soggetta a momenti di afasia, nei quali alternava stati di confusione, di delirio, di alterazione di tutta la personalità.


Al principio con un quadro sintomatico di questo genere, si pensò ad una grave lesione, ma all'esame realistico gli organi della ragazza conseguirono perfettamente normali.


I medici esclusero anche una lesione organica cerebrale, essendo favorevoli a quella misteriosa condizione nota come isteria, la quale è in grado di simulare tutta una serie di sintomi appartenenti a diverse malattie.

Breuer riuscì ad rimuovere i sintomi attraverso la pratica del metodo ipnotico.
Ogni sera si recapitava a casa della ragazza e, dopo averla ipnotizzata, la faceva parlare.
Sotto ipnosi, Anna raccontava del doloroso periodo della sua vita in cui aveva dovuto soccorrere il padre notevolmente malato, ricordando quei sentimenti, rimasti repressi, di rabbia, disgusto e paura.

Breuer constatò che riportando l'episodio doloroso connesso all'insorgere di uno dei sintomi prima citati, Anna arrivava a vivere intensamente le emozioni provocate dal doloroso ricordo, e al termine di tale reminiscenza il disturbo scompariva.
Questa terapia, definita purificatoria, funzionò anche con gli altri sintomi.

Freud in seguito dichiarerà che "l'isterico soffre di ricordi", ovvero degli effetti dolorosi di un evento passato, in apparenza dimenticato, ma in realtà ancora 'vivo' nelle profondità inconsce della mente.
Sebbene il successo terapeutico, Breuer sospese repentinamente il trattamento, resosi conto del rapporto che andava creandosi con la paziente, impaurito dall'intensa e reciproca dipendenza affettiva che si era instaurata con Anna.

Egli non raccolse così gli aspetti innovativi dell'importante metodo terapeutico, non credendo che la teoria da lui scoperta potesse essere generalizzata.
Freud, invece, si era accorto che il blocco di Anna era indicato da un conflitto psichico tra qualcosa che avrebbe voluto essere espresso e qualcosa che ne contrastava appunto l'espressione; la sua sofferenza è da riportare al fatto che inconsapevolmente Anna si era proibita la presa di coscienza e dunque l'esternazione di sentimenti e desideri erotici ed aggressivi incompatibili con la sua morale, la sua cultura e la sua educazione.

Breuer respinse di riconoscere il ruolo fondamentale che esse hanno giocato in quella di Anna, scappando dalla relazione affettiva con la paziente.
A differenza di Freud non è arrivato ad un concetto fondamentale nella psicoanalisi: si tratta del transfert, grazie a cui si può arrivare alla liberazione del ricordo traumatico del paziente; Breuer era giunto alla condizione in cui si può parlare di controtransfert, come dimostrano i sentimenti di dipendenza che provava per Anna.

mercoledì 12 gennaio 2011


LE SOCIETA' GILANICHE

Il mondo non è sempre stato uguale. Ciò che fino a ieri pareva scontato (la superiorità
dell'uomo sulla donna nelle civiltà patriarcali) e che sono di recente, con le mutate condizioni
socio economica della donna è venuto incrinandosi (generando non poche ansie nei maschietti)
non è affatto ciò che sempre è stato. Lo hanno messo in luce gli studi dell'archeologa lituana
Marja Gimbutas e dell'antropologa Riane Eisler che hanno chiamato "gilania" il modello sociale
esistito almeno per alcuni millenni nell'epoca neolitica nell'Europa centro orientale e
meridionale,una modello di larga estensione, dedito all'agricoltura, fondata sul rapporto
paritetico fra uomo e donna, ignara delle armi, che in circa mille anni, fra il 4000 ed il 3000
a.C., venne asservita dalle popolazioni provenienti dalle steppe del nord, dedite alla pastorizia
ed alla caccia, che avevano il dominio sui cavalli e sulle armi, portatrici di un modello di
dominazione che è tuttora vincente.
La datazione al carbonio, che consente di fissare il tempo degli oggetti, ha aperto la strada agli
studi su una diverso modello di società non matriarcale (che implicherebbe il predominio della
donna sull'uomo) e non ancora patriarcale, organizzata in un sistema privo di gerarchie sociali,
che mette in questione molti aspetti del nostro passato e del nostro presente.
La società gilanica indicherebbe una struttura sociale caratterizzata dall’uguaglianza tra i sessi:
gy- per donna (dal greco “gyné”, donna), an- per uomo (dal greco “anér”, uomo), ed l in
mezzo per “linking”, che in inglese significa legame.
In talune società della bassa preistoria, anteriori all’affermarsi del patriarcato, l’esistenza di
una società “gilanica” non si può certo escludere aprioristicamente, così come è innegabile
l’esistenza di antiche società egualitarie che non praticavano la guerra e non conoscevano la
proprietà privata.
2. Matriarcato o gilania?
Monique Saliou dopo la conclusione del suo lavoro sull’oppressione femminile nella Grecia
primitiva e arcaica afferma che dall’interpretazione dei miti greci non si può arrivare a
ipotizzare l’esistenza di un matriarcato originario. L’elemento principale e indiscutibile che se
ne può trarre, invece, è quello di “un’evoluzione storica della condizione femminile verso una
degradazione, in rapporto ai mutamenti sociali e politici.”
Prima che si affermasse il patriarcato, dunque, cosa mai poteva esserci?
Riane Eisler, una discepola di quella Marija Gimbutas che ha scoperto la ricchissima civiltà
neolitica dell’Europa sud-orientale, avanza l’ipotesi della “gilania”.
In società della bassa preistoria, anteriori all’affermarsi del patriarcato, l’esistenza di una
società “gilanica” non si può certo escludere aprioristicamente, così come è innegabile
l’esistenza di antiche società egualitarie che non praticavano la guerra e non conoscevano la
proprietà privata.
In realtà c’è ancora molto da scoprire sulla travagliata preistoria della società umana, un lungo
processo intriso di lotte e contraddizioni, da cui infine scaturirà la divisione in classi che, nella
forma del modo di produzione capitalistico, ancora ci portiamo dietro.
Dopo numerosi studi l'attuale modello sociale di tipo dominatore-patriarcale che ormai governa
da migliaia di anni gran parte del pianeta ebbe in passato, oltre le armi, un altro mezzo
altrettanto potente per affermarsi e ridurre sempre di più il potere della Dea e di conseguenza
quello delle donne per arrivare alla loro sottomissione. Questo avvenne tramite la creazione di
nuove leggende, nuovi miti, nuove storie sacre che soprattutto con l’avvento della scrittura
furono tramandate e imposte con tutti i mezzi, spirituali e materiali. Non è possibile in questa
sede affrontare in modo esaustivo questo argomento, basti però ricordare che in diversi miti
mediorientali la Dea fu uccisa, umiliata con uno stupro o divenne moglie di un dio maschile, in
Grecia la dea uccello europea divenne una divinità guerriera (Atena), fino ad arrivare alla
Bibbia dove la Dea non è più neanche nominata e l’unica divinità presente è maschile.
3. Modello gilanico
Per contro, nelle società che si avvicinano al modello gilanico, o della partnership, troviamo
una configurazione di base molto diversa: una maggiore parità nella collaborazione tra uomini
e donne sia nella sfera cosiddetta privata sia in quella pubblica, una struttura politica ed
economica generalmente più democratica e, poiché non necessari per mantenere severi ranghi
di dominazione, l'abuso e la violenza non sono nè idealizzati nè istituzionalizzati. Inoltre qui i
valori stereotipati "femminili" possono essere pienamente integrati nel sistema operativo
dell'autorità sociale. Sebbene oggi si abbia una forte tendenza verso questo tipo di
organizzazione sociale (più notevole nei paesi scandinavi), fino a poco tempo fa si credeva che
le società che si avvicinano alla configurazione gilanica esistessero solo al livello tecnologico
più primitivo, fra tribù quali i Bambuti, i Tiruray e i Kung.
Nell'Ottocento gli archeologi e gli storici del mito individuarono prove dell'esistenza di società
preistoriche avanzate che non erano nè androcratiche nè patriarcali; tuttavia diedero per
scontato che queste società, non essendo patriarcali, fossero matriarcali [J.J. Bachofen, 1967].
Le scoperte archeologiche più recenti, però, così come il riesame più scrupoloso di reperti
precedenti, indicano che queste società antecedenti in realtà si orientavano verso un modello
di società gilanico o di partnership. Una caratteristica sorprendente di questi ritrovamenti è che
essi sono coerenti con le note leggende di un'epoca antecedente più armoniosa e pacifica,
poiché si nota scarsità di fortificazioni e di segni di distruzioni provocate dalla guerra.
La Bibbia ebraico-cristiana parla di un giardino in cui la donna e l'uomo vivevano in armonia tra
di loro e con la natura prima che un dio maschio decretasse che la donna da quel momento in
poi sarebbe stata asservita all'uomo. Il cinese Tao Te Ching descrive un'epoca in cui il principio
femminile, o yin, non era ancora governato dal principio maschile, o yang un tempo più
pacifico e più giusto, in cui, ci viene detto, la saggezza della madre era ancora onorata. Gli
scritti del poeta greco Esiodo raccontano di una "razza d'oro" che viveva in pace prima che una
"razza inferiore" introducesse Ares, il dio della guerra. Queste storie sono senza dubbio
alquanto idealizzate, tuttavia offrono indizi importanti su ciò che gli archeologi stanno
riscoprendo: che la civiltà non solo è molto più antica di quanto non si ritenesse, ma che
originariamente era anche strutturata in base a linee molto diverse da ciò che ci è stato
insegnato.
Ad esempio, in Europa si è dimostrata l'esistenza di società neolitiche stabili che risalgono a
circa 8000 anni fa, in cui fiorivano le arti e in cui, benché esistenti, le differenze di status e di
ricchezza, come scrive l'archeologo britannico James Mellaart, non erano estremizzate. Ci sono
anche indicazioni specifiche sul fatto che queste società non erano dominate dai maschi; le
donne erano sacerdotesse, artigiane, e, ciò che è sorprendente per molti, le loro immagini
religiose antropomorfiche sono perlopiù femminili, anziché maschili. Come ha scritto
l'archeologa Marija Gimbutas, prima che l'Europa Antica fosse percorsa dalle orde indoeuropee,
la femmina era vista come "creativa e attiva" e nè la femmina nè il maschio erano "subordinati
l'una all'altro". Infine esistevano anche società che, contrariamente alla nostra comune visione
della natura umana, sembrano essere state generalmente più pacifiche di quella che sarebbe
diventata la norma successiva, poiché si nota scarsita di fortificazioni e di segni di distruzioni
provocate dalla guerra. Questo si riflette anche nelle loro mappe cognitive e nella simbologia,
dato che troviamo nella loro arte, vasta e notevolmente avanzata, una generale assenza della
glorificazione dei guerrieri e della guerra. Anche più tardi, nell'arte della civiltà dell'età del
bronzo della Creta minoica in forte contrasto con altre civiltà progredite dell'epoca, che erano
dominate dal maschio, molto autoritarie e costantemente in guerra non ci sono grandi statue o
bassorilievi di potenti re, nè grandiose scene di uomini che si uccidono a vicenda nel corso
della battaglia. L'influsso della creatività "femminile" a Creta è spesso descritto dagli
archeologi. E nelle parole di Nicolas Platon (già direttore del museo dell'Acropoli, che ha
condotto scavi a Creta per più di cinquant'anni) su quell'isola "l'importante ruolo svolto dalle
donne è visibile a tutti i livelli". Platon scrive che nella Creta minoica "tutta la vita era pervasa
da un'ardente fede nella dea natura, fonte di ogni creazione e armonia. Questo portava amore
per la pace, orrore della tirannia e rispetto per la legge". L'arte minoica, descritta dagli studiosi
come unica nella storia della civiltà per il suo amore per la vita e la natura, riflette anche una
mappa culturale cognitiva che sottolinea il principio dell'associazione non solo tra gli umani, ma
anche con segni di una spiritualità basata sulla natura che oggi potremmo definire una
profonda coscienza ecologica. In breve, benché queste non fossero società ideali o prive di
violenza, vi sono comunque prove archeologiche e mitiche secondo le quali la direzione
originale della civiltà occidentale era più pacifica ed equilibrata dal punto di, vista sociale ed
ecologico, caratterizzata da mappe cognitive che riflettevano un'organizzazione sociale e
ideologica orientata verso un modello gilanico. Esistono, però, anche prove del fatto che,

durante un periodo di caos o di grande disequilibrio sistemico, ci sia stato un profondo
mutamento culturale che ha introdotto millenni orientati a un modello androcratico.
4. Il lascito storico delle società gilaniche
Il cardine su cui ruota tutta la storiografia ufficiale è che la storia proceda linearmente e
progressivamente, dalle civiltà meno evolute a quelle più evolute. L’autorità, la gerarchia e lo
Stato non sarebbero altro che l’inevitabile risultato di questo presunto percorso evolutivo.
Implicitamente si lascia intendere che questi siano elementi necessari per la creazione di una
civiltà evoluta, pena il ritorno ad uno stadio primitivo e barbaro.
Le società gilaniche dimostrano la falsità di questo “principio” storico. Prima di tutto queste
erano comunità organizzate, complesse ed evolute, almeno relativamente all’epoca, ma con
una sostanziale assenza di gerarchia e di qualsiasi forma di dominio. Quindi, è falso che
l’organizzazione sociale necessiti di un’autorità governativa.
Il secondo aspetto riguarda coloro che soppiantarono i “gilanici”, cioè i Kurgan. Questi erano
un popolo notevolmente rozzo, violento e con aspetti culturali e artistici chiaramente inferiori
alle società gilaniche, tuttavia erano strutturati in una rigida gerarchia classista e sessista.
Questo porta nuovamente ad evidenziare che la storia procede tutt’altro che linearmente;
quando i Kurgan soppiantarono la gilania, la storia ha fatto un passo indietro, passando da una
civiltà evoluta ed egualitaria ad una meno evoluta tuttavia, organizzata gerarchicamente.
Alcuni elementi tipici della "cultura gilanica" non scomparvero del tutto nei territori europei che
avevano subito le influenze di questa civiltà libertaria.
Si può quindi affermare che, non solo è possibile concepire una società egualitaria, diversa da
quella attuale, ma che questo modello sociale è già esistito! E' esistito per buona parte della storia
dell'umanità e le sue tracce sono giunte indelebili sino a oggi.

martedì 11 gennaio 2011





United Irishmen
La rivoluzione francese non tardò a trovare un’eco in Irlanda. Un giovane avvocato protestane, Theobald Wolfe Tone, creò a Belfast il movimento degli United Irishmen (gli irlandesi uniti), che si fissò come obiettivo la creazione di una legislazione in Irlanda che garantisse le libertà politiche e religiose per tutti.

Gli United Irishmen inizialmente animati da grandi ideali che prevedevano l’unione degli uomini di ogni credo per riformare e ridurre il potere inglese in Irlanda in modo lecito e pacifico, finirono per diventare un’organizzazione clandestina impegnandosi a ottenere il cambiamento con qualsiasi mezzo, anche con la violenza.

I protestanti conservatori (soprattutto nell’Ulster) crearono a loro volta un’organizzazione per assicurare il loro dominio: l’Ordine di Orange, dal nome di Guglielmo d’Orange, vincitore della battaglia del Boyne.

Visto che si intensificavano le voci di una ripresa diretta dell’Inghilterra sull’Irlanda, Wolfe Tone partì per cercare nella Francia rivoluzionaria un sostegno politico e militare alla sua causa e riuscì a convincere Carnot dell’opportunità di un intervento in Irlanda.



Generale Louis-Lazare Hoche
Nel 1796, una squadra capitanata da Hoche partì dunque per dare man forte agli United Irishmen. Sfotunatamente, non riuscì a sbarcare. A Bantry infatti un forte vento di terra rese vano ogni tentativo di risalire la baia per raggiungere un posto sicuro su cui sbarcare. Alcune navi tentarono di gettare l’ancora, ma con il rafforzarsi del vento, che diventò una vera e propria burrasca, le navi furono costrette a riprendere il largo e rientrare in Francia. Con loro fece ritorno Tone molto deluso.

Salvato dalle condizioni atmosferiche, il governo irlandese si rese conto della grave minaccia rappresentata dagli United Irishmen e altri gruppi simili. Per catturare i membri di queste associazioni fu intrapresa in tutto il paese una campagna che si rivelò estremamente efficace.

Il governo e l’esercito si impegnarono a fondo per scovare le armi e i ribelli tra la popolazione. L’uso delle fustigazioni e delle torture indiscriminate provocarono un’ondata di panico nel paese e scatenarono l’Insurrezione del 1798 dei contadini cattolici uniti ai presbiteriani dell’Ulster. Purtroppo, dopo qualche successo, i contadini ribelli, troppo poco armati, vennero sconfitti. Wolfe Tone sollecitò un nuovo intervento francese, ma arrivò troppo tardi.
I combattimenti più feroci ebbero luogo nel Wexford, una contea non certo nota per le sue tendenze ribelli, dove la resistenza era guidata da padre John Murphy. Dopo alcune vittorie di secondaria importanza i ribelli furono sconfitti definitivamente a Vinegar Hill, vicino a Enniscorthy. La repressione fu, ancora una volta, spietata.

Nel frattempo i francesi avevano messo a punto un altro progetto di invasione e alcuni mesi dopo Vinegar Hill una piccola flotta approdò nella contea di Mayo; ottenne alcuni successi ma fu presto sconfitta. Nello stesso anno giunse Tone insieme a un’altra flotta francese che fu sconfitta in mare. Tone fu catturato e portato a Dublino, dove si suicidò in cella. Ciò segnò la fine degli United Irishmen e, per ironia della sorte, anche del parlamento irlandese indipendente.



William Pitt
Nel 1800, di fronte ai colloqui con il partito dei Patrioti e ai leggendari discorsi di Grattan, il Primo Ministro inglese William Pitt si convinse che la sola maniera di preservare la supremazia spirituale dei protestanti era di ristabilire lo Union Act con l’Inghilterra. L’anno seguente, questo venne approvato dai parlamenti di Londra e di Dublino. Il parlamento inglese venne soppresso, e il paese passò totalmente sotto la giurisdizione dell’lnghilterra.
Era nato il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.

L’Irlanda inviò 100 deputati al parlamento di Londra (evidentemente tutti protestanti) e venne da quel momento in poi completamente integrata al sistema economico inglese. Non avendo industrie, l’isola divenne a quel punto il mercato dei prodotti britannici e si impoverì ancor di più. La condizione dei contadini cattolici non era mai stata più miserevole. L’emigrazione s’intensificò.

Quasi per ricordare all’Inghilterra la natura ribelle del paese, nel 1803 a Dublino ebbe luogo una insignificante e vana ribellione guidata da Robert Emmet (1778- 1803), ex membro degli United Irishmen. Vi presero parte meno di 100 uomini e Emmet fu catturato, processato e giustiziato. Dal banco degli imputati egli tenne un famoso discorso, pronunciando le celebri parole: “Nessuno scriva il mio epitaffio… quando il mio paese occuperà il suo posto tra le nazioni della terra, solo allora si potrà scrivere il mio epitaffio”.

Dopo lo scacco della romantica ribellione di Emmet, che tentò di impadronirsi del castello di Dublino, sede del governo, i protestanti scomparvero dal ruolo di motore principale del nazionalismo irlandese e lasciarono il posto ai cattolici.

SBF

giovedì 6 gennaio 2011


LE PROFEZIE DI PADRE PIO.

Le profezie di padre Pio sono orientate prevalentemente sulla visione biblica dell'Armagheddon.
A matrice fortemente cattolica ,non si discostano sostanzialente dalla visione catastrofica della fine del mondo legata al peccato dell'umanità ,che ha attravesato ,dall'anno mille,i secoli del potere della chiesa romana.
Gli esperti e gli studiosi della storia delle profezie sono sempre stati scettici sia sull'autenticità di alcune ,sia sull'opportunità di collocare Pio da Pietralcina tra i profeti dell'era moderna


Il mondo sta andando verso la rovina. Gli uomini hanno abbandonato la giusta strada, per avventurarsi in viottoli che finiscono nel deserto della violenza... Se non ritorneranno subito ad abbeverarsi alla fonte dell'umiltà, della carità e dell'amore, sarà la catastrofe (Padre Pio).




L'ora dei castighi è vicina...
L'ora dei castighi è vicina, ma manifesterò la Mia Misericordia.

La vostra epoca sarà testimone di un terribile castigo. I Miei Angeli prenderanno cura spirituale di annientare tutti coloro che si burlano di Me e che non crederanno alle Mie profezie.

Uragani di fuoco saranno scagliati dalle nuvole, e si estenderanno su tutta la terra. Temporali, tempeste, tuoni e piogge ininterrotte, terremoti copriranno la terra durante tre giorni. Seguirà allora una pioggia di fuoco ininterrotta, per dimostrare che Dio è Signore della creazione.

Coloro che sperano e credono nella Mia Parola non dovranno temere, nè dovranno temere nulla coloro che divulgheranno il Mio messaggio, perché non li abbandonerò. Nessun male sarà fatto a coloro che sono nelle Mie Grazie, e che cercheranno la protezione della Madre Mia.

Per prepararvi a questa prova, vi darò dei segni e delle istruzioni. La notte sarà freddissima, il vento spunterà, il tuono si farà sentire. Chiudete tutte le porte e tutte le finestre. Non parlate con nessuno di fuori. Inginocchiatevi davanti al vostro Crocifisso; pentitevi dei vostri peccati; pregate Mia Madre di ottenere la Sua protezione.

Non guardate fuori durante il terremoto, perché l'ira del Padre Mio è santa, non sopportereste la vista della Sua ira...

Nella terza notte cesseranno i terremoti ed il fuoco, ed il giorno dopo il sole risplenderà di nuovo. Gli angeli scenderanno dal cielo e porteranno sulla terra lo spirito della pace. Un terzo dell'umanità perirà...

Messaggi profetici di Padre Pio
(Tratti dal libro "I grandi Profeti" di Renzo Baschera (Armenia Editore, 1982).

Il mondo sta andando verso la rovina. Gli uomini hanno abbandonato la giusta strada, per avventurarsi in viottoli che finiscono nel deserto della violenza... Se non ritorneranno subito ad abbeverarsi alla fonte dell'umiltà, della carità e dell'amore, sarà la catastrofe.

Verranno cose tremende. Io non riesco più a intercedere per gli uomini. La pietà divina sta per finire. L'uomo era stato creato per amare la vita, ed è finito per distruggere la vita...

Quando il mondo è stato affidato all'uomo era un giardino. L'uomo lo ha trasformato in un rovaio pieno di veleni. Nulla serve ormai per purificare la casa dell'uomo. È necessaria un'opera profonda, che può venire solo dal cielo.

Preparatevi a vivere tre giorni al buio totale. Questi tre giorni sono molto vicini... E in questi giorni rimarrete come morti, senza mangiare e senza bere. Poi tornerà la luce. Ma molti saranno gli uomini che non la vedranno più.

...Molta gente scapperà sconvolta. Ma correrà senza avere una meta. Diranno che a oriente c'è la salvezza e la gente correrà verso oriente, ma cadrà in un dirupo. Diranno che a occidente c'è la salvezza e la gente correrà verso occidente, ma cadrà in una fornace.

La terra tremerà e il panico sarà grande... La terra è malata. Il terremoto sarà come un serpente: lo sentirete strisciare da tutte le parti. E molte pietre cadranno. E molti uomini periranno.

Siete come formiche, perché verrà il tempo in cui gli uomini si toglieranno gli occhi per una briciola di pane. I negozi saranno saccheggiati, i magazzini saranno presi d'assalto e distrutti. Povero sarà colui che in quei giorni tenebrosi si troverà senza una candela, senza una brocca d'acqua e senza il necessario per tre mesi.

Scomparirà una terra... una grande terra. Un paese sarà cancellato per sempre dalle carte geografiche... E con lui verrà trascinata nel fango la storia, la ricchezza e gli uomini.

L'amore dell'uomo per l'uomo è diventato una vuota parola. Come potete pretendere che Gesù vi ami, se voi non sapete amare nemmeno quelli che mangiano alla stessa vostra tavola?... Dall'ira di Dio non saranno risparmiati gli uomini di scienza, ma gli uomini di cuore.

Sono disperato... non so più che cosa fare perché l'umanità si ravveda. Se continuerà su questa strada, l'ira tremenda di Dio si scatenerà come un fulmine tremendo.

Una meteora cadrà sulla terra e tutto sussulterà. Sarà un disastro, molto peggiore di una guerra. Molte cose saranno cancellate. E questo sarà uno dei segni...

Gli uomini vivranno una tragica esperienza. Molti verranno travolti del fiume, molti verranno inceneriti dal fuoco, molti verranno sepolti dai veleni... M io rimarrò vicino ai puri di cuore.
Maggio sarà un mese tragico
L'arcangelo Michele e l'arcangelo Gabriele sono lieti di annunciarvi la venuta di vostro fratello in Cristo, Padre Pio...

Eccomi qui, care sorelle, in questa casa dove non ero mai venuto prima d'ora... Sono lieto di essere qui, fra voi. Vedete, per me il tempo non esiste. Tenete però presente che tutto quello che vi ho detto si realizzerà chiedo a tutti di pregare per il mondo intero... Avrete dei momenti tragici... State attenti al mese di maggio.

Vedo ancora dei terremoti, delle alluvioni... Vedo del sangue. Povera Italia... sta andando verso una brutta violenza. Pregate, pregate, affinché la pietà di Dio risparmi qualcosa. Pregate per i tre giorni di buio che vivrete ... Ma non lasciatevi smarrire. Vi saluto e vi benedico... Che il Signore vi aiuti, perché di aiuto ne avrete molto bisogno.

Tutto si fermerà per tre mesi L'arcangelo Michele e l'arcangelo Gabriele sono lieti di annunciarvi la venuta di vostro fratello in Cristo, Padre Pio...

Sono giunto tra voi per darvi un messaggio di speranza... ma è anche un messaggio tragico. Gli avvenimenti che ho annunciato da tempo stanno precipitando. Il mondo va ormai verso la rovina totale. Ci saranno enormi cataclismi. Vedo dall'alto la terra come una enorme palla avvolta da nubi infuocate... Sono disperato... Non so più come fare... Pregate, pregate, pregate e preparatevi.

Vi ho già detto che verranno a mancare le cose più essenziali. Fate delle provviste, almeno per tre mesi... Tutto precipiterà in pochissimo tempo. Quando ve ne renderete conto, avrete già la valanga addosso. L'umanità è vicina al baratro... Cercate di stare vicini, di aiutarvi, perché avrete bisogno l'un l'altro di aiuto. Il ritorno di Cristo non è vicino... ma manca poco. Preparatevi... Sono angosciato. Molti uomini hanno davanti il precipizio e non lo vedono.

SBF

mercoledì 5 gennaio 2011


LE PROFEZIE DI NOSTRADAMUS

Nostradamus, a causa della sua origine giudea conosceva sicuramente le profezie dell’Antico Testamento. Poiché la gente era disposta a pagare per conoscere l’avvenire, soprattutto che tempo farà l’anno seguente, da due a tre dozzine di almanacchi erano pubblicati ogni anno in Europa, e molti di questi si basavano sulla Bibbia..

Nostradamus comincia questa professione redditizia e pubblica il suo primo almanacco.


Nostradamus, ecco il suo approccio alla profezia :

Non siate troppo specifici per non essere contraddetti. Siate vaghi ed enigmatici.
Scrivete in modo da far credere al lettore che voi sapete qualcosa, anche se non sapete niente. E fate allusione in modo enigmatico ad un soggetto del quale non parlate, questo accentuerà ancora di più “l’aura di mistero” e renderà le vostre profezie “solenni”.
Fate previsioni su soggetti che hanno una grande probabilità di realizzazione: la guerra, la peste, eventi legati al clima, intrighi politici, la morte di persone importanti, incidenti….. il tutto in modo misterioso.
Se voi fate molte profezie, certamente alcune si realizzeranno, secondo la legge delle probabilità, oppure: “se voi gettate abbastanza fango sul muro, un parte si attaccherà”. Nel suo “Pronostico” per il 1554, Nostradamus aveva dato 149 nuove profezie. In seguito ne diede più di 300 l’anno.
Per essere credibile, gettate la alcune profezie “ex-post facto”. Con il tempo i creduloni dimenticheranno che voi non stavate profetizzando ma soltanto raccontato degli avvenimenti. Gli ignoranti non vedranno la differenza.
Riciclate le profezie che non si sono avverate. La storia ha la tendenza a ripetersi, e voi potreste essere “fortunati”.


Quarant’anni dopo la pubblicazione del primo “Almanacco” di Nostradamus, il suo fedele segretario Chavigny, fu incapace di confermare la realizzazione di una specifica profezia. Egli diede la seguente giustificazione: “veramente egli parlava di un altro anno”. Nel 1553, Nostradamus pubblica due “Almanacchi” molto diversi (forse come l’oroscopo dello stesso giorno di due giornali differenti). Egli arrivò a riciclare alcune sue profezie in altre pubblicazioni.

E’ interessante notare che le profezie di un profeta del tempo dell’Antico Testamento erano corrette al cento per cento. La penalità, in caso contrario, era la lapidazione. Nell’era del Nuovo Testamento la profezia è un “dono dello Spirito Santo”. Dio, essendo al di fuori della dimensione temporale non mente e vede l’inizio e la fine della storia umana con una prospettiva extra dimensionale.

Soltanto i veri profeti di Dio, che ricevono da Dio stesso una prospettiva soprannaturale del futuro, sono infallibili. Alla luce di questo criterio assoluto le profezie di Nostradamus sono delle presunzioni. (Deuteronomio 18:22).

Nostradamus fondava le sue predizioni sull’astrologia ed ha ammesso di aver consultato le carte planetarie che sono scritte nella convinzione che i corpi celesti influenzano le vicende umane, ciò costituisce una improbabilità smisurata secondo l’analisi precedente dell’astrologia. Di conseguenza le opere di Nostradamus risentono delle speculazioni personali (previsioni intuitive) e, siccome sono fondate sull’astrologia, esse sono d’origine occulta. Nostradamus era implicato nella speculazione, la ciarlataneria (vedi di seguito) e l’occultismo.

La speculazione riposa sul presupposto irrazionale che eventi simili della storia umana si potranno ripresentare in futuro, cento anni dopo, quando lo stesso allineamento planetario (i pianeti si ritroveranno negli stessi segni) si ripresenterà. Un evento simile all’invasione della Spagna e della costa mediterranea dell’Europa ad opera di Annibale, si verificherà di nuovo, secondo Nostradamus, in futuro, quando lo stesso allineamento planetario riapparirà.

Tutto quello che Nostradamus doveva fare era guardare la posizione dei pianeti al momento in cui hanno luogo avvenimenti storici passati e poi consultare un libro di carte planetarie già pubblicato, come le Tavole Alfonsine di Jean de Murs disponibile dopo il quattordicesimo o il nono secolo, “De Magnis Coniunctibus”, che egli citava frequentemente, e con l'aiuto delle tavole planetarie, determinare la data nella quale eventi simili sarebbero accaduti di nuovo. Ma, di solito, Nostradamus si accontentava di definire le posizioni planetarie e lasciava al lettore determinare la data (degli eventi ricorrenti) poiché queste situazioni implicavano posizioni per le quali la definizione di tavole di pianeti interni era più difficile.

Non c'era bisogno di poteri divinatori straordinari per tutto ciò. L’ “Astronomicum Caesareum” è giunto con un insieme “di elaboratori di carte sotto forma di disco” per rendere il lavoro dei presunti astrologi più facile. C’immaginiamo spesso Nostradamus che porta un cappello a forma di cono decorato di lune nuove, che osserva a tarda notte la nebbia turbinante di una palla di cristallo. Ma non è così. Gli astrologi professionali del suo tempo criticavano la sua ovvia incompetenza in astrologia.

Effettivamente, Nostradamus non aveva nulla dell’astrologo. Quasi ogni oroscopo che da lui fatto a persone ricche conteneva, secondo Peter Lemesurier (citazione aperta) un errore importante e “circa la metà ne conteneva molti”. Per questo motivo, Nostradamus riteneva importante che il suoi clienti avessero già fatto tracciare la loro carta astrologica da un astrologo esperto, prima di riceverli. Ci si chiede realmente cosa spingeva le persone a volerlo consultare. Forse qualcosa di simile al desiderio di avere un “secondo parere” dopo avere visto il vostro medico, in caso che….. Il fatto è che il vostro medico ha molta più competenza del “secondo parere”.

Tuttavia, Nostradamus aveva trovato la formula vincente che consisteva nel proiettare nel futuro eventi trascorsi. Se gli eventi si ripetono, allora si può avere una profusione di profezie, di eventi storici riciclati: le comete, le carestie, le pesti, le locuste, la persecuzione della chiesa, incendi, intrighi di corte, guerre, vittorie, sconfitte, tradimenti, battaglie navali, comparsa di mostri, terremoti, violazioni, fughe di papi, serpenti provenienti dall'Africa del Nord ecc....in un anno egli produsse più di 300 profezie! Nostradamus divenne, nel settore della profezia, ciò che Henri Ford è nel settore dell’automobile. Egli pubblicò tre "Almanacchi" nel 1557 e altri due nel 1558.

Anche eventi facilmente prevedibili venivano considerati profezie. Ad esempio, per il mese di febbraio 1554, Nostradamus predice che due papi moriranno. Questo accadde soltanto l'anno successivo. Se i papi sono vecchi ed in cattiva salute la loro morte è facilmente prevedibile. Ciò è come profetizzare oggi: “quest’anno ci sarà terrore in Medio Oriente”. Non si ha bisogno di un profeta per concludere ciò che è inevitabile. Storicamente, il Medio Oriente è stato sempre segnato da disordini, come peraltro il resto del pianeta.


Nel 1555, Nostradamus iniziò ad affermare di essere divinamente ispirato, conferendo infallibilità alle sue profezie.

Nostradamus si tutelava dicendo “Dieu est sur tous les asters (Dio è al di sopra delle stelle). Di conseguenza, se le sue previsioni non si realizzavano, era semplicemente perché Dio aveva cambiato parere. La responsabilità della realizzazione di una profezia non ricadeva su Nostradamus, ma su Dio. Si può naturalmente supporre che Nostradamus credesse di avere una linea diretta con Dio che nessun’altro aveva (la presunzione di tutti i profeti ciarlatani e di alcuni evangelisti “carismatici”).

La Bibbia in Deuteronomio ci dice chiaramente: “Nessuno tra di voi bruci in sacrificio un figlio o una figlia; nessuno pratichi la divinazione o cerchi di indovinare il futuro, nessuno eserciti la magia, né faccia incantesimi, o consulti spiriti e indovini; nessuno cerchi di interrogare i morti. Chiunque fa queste cose è considerato dal Signore una vergogna” (Deuteronomio 18:10-12). Questo divieto riguardava senza dubbio anche un profeta di produzione in massa come Nostradamus.

Nell’estate del 1555, “La Cronaca di Lione” riconobbe a Nostradamus competenza in “chiromanzia (lettura della mano), matematica ed astrologia”. È interessante notare che Laurent Videl nei suoi scritti del 1558, criticava Nostradamus e lo accusava di aver scroccato dieci corone (l'equivalente di circa 900 dollari di oggi), mentre si stava recando alla Corte del re, ad una donna di Lione, rifilandole una prescrizione bidone. In seguito quando la donna aveva esclamato: “rendimi le mie dieci corone poiché la tua prescrizione non vale nulla”, Nostradamus come un ciarlatano senza vergogna rispose: “si, è proprio così” e si rifiutò di restituire il denaro.

La regina Caterina dei Medici, consorte di Enrico II di Francia, consultò Nostradamus per le sue profezie (nello stesso modo in cui la regina Alexandra di tutte le Russie, nella sua ingenuità, divenne preda di Rasputin). Diventò anche medico del re Carlo IX nel 1560, entrando automaticamente a far parte del cerchio intellettuale di Giulio Cesare Scaligero. Quest'ultimo mise fine a questa conoscenza definendo Nostradamus , “idiota ed esecrabile”, e “mendicante criminale” accusandolo di spargere “menzogne”.

Le tradizioni popolari dicono che la regina Caterina dei Medici aveva chiesto a Nostradamus di condurre una seduta spiritica per lei nel suo splendido castello di Chaumont. Suo marito, Enrico II, era appena morto ed essa voleva conoscere il destino dei suoi figli, la stirpe reale dei Valois. Nostradamus condusse la seduta. L' “angelo” (secondo la prospettiva cristiana un'entità demoniaca che prende l'aspetto di un angelo) Anael (che non esiste nella Bibbia) fu invocato fissando uno “specchio magico”.

Nello specchio la regina vide i suoi figli. Francesco II, che era stato recentemente incoronato, era apparso, e girò una volta intorno ad una stanza immaginaria apparsa nello specchio. In seguito apparve Carlo, che fu il successore di Francesco sul trono di Francia, egli girò intorno alla stanza per quattordici volte e scomparve. Infine Enrico III di Francia apparve e fece il giro della stanza per quindici volte. Ogni giro della stanza rappresentava un anno di regno. Francesco II non visse a lungo ed i suoi fratelli gli succedettero, con un regno di quattordici e di quindici anni ciascuno.

Visti i risultati delle profezie enigmatiche e tortuose di Nostradamus, e la precisione e l'esattezza delle profezie dello specchio magico, sembra improbabile che la seduta abbia avuto luogo. Nostradamus negò avere consultato “spiriti familiari” demoni che impersonano i morti; i morti non possono comunicare con i vivi, che è l’unico scopo di una seduta spiritica. Egli si lamentò dei suoi critici:

“non perdono tempo per rimproverarmi e parlare male di me, dicendo che tali dichiarazioni vengono da demoni familiari... e questo è così distante dalla verità come loro sono indubbiamente distanti dalla ragione e dal un buon giudizio, le loro menti sono disturbate dall’invidia e dall'ignoranza.”


I trattati astrologici più conosciuti sono forse le “Centurie” di Nostradamus, pubblicati per la prima volta nel 1555. Ogni “Centuria” raccoglieva 100 quartine profetiche in rime. Nostradamus diventò famoso nel 1559 quando il re Enrico II morì in un modo che sarebbe stato predetto nelle Centurie come segue:

SBF

NOSTRADAMUS
MICHEL DE NOSTREDAME
(1503 - 1566)
LA BIOGRAFIA


Michel de Nostredame, che in seguito mutò il suo nome latinizzandolo secondo il costume del tempo in Nostradamus, nacque a Saínt Remy in Provenza, nell'anno 1503, il giorno 14, un giovedì del mese di dicembre (ma il 14 Dicembre, all’epoca era il 23 dello stesso mese, secondo il calendario greogoriano), precisamente verso il mezzogiorno.


Suo padre, Giacomo de Nostredame, esercitava la professione di notaio e sua madre Renata di Saint Remy erano figli rispettivamente dell'italiano Pietro di Nostra Donna e di Giovanni di Saint Remy. Costoro erano entrambi astrologi e medici.


Pietro di Nostra Donna era giunto in Francia al seguito del suo signore, Renato d'Angiò, re di Gerusalemme e di Sicilia, conte di Provenza ed aveva conosciuto Giovanni di Saint Remy alla corte del figlio del "Buon re", Giovanni II, re di Navarra e duca di Calabria.


I due dotti medici che per esperienza e coltura molto si distinguevano dagli altri cortigiani erano pure tenuti in conto di ottimi consiglieri dai rispettivi sovrani. Essendo perciò frequenti i loro contatti. ne nacque una profonda amicizia e desiderosi di consolidarla, decisero di unire con un vincolo di sangue le loro famiglie. Venne quindi il giorno in cui l'unico erede di Giacomo sposò la sola figlia di Renato e dalla loro unione nacque Michele.


Difficilmente avrebbero potuto determinarsi circostanze più favorevoli per il fanciullo quando, giunto all'età di apprendere, anziché scegliergli un precettore, i nonni stessi s'incaricarono della sua educazione. Così l'adolescente oltre ad apprendere Perfettamente le lingue latina, greca ed ebraica, ebbe pure modo di approfondirsi nella matematica applicata all'astrologia.



Contemporaneamente dai suoi avi gli furono impartite delle conoscenze non comuni in merito alle virtù medicamentose e curative delle erbe, delle piante, dei metalli e delle pietre tanto da divenire, mediante una tecnica sottile nota ai soli Iniziati, a trarne le quintessenze necessarie alle preparazioni dei medicinali.


Queste conoscenze e le possibilità che ne conseguivano gli furono offerte in misura sempre maggiore, come Nostradamus afferma in una sua lettera al figlio Cesare, oltre che dagli insegnamenti dei nonni da ciò che progressivamente apprese decifrando gli astrusi crittogrammi ed interpretando i pentacoli ed i sigilli misteriosi riprodotti in volumi che erano stati nascosti per lunghi secoli.


In quegli antichi manoscritti non solo erano fedelmente riprodotte le più complicate formule magiche, ma vi apparivano nei caratteri sacri mediante i quali erano stati composti nei centri iniziatici dell'antico Egitto, le "Parole di Potenza" ignorate dalla quasi totalità degli uomini.


Tramite Mosé quelle inestimabili conoscenze erano pervenute ai discendenti di Issacar ed è precisamente a questa tribù che la tradizione esoterica attribuisce l'origine degli antenati di Nostradamus. Agli Eletti che vi appartennero, come attesta la Bibbia, furono concesse particolari doti e conoscenze per predire il futuro.


Scomparsi i Terapeuti, Maestri di Giustizia Esseni, distrutto il Tempio di Gerusalemme, l'aurea catena che aveva tramandato le "Memorie Sacerdotali", contrariamente a quanto si suppose, non venne spezzata ed i sacri testi pervennero alfine ai nonni di Michele i quali, preoccupati che simili tesori potessero andare perduti o dispersi, fecero a gara nel riversare sull'unico crede tutto ciò che in essi avevano appreso.


Come i suoi predecessori, il grande Veggente conservò sempre con gelosa cura l'inestimabile retaggio e per consultare i Maestri capaci d'interpretarne le parti più oscure non esitò in seguito a compiere lunghi e disagevoli viaggi.


Per quanto da secoli i suoi avi si fossero convertiti al cristianesimo, troppo scalpore suscitarono le sue mirabolanti predizioni perché l'Inquisizione non rammentasse le sue origini e verso il termine della sua esistenza terrena, malgrado si fosse comportato sempre da buon cattolico, preoccupato più che per sé, per i suoi figli dai rigori dell'inesorabile istituzione Nostradamus aveva bruciato i documenti dei quali aveva appreso a memoria il contenuto.


In una sua prefazione alle Centurie, dedicata al figlio Cesare, Nostradamus racconta che "mentre il papiro ardeva si produsse una fiamma più brillante di qualsiasi altra fiamma, sicché parve che una luce sovrannaturale illuminasse improvvisamente la scena"...


Quando l'adolescente raggiunse l'età prescritta venne inviato ad Avignone per completare i suoi studi in lettere e in seguito, avendo deciso di dedicarsi alla stessa professione dei nonni, si iscrisse all'università di Montpelier che, oltre ad essere la più famosa facoltà medica di Francia, era a tutti nota per lo spirito liberale dei suoi docenti. Agli studenti che la frequentavano non era richiesta né la nazionalità, né la fede religiosa perciò arabi ed ebrei vi confluivano in gran numero e con l'apporto della coltura proveniente dall'oriente, contribuivano a rendere l'insegnamento ricco e vario, tanto che molto si distanziava da quello normale.


In quel tempo, con rapidità fulminea, si diffuse in tutta l'Europa il tremendo flagello della peste bubbonica e l'imberbe studente si prodigò a soccorrere i colpiti accompagnando i suoi maestri ovunque il loro intervento fosse richiesto.


Poté quindi constatare che i medici rimanevano in ogni circostanza ancorati alle antiche abitudini e giudicando inadeguati i sistemi adottati per debellare il morbo, Nostradamus dichiarò esplicitamente che riteneva molto più efficace un'oculata osservazione del paziente, completata da ripetute analisi delle secrezioni, di tutti i suffumigi con ambra e muschio, invariabilmente prescritti ai clienti danarosi.


Queste aspre critiche non furono senza conseguenze nei rapporti che il giovane ebbe con i suoi docenti e quando, insofferente ad ogni restrizione, lasciò la città per dedicare le sue cure agli infermi delle campagne circostanti, molti illustri dottori si augurarono di non vederlo ritornare.


Quattro anni durò il suo vagabondare e l'oscuro studente, con metodi di cura disprezzati dai suoi maestri, seppe compiere delle guarigioni ritenute miracolose ad Aix, Lione, Salon, Narbonne, Tolosa, Bordeaux tanto che la sua fama finì con il precederlo ovunque andasse e ad Avignone, con grave disappunto dei medici della città papale, venne chiamato al capezzale del cardinale di Claremont, legato pontificio, come pure dal Gran Maestro dei Cavalieri di Malta.


La peste finalmente domata, Nostradamus fece ritorno a Montpelier e, alla 'presenza di un folto pubblico che memore dei benefici ricevuti non ristava di dimostrargli calorosamente la sua simpatia, svolse la sua tesi. Malgrado l'ostilità chiaramente espressa dagli esaminatori. il suo fu un vero trionfo che si concluse con una generale baldoria. Il prodigioso guaritore a 'ventisei anni poté fregiarsi dell'aureo anello, insegna del suo grado e con il berretto nero a quattro punte e nappa rossa, rivestire il robone ornato di ermellino schierandosi tra i seguaci di Galeno.


Non avendo alcun motivo di trattenersi in una città dove tutti ì colleghi gli erano ostili, Nostradamus riprese a vagabondare; almeno così affermano i suoi biografi, mentre la tradizione iniziatica attribuisce ai suoi sconcertanti spostamenti una precisa meta.


Come gli interminabili viaggi del suo collega contemporaneo Paracelso, così quelli compiuti dal giovane medico avevano l'identico scopo, al quale abbiamo in precedenza accennato; d'incontrarsi con altri "Venerabili Fratelli", appartenenti allo stesso misterioso Ordine di cui era membro.


Nostradamus ricercava gli Adepti, gli Iniziati sparsi nelle varie parti del mondo, come lui versati nell'Alta Scienza, per interrogarli ed ottenere dalle loro particolari conoscenze quelle spiegazioni che gli necessitavano per interpretare le parti più oscure dei testi in suo possesso.


Trascorsero così due anni, dopo di che, proveniente da Tolosa, ritroviamo il giovane medico ad Agen ospite del maggior critico letterario del tempo, l’umanista Giulio Cesare Scaligero. Presso di lui rimarrà a lungo, tanto che avendo deciso di stabilirsi nella vecchia città preferita da Carlo Magno, prese in moglie "L'onorabilissima damigella" Adriele de Loubejac.


Per poco tempo il cielo si mantenne per lui sereno, la fraterna amicizia con lo Scaligero, come sovente avviene tra i dotti, per motivi che ci sono ignoti, si mutò in astioso rancore. Inoltre, per tragica ironia del destino, il medico illustre che tante vittime aveva strappato agli artigli della morte, non poté evitare che le persone a lui più care, la moglie e i figli, ne fossero subitanea preda.


Così, senza famiglia, senza amici, nuovamente solo, l'erede della saggezza antica riprese il suo irrequieto vagabondare.


Ben poco ci è dato d'apprendere dai suoi biografi di ciò che egli fece nei successivi anni. E' certo tuttavia che Nostradamus visitò l'Italia e fu appunto nella terra dei suo avi, Pietro di Nostra Donna che, dopo aver sostato a Milano ed a Genova proseguendo da Padova a Venezia, l'illustre medico rivelò per la prima volta al mondo le sue straordinarie doti di veggente e di profeta.


Il fatto avvenne nei pressi di un piccolo villaggio sulla via che conduce alla città dei Dogi, dove un cavaliere vestito a lutto arrestò la sua cavalcatura sul ciglio della strada onde permettere ad una schiera di frati, che avanzava processionalmente. d'inoltrarsi nell’abitato.


Immobile come una statua, profondamente assorto nei suoi pensieri. il sopraggiunto sembrava non vedere neppure ciò che stava accadendo quando, riscuotendosi dal suo apparente torpore, balzò improvvisamente di sella ed incurante del polverone che ricopriva la carreggiata s'inginocchiò reverente ai piedi di un fraticello che arrestandosi, tutto confuso, provocò lo scompiglio nell'ordinata processione.


Dopo aver ottenuta la benedizione che con tanta umiltà aveva implorata, Nostradamus rispondendo alle domande che gli altri frati ed i superiori sbalorditi da un simile inadeguato omaggio insistente mente gli rivolgevano. A sua volta chiese: "Non avrei forse dovuto inginocchiarmi innanzi a chi siederà sul trono di Pietro?".


Pure se in perfetta umiltà, come si addice ad un seguace di San Francesco, il frate Felice Peretti doveva conservare nel suo cuore la strabiliante predizione che l'ignoto viandante gli aveva fatta.


Divenuto cardinale di Montalto e le probabilità che il vaticinio si avverasse non essendo più così remote, anche gli altri confratelli che avevano assistito allo straordinario incontro certamente si ricordarono della predizione e ancor più l'incredibile avvenimento non fu dimenticato quando nel 1585 Felice Peretti, assunto il nome di Sisto V, divenne Papa.


La tradizione iniziatica prosegue affermando che il vagabondare del grande Veggente ebbe fine soltanto quando, in possesso di tutte le chiavi, i gelosi segreti occultati nella complessa simbologia degli scritti ermetici ereditati dai suoi avi, non furono più tali per lui.


Non solo Nostradamus pervenne ad interpretare il significato sacro dei geroglifici e dei caratteri che componevano le "Parole di Potenza", ma seppe pronunciarle con "la voce giusta", come prescrive il magico rituale egizio, conosciuto attualmente con il titolo de:"Il libro dei morti degli antichi egiziani".


Pur volendo considerare ciò che precede come semplice supposizione, se consideriamo che fin dai tempi in cui visse Pitagora ci è giunta testimonianza che gli appartenenti agli Ordini o Comunità più segrete, mediante speciali "segni di riconoscimento" o "parole di passo" erano e sono in grado di farsi riconoscere dai loro confratelli residenti in altri paesi ricevendo da essi onorata accoglienza, oltre che aiuto in caso di bisogno, la cosa non apparirà più tanto inverosimile.


Se così non fosse, la sola fama per quanto notoria, non avrebbe consentito a Raimondo Lullo, Arnaldo di Villanova, John Dee, Cornelio Agrippa ed il suo grande, condiscepolo Paracelso tanto per citare alcuni nomi fra i più noti, di girare il mondo e, penetrando agevolmente negli ambienti più riservati, ricevere in varie circostanze riconoscimenti

ed onori superiori alle loro apparenti condizioni.


Un esempio probante ci è dato quando alcuni anni dopo gli avvenimenti ai quali abbiamo accennato, precisamente nel 1541, morì l'illustre collega di Nostradamus: Paracelso, discepolo del non meno famoso Tritemio, l'abate benedettino alchimista e cultore di tutte le scienze magiche e cabalistiche. Il tanto discusso innovatore della medicina, oltre la professione e la notorietà raggiunta con le sue miracolose guarigioni, ebbe diversi altri punti in comune con Nostradamus.


Sappiamo che frequente la stessa università e pienamente condivise con il Veggente la passione per tutte le scienze ermetiche. Inoltre, fra i molti libri che Paracelso compose vi furono i "Pronostici per l’Europa dal 1530 al 1534" e i "Pronostici per i prossimi 24 anni", purtroppo di non facile interpretazione.


Quando a concludere molti avvenimenti inspiegabili, sopravvenne la misteriosa morte del medico-mago e pose fine al suo eterno vagabondare, il principe-vescovo Ernesto, duca di Baviera che nell'accogliere in precedenza Paracelso, ormai ridotto dall'ostilità implacabile dei suoi denigratori in pietose condizioni, oltre concedergli pubblicamente la sua protezione, gli tributò onori talmente eccezionali da superare quelli conferitigli in altra occasione dallo stesso re Ferdinando a Vienna, volle che i suoi funerali si eseguissero in forma solenne "come si conveniva ad un Fratello Venerabile in possesso delle chiavi dell'Alta Scienza", così precisa la tradizione iniziatica, pur rispettando il desiderio dell'estinto di essere sepolto nel cimitero dei poveri.


Nostradamus raggiunto lo scopo che si era prefisso, dopo un periodo di meditazione e raccoglimento trascorso nell'abbazia di Orval dove si sottopose volontariamente alla severa regola monastica che prescriveva, fra l'altro, di cantare il mattutino alle due di notte, si stabilì nel 1547 definitivamente a Salon.


Placata l'apparente irrequietezza l'illustre medico volle ricomporsi una famiglia e rinnovò quindi il vincolo matrimoniale con una certa Anna Ponsard, dalla quale ebbe sei figli.


Nella quiete raccolta della sua casa, sempre affollata da visitatori illustri tra i quali non mancavano Cardinali e Principi che lo colmavano di doni, il grande Veggente trascorse gli ultimi anni della sua vita in un vasto locale che aveva ottenuto abbattendo le pareti divisorie dell'ultimo piano dell'abitazione.


Nel salone risultante, adibito a studio e laboratorio, Nostradamus aveva raccolto oltre i preziosi libri e manoscritti, i più disparati cimeli provenienti da ogni parte del mondo.


Allo sguardo stupito ed ammirato del visitatore le pergamene ed i papiri arrotolati si alternavano a mannelli di erbe disseccate e piante medicinali gettate alla rinfusa; storte ed alambicchi apparivano fra astrolabi e specchi magici di squisita fattura mentre in alcune bacheche si potevano ammirare medaglie e talismani, sigilli e scarabei sacri. oltre ad una ricca collezione di "Ushebti", le figurine magiche degli Adepti egiziani.


Statue e frammenti di divinità da lungo tempo dimenticate e calchi in gesso d'immortali capolavori facevano risaltare con il loro immacolato candore le tinte policrome dei sarcofaghi addossati alle pareti, sulle quali le carte stellari si alternavano alle riproduzioni di astrusi pentacoli.


In questo accogliente locale, come Nostradamus stesso precisa, il celebre dottore poté dedicarsi ai suoi prediletti "studi segreti". Ciò avveniva dopo essersi rilassato ed aver assunto, su uno scanno di bronzo o di rame, la posa ieratico-sacrale nella quale sono raffigurati in trono i Faraoni dell'antico Egitto.


Impugnata la bacchetta magica, il seguace del grande Ermete localizzava la propria mente fissando la debole luce che l'esigua fiammella proveniente da una sola lampada proiettava su un bacile, di rame colmo di acqua lustrale. Il riverbero sulla superficie lo faceva cadere in uno stato simile a quello di auto ipnosi in cui non solo scorgeva le sconcertanti visioni che lo proiettavano in un lontano futuro, ma gli eventi ai quali assisteva si svolgevano con un tale realismo da fargli percepire persino i più lievi rumori e le voci. Inoltre, i personaggi, dei quali seguiva le vicissitudini, gli erano ancor più noti di quanto non siano per noi quelli viventi poiché non solo poteva conoscere i nomi di tutti coloro che lo interessavano, ma valutarne anche il carattere con assoluta precisione.


Come se ciò non bastasse, una voce che il Veggente riteneva divina e da lui chiaramente percepita, come se provenisse dalle pieghe profonde delle maniche del suo robone, gli illustrava i fatti ai quali assisteva lasciandolo compenetrato da un reverenziale timore.


Volendo descrivere gli eventi dei quali fu testimone, Nostradamus cercò di contenere il suo esposto in forma metrica "modellando l’orlo e il piede di ciò che non è da credersi invano", ovvero dei versi che compongono le sue profetiche quartine che, non appena ultimate, trascriveva ognuna su una striscia di carta.


Mentre era assorto in questo lavoro profetico, l'esigua fiamma della lampada sembrava dissolversi in una luce abbagliante che compenetrava ogni cosa a lui d'intorno. trasfigurandola con il suo divino splendore.


Nostradamus rivela egli stesso il procedimento adottato per realizzare le sue singolari esperienze, riassumendolo nelle tre quartine con le quali inizia le sue Centurie:


Essendo assorto di notte segreto studio
Solo riposato sopra lo scanno di rame
Fiamma esigua uscente dalla solitudine
Fa proferire che non è da credersi invano


La verga in mano, presa per il mezzo
Dell'onda egli modella l'orlo e il piede
Un timore e voce fremono per le maniche,
Splendore divino, il divino d'appresso si stabilisce


Chi legge questi versi, li ponderi con matura riflessione
Il volgo profano e ignorante se ne tenga discosto
Tutti gli astrologi, gli stolti, i barbari non si accostino
E sia maledetto dal cielo chi fa altrimenti che così.


Spentosi il Grande Veggente, venne sepolto nella chiesa dei Francescani della sua città ed attenendosi alla sua volontà, per evitare che le sue ossa fossero calpestate, il feretro venne collocato in posizione eretta tra una nicchia in precedenza ricavata tra la porta principale del tempio e la cappella dedicata a santa Marta.


Per esplicito desiderio di Nostradamus sulla lapide avrebbe dovuto apparire solo una breve scritta : "QUIETEM POSTERI NE INVIDETE" e ciò malgrado l'illustre medico ben sapesse che la sua preghiera non sarebbe stata esaudita.


La conferma di quanto asseriamo è implicita nell'ultima profezia postuma del Veggente.


Infatti, premesso che la leggenda, iniziataci mentre era ancora in vita per i molti fatti miracolosi attribuita all'Autore delle Centurie, non mancò di tessere strane dicerie sulla tomba che avrebbe rinserrato, un essere vivente ancora assorto a squarciare i veli del futuro anziché una fredda ed immota spoglia, le cronache dell'epoca attestano che: "Prima di morire Nostradamus fece giurare ai suoi concittadini che la sua tomba non sarebbe mai stata aperta", mentre invece lo fu sessanta anni dopo e sul Suo petto venne trovata una lastra di rame portante un'iscrizione nella quale si malediceva la perfidia delle genti di Salon che, in dispregio alla promessa. Avevano turbato il suo riposo, in tale giorno, in tale anno, in tale ora...


Scritto che si concludeva con l'oscura minaccia:


"Guai a chi turberà per la seconda volta la mia pace!"


Effettivamente quando nel 1791 imperversavano i disordini causati dalla rivoluzione, la soldataglia in cerca di preda, non esitò a profanare perfino le tombe, non risparmiando neppure quella dell' illustre medico e, delusa nella sua aspettativa, ne disperse le ossa.


Non solo le brame dei furfanti rimasero inappagate, ma una tremenda Nemesi li colse il giorno successivo in cui tutti i partecipanti all'atto sacrilego caddero trucidati in una imboscata.


I resti di Nostradamus, pietosamente raccolti dal sindaco, vennero inumati nella chiesa di San Lorenzo, dove attualmente si trovano e sulla lapide che li ricopre si legge il seguente epitaffio che l'affettuoso ricordo della moglie aveva fatto anteporre alla breve frase in precedenza citata:

D.O.M.
Qui riposano le ossa dell'illustre Michele Nostradamus
Il solo a giudizio di tutti i mortali
Degno di scrivere con una penna quasi divina
Conformemente agli influssi astrali
I futuri avvenimenti del mondo intero.
Visse 62 anni, 6 mesi e 17 giorni.
Morì a Salon nell'anno 1566, il 2 luglio
Che i posteri non disturbino il suo riposo
Anna Ponsard, sua moglie, augura allo sposo la vera felicità.

SBF

martedì 4 gennaio 2011


Le profezie della Monaca di Dresda



Di questa religiosa si sa per certo che visse tra il 1680 e il 1706,

in un convento sulle rive dell'Elba e che era semianalfabeta, alcune

testimonianze velano di ulteriore mistero la figura di questa veggente,

che quando entrava in una dimensione di mistico deliquio parlava

correttamente la lingua di Nostro Signore, il greco e il Latino.

Si tratto probabilmente di un personaggio carismatico, che seppe

"vedere nella dimensione senza tempo, dove non ci sono i segreti di

luogo, di lingua e di persona".



Uno dei messaggi più significativi di questa veggente riguarda

le tre piaghe della purificazione, da riferirsi alla "fine dell'età

del figlio", ovvero al Duemila.



"In quel tempo si renderà necessaria una pulizia generale, perchè

l'uomo avrà fatto scempio di ogni cosa. E la pulizia richiederà

sofferenza e dolori per tutta l'umanità, perchè tre piaghe verranno

a mondare la fine di questo tempo [...]. Ci sarà una pestilenza

mortale (1), che cadrà come una pioggia e colpirà sopratutto i

corrotti nella carne, i viziosi, i figli si Sodoma e Gomorra.

E poi ci sarà il fuoco²; ma nessuno vedrà le fiamme e nessuno

vedrà il fumo. E tutto sarà trasformato in cenere e quella cenere

conterrà la morte [...].

E poi ci sarà la grande siccità e la grande fame e sulla terra

si apriranno ferite profonde e non crescerà più il grano; ma

cresceranno solamente erbe avvelenate [...].

E tutto questo avverrà in un tempo in un tempo in cui l'uomo

avrà sperperato il grano e avrà sperperato l'acqua."



(1) AIDS

(²) Guerra Atomica



La veggente predice poi gli ultimi pontefici che precedono la nuova

età delle catacombe; per ogni pontefice c'è un simbolo.

Giovanni XXIII è simboleggiato dal "Cavallo rosso, segno del precursore"

Paolo VI dal "Cavallo Nero, segno di Beniamino"

Giovanni Paolo I dal "Cavallo Bianco, segno di pietà"

Giovanni Paolo II "dall'angelo Mastro di Giosafat, con il segno dei dodici"

Il successore con "Angelo della pietà con il segno del martirio"

vi e un parallelo con le profezie di Malachia e altre, infatti secondo

le profezie vi saranno ancora due pontefici prima della fine !



Altre profezie della Monaca di Dresda sono ancora più significative; tra

queste va ricordata la "visione" sulla conversione della Russia.

La veggente vede difatti "bruciare e risorgere la Croce di Cristo sulla

grande piazza della santa Russia". Altri messaggi ci dicono che il

successore di Pietro andrà a benedire il cuore della grande Russia".

La Monaca di Dresda insiste su questa profezia, dicendo che "sulla terra

della santa Russia, il Salvatore verrà crocifisso e risorgerà sfolgorante

di gloria [...] e la sua luce sarà la resurrezione di tutto il mondo".

Da notare che la conversione della Russia al cattolicesimo viene

predetta in moltissime altre profezie.

Prima di arrivare "alla resurrezione del mondo", però sarà

necessario superare le "giornate dell'arcangelo Michele", che

purificheranno "i venti". Saranno queste le giornate del dolore

perchè il passaggio da un vecchio regime a una nuova "forma di vita"

non sarà indolore.

Quando le giornate dell'Arcangelo Michele saranno trascorse da tutta

la Russia s'innalzerà al cielo un suono festoso di campane.



In un altra profezia la veggente dice testualmente:



"arriverà un giorno in cui l'acqua avrà l'odore della carne morta e

in cui tutta la terra diventerà un enorme letamaio"

"verso la fine tutto sarà un veleno perchè sarà l'uomo che avrà

decretato di uccidere l'uomo .

Il ventre marcio della terra farà più morti della guerra.

Ma ben pochi combatteranno per la pace e poi tutto sarà marcio.

E poi tutto sarà morte. All'alba dell'età dello spirito, il ventre

enorme della terra verrà riempito di zolfo e poi verrà purificato."



La Monaca di Dresda specifica il periodo in cui si insiederà sulla terra

l'epoca della "grande confusione e dell'incomunicabilità".

La veggente, infatti, circoscrive fra due date quest'evento:



"Tra il 1850 e il 2000 verrà edificata sulla terra un'enorme quantità

di Torri di Babele. Tutti parleranno ma nessuno riuscirà ad intendere

ciò che dicono gli altri e le macchine aumenteranno la confusione,

perchè giungerà tempo in cui la voce dell'uomo non conterà più, ma

sarà la macchina a parlare. E nessuno capirà quella parola"



In modo preciso si profetizza anche l'insediamento della corte di

Lucifero sulla terra. La veggente dice difatti che ciò avverrà tra

il 1940 e il 2010, quando "dominerà sulla terra la gerarchia satanica,

guidata da un demone che parlerà la lingua di Attila, ma che indosserà

le vesti di Cesare".



Si prevede quindi un inganno, giacché Attila si vestirà da come

Cesare. E sarà con l'inganno che il mondo intero sarà "guidato"

negli ultimi tempi.
SBF

lunedì 3 gennaio 2011


LA PROFEZIA DI SAN MALACHIA
NOTE STORICHE


San Malachia nacque nella cittadina irlandese di Armagh, nel 1094. Di lui si conosce la grande passione per lo studio fin dalla prima giovinezza. Suo padre, lettore presso l’università, è uomo di grande fede e di origini nobili.
Malachia viene ordinato prete nel 1119 e diventa vicario della diocesi di Celsus in Armagh. La sua opera di riformatore, che culmina con l’avvicinamento della chiesa locale a quella di Roma, viene approvato dal soglio pontificio, tanto che di lì a poco, nel 1124, viene nominato Vescovo di Connor, villaggio nei pressi di Ballymena. A lui si deve, con molta probabilità, la costruzione del monastero di Ibrack.
Nel 1132 diventa primate d’Irlanda ad Armagh, dove si distingue come un forte riformatore. Nel 1138, rinuncia al titolo vescovile e torna ad essere un semplice monaco per desiderio di umiltà e per amore della preghiera, che lo porta a bandire ogni onore terreno. Hanno così inizio i suoi viaggi per l’Europa. In uno di essi, a Clairvaux, incontra San Bernardo, con cui intreccerà una profonda amicizia. Bernardo, peraltro, sarà il suo primo biografo ufficiale.
A Roma, Papa Innocenzo II lo accoglie con grandi onori.
In tutto il vecchio continente, la fama di Malachia viene amplificata: "Aveva predetto tutto, aveva visto tutto e previsto ogni cosa fin nei minimi particolari", dicono di lui. Ma il prete irlandese non sopporta il titolo di profeta che gli viene sovente attribuito.
Compone testi religiosi di vario argomento affrontando temi come la riparazione dei peccati ed il celibato. Introduce i Cistercensi nel suo Pase d’origine e si dedica a praticare la pietà fino a quando le forze gli vengono meno.
Tra le braccia di San Bernardo, Malachia esala l’ultimo respiro, il 2 Novembre 1148. Si dice che — conoscendo il giorno della sua dipartita terrena — abbia fatto chiamare l’amico al suo capezzale, il quale ne raccolse le ultime parole.
Quarantadue anni dopo, nel 1190, viene canonizzato da Papa Clemente III, per le sue grandi virtù di riformatore della chiesa irlandese e per la fedeltà al Soglio di Pietro.
Nel 1595, inizia a circolare la Prophetia de summis pontificibus. Il testo, solo attribuibile a Malachia, contiene la descrizione dei papi da Celestino II (Guido di Città di Castello, novembre 1143 - marzo 1144) fino ai giorni nostri, e costituisce una delle più terribili profezie riguardanti il futuro della Chiesa e della città di Roma, destinata ad essere distrutta subito dopo l’avvento dell’ultimo Papa, Pietro romano (Pietro II?). Quella data dovrebbe segnare (sempre secondo la profezia) anche la fine del mondo.
Il fatto curioso sta nella diffusione della profezia in epoca così tarda. San Malachia dovrebbe averla scritta negli ultimi anni della sua vita. Per quale motivo vede la luce ben cinquecento anni dopo? Con tutta probabilità, lo scritto è da ritenersi apocrifo, in parte redatto secondo il De vitae Pontificum di Platina, e quindi non attribuibile al santo.
Secondo la tradizione, comunque, il testo sarebbe stato composto da Malachia nel 1139, a Roma, e stampato a Venezia a cura del benedettino Arnold de Wion che la inserì nel suo libro Lignum vitae.
Secondo altri, la profezia sarebbe "un documento apocrifo apparso nel 1590 e redatto durante il conclave nel quale fu eletto Papa Gregorio XIV (Niccolò Sfondrati, 1590-1591). Il documento fu presentato e diffuso dai partigiani del cardinale Simoncelli di Orvieto. Non fu altro che un documento occasionalmente inventato a scopo di corruzione elettorale".
Il testo, come accennato, indica 111 nomi simbolici di Papi fino all'età moderna e contemporanea per chiudere con la fine dei tempi e la caduta del papato. I Pontefici sono designati in modo figurato o allusivo con brevi proposizioni latine formate da due o tre parole, di solito da due nomi (ad es. "Crux de cruce" riferito a Pio IX) o da un nome ed un aggettivo ("Ignis ardens" con cui viene designato S. Pio X) oppure da due nomi ed un aggettivo (ad es. "Vas trinum in porta" riferito a Papa Innocenzo XII, Antonio Pignatelli (1691-1700) la cui famiglia aveva come stemma tre vasi o pignatte).
Leone XIII, Gioacchino Pecci (1878-1903) designato come "Lumen de coelo" con riferimento anzitutto alla cometa che caratterizza la parte alta dello stemma, ma anche alle qualità morali dell'autore della Rerum novarum.
Quello che dovrebbe essere il penultimo Papa, viene indicato con la proposizione De gloria olivae (La gloria dell'ulivo). E' assolutamente incerto stabilire se si riferisca allo stemma o alle qualità morali del pontefice destinato a succedere a Giovanni Paolo II.
L'ultimo Vicario di Cristo viene indicato in Pietro romano. Cosa alquanto curiosa, dal momento che vige l'uso di non assumere - tra i pontefici - il nome del primo Papa.
SBF

domenica 2 gennaio 2011



Cesare Battisti (1875-1916)
Nato a Trento nel 1875,da una famiglia religiosa e benestante che gestiva un negozio di generi alimentari, fin dalla gioventù dimostra un instintivo interesse ai problemi dei suoi simili che unito all'amore per la sua terra, gli fece individuare lo stato di soggezzione in cui gran parte della popolazione, in particolare i più poveri, i meno difesi, versava nei confronti dell'impero asburgico. Da questi sentimenti nacque e durò fino alla fine la sua vocazione di patriota e militante socialista. Frequenta l'università di Torino, quella austriaca di Graz e infine quella di Firenze. Raccogliendo intorno a sè le intelligenze più vive tra i suoi compagni, tra il 1894 e il 1896 partecipa alla fondazione della "Società degli Studenti Trentini" e del settimanale "L'Avvenire del Lavoratore". In quegli anni conosce a Firenze la studentessa bresciana Ernesta Bittanti che sposerà nel 1899. Nel 1898 Battisti si laurea in lettere e scienze sociali al Regio Istituto di Scienze Superiori di Firenze, presentando una tesi di laurea sul Trentino. Rifiutando la cattedra universitaria propostagli, ritorna a Trento dove subito fonda la rivista "Tridentum" che dirigerà fino alla guerra, dove sempre più chiaro diventa il suo programma di polarizzare il meglio dell'intelligenza trentina, al fine di opporre un fronte di cultura italiana alla massiccia preminenza della organizzazione culturale austriaca. Fonda anche un'altra rivista settimanale "Vita Trentina" che assieme all'altra subisce tagli da parte della censura Austriaca. Battisti pubblica allora gli articoli, non sostituendo le parti censurate, ma lasciando gli spazi bianchi delle parti mancanti in segno di accusa . Nel 1900 fonda il quotidiano " Il Popolo". Intanto continua a compilare "guide" del Trentino, percorrendo valli e sentieri, che conosce a fondo e la cui conoscenza gli verrà utile durante la guerra. Nel 1902 viene eletto consigliere comunale di Trento e affronta con maggior vigore i temi locali. Si batte contro le tasse troppo elevate, le farine guaste, il pane cattivo, contro la pellagra da disvitaminitosi alimentare che fa strage nel Trentino di allora. Lotta anche per la creazione di un'università italiana, che dopo il 1866, perduti i contatti con Padova, non esiste più e non contribuisce alla formazione culturale della gioventù trentina, costretta a far capo all'università di Graz, partecipando anche in prima persona alle agitazione studentesche ad Innsbruck e subendo le cariche della polizia asburgica. Prima deputato regionale della Dieta di Innsbruck nel 1911 viene nominato dagli elettori del collegio di Trento, deputato al parlamento di Vienna. Ormai per Battisti , fino allo scoppio della guerra, sarà un percorrere una via senza ritorno. Egli ha già dichiarato la sua personale guerra all'Austria da anni

Così nel 1913 decide di collaborare con lo Stato Maggiore dell'esercito italiano, e per esso compila una dettagliate guida del Trentino, che vede la luce nel 1914. Ad agosto scoppia la Prima Guerra Mondiale. Il 12 dello stesso mese Battisti con la moglie e i tre figli, abbandona la casa,ogni suo bene,varca il confine e sitrasferisce a Milano. L'Italia dichiara la sua neutralità, ma Battisti prosegue la sua lotta perchè si entri in armi nel conflitto. Dall'Ottobre del '14 al Maggio del '15 tiene discorsi in 78 città italiane,riportando quasi ovunque consensi entusiastici, trionfali a Sassari e Cagliari, alternati a opposizioni e dissensi come a Roma e Reggio Emilia e sopratutto a Viareggio dove non riesce nemmeno a tenere la conferenza in programma. Ma ormai la situazione volge all'intervento contro l'Austria e Battisti, allorchè il ministero della guerra consente agli irredenti di indossare la divisa italiana, si arruola come semplice soldato presentandosi volontario tra le file degli alpini venendo inquadrato nella 50° compagnia del battaglione "Edolo" del 5° Reggimento Alpini dislocato nella zona del Tonale. A fine Agosto prende parte ai combattimenti di Punta Albiolo e viene proposto per una medaglia al valore. In autunno l'Edolo viene trasferito sull'Adamello e Battisti in Dicembre è promosso sottotenente e trasferito sul monte Baldo. Per meriti di guerra arriva subito anche la nomina a tenente e un nuovo trasferimento, ma questa volta al Comando della 1° Armata, che vuole sfruttare le sue conoscenze del territorio. Il 15 maggio 1916 si scatena la Strafexpedition e Battisti dopo numerose richieste riesce a farsi assegnare il comando della 2° compagnia di marcia del battaglione alpino "Vicenza" e così ritornare in prima linea. Parte da Verona per la Vallarsa e dopo aver scritto per l'ultima volta alla moglie, riceve l'ordine di conquistare il monte Corno, che dopo il martirio prenderà il nome di Corno Battisti. Diverse e spesso contrastanti sono le testimonianze di come andarono i fatti, unica certezza e che Cesare Battisti piuttosto di scappare si lasciò catturare mentre soccorreva un compagno ferito pur consapevole che per lui l'unica fine sarebbe stata la condanna a morte. Condanna che puntualmente venne eseguita il 12 Luglio 1916 nella fossa del Castello del Buonconsiglio di Trento tramite impiccagione. La salma sepolta da prima nella nuda terra senza cassa, verrà riesumata il 3 Novembre 1918 e trasferita al cimitero militare, e il 24 Maggio 1935 traslata nel Mausoleo della Verruca di Trento.

SBF

sabato 1 gennaio 2011


ELEONORA D’AQUITANIA

Gli anni giovanili e il matrimonio con il re di Francia









Eleonora, o meglio, Aliénore (alia-Aenor, l’altra Enora, per distinguerla dalla madre Enora), nacque probabilmente a Poitiers, capitale dell’Aquitania, nel 1122.
Contessa del Poitou, duchessa d’Aquitania e di Guascogna, le sue terre si estendevano nella Francia del Sud-Ovest, e comprendevano l’Aquitania appunto, terra delle acque, attraversata dai fiumi Garonna, Charente, Creuse, Vienne, Dordogna e Vézère. La capitale, Poitiers possedeva un antico maniero risalente ai Merovingi, fatto poi abbellire ed ingrandire dai vari duchi Guglielmo della dinastia; ultima costruzione in ordine di tempo, la torre di Maubergeonne, nella quale erano allocati gli appartamenti reali.

La Guascogna aveva come capitale l’importante città di Bordeaux. Altre terre annesse erano il Limosino, le Marche, l’Angouléme, il Périgord e l’Alvernia.

Suo padre, il duca Guglielmo X, discendeva dal capostipite della dinastia, il duca Guglielmo I d’Aquitania (898-918), figlio di Bernardo, conte dell’Alvernia. Eleonora ebbe una sorella, Petronilla ed un fratello Guglielmo Aigret.

Il regno di Francia, allora limitato alla zona di Parigi ed all’Ile de France, in paragone era nulla, anche se Eleonora di fatto era vassallo del re ed a lui doveva obbedienza! In Aquitania si parlava la lingua d’oc che discendeva dall’antico romano, mentre nella zona di Parigi si parlava la lingua d’oil; probabilmente Eleonora le parlava tutte e due, così come si interessava di Letteratura, Musica ed Arti varie. Cresciuta a Corte (una corte itinerante, alla moda dell’epoca, che viveva nei castelli e nelle residenze di caccia), le fu insegnato di tutto, dalle arti minime (cucito e ricamo) al latino. In Aquitania, a differenza delle altre zone d’Europa, dove anche la donna nobile viveva solo per dare eredi alle varie dinastie dell’epoca e, pur essendo padrona di casa, era sempre sottoposta al marito, viveva in una certa indipendenza: poteva ereditare e gestire il suo patrimonio.

Belle, come certamente lo era Eleonora (fu definita perpulchra, piu’ che bellissima), sofisticate, eleganti e spesso amorali, tanto che nel Nord (Parigi), l’Aquitania veniva tacciata di essere solo un gran bordello!

Eleonora divenne protettrice dei Trovatori. Bernardo di Ventadour e Bertrando del Bornio, poi divenuto barone, la cantarono nei loro versi.
Eleonora amava “amare”, è dei suoi primi anni una presunta relazione con lo zio, fratello del padre, conte Raimondo di Poitiers.
A 14 anni il padre le fece ricevere l’omaggio dei vassalli e la promise in sposa al figlio del re di Francia, Luigi VI detto il Grosso, che diventerà re col nome di Luigi VII.




(Luigi VII)



In un pellegrinaggio a Santiago de Compostella, Guglielmo morì e la figlia fu affidata, per espresso volere del padre, alla tutela di Luigi VI: Eleonora era adesso, per diritto di nascita, contessa del Poitou e duchessa d’Aquitania e di Guascogna.


(Luigi VI)



Luigi VI accarezzava l’idea di questo matrimonio per gli evidenti acquisti territoriali che avrebbe fatto il figlio minore, il futuro Luigi VII, che non era l’erede diretto, poiché suo fratello maggiore Filippo avrebbe ereditato il regno di Francia (era già stato incoronato a 15 anni a Reims, presente suo padre, secondo la tradizione dell’epoca), ma egli morirà in seguito per una caduta da cavallo.

Tutto fu preparato affinché il giovane principe si potesse recare degnamente nei territori della sua promessa sposa: 500 cavalieri formarono la sua scorta.

Spiccavano tra di essi: il conte Teobaldo IV di Champagne, il conte Raoul di Vermandois (Siniscalco di Francia) e l’abate di St. Denis, Sugero, consigliere di Luigi VI e sua anima nera!

l 25 luglio del 1137, nella cattedrale di Bordeaux, i due giovani si sposarono; Luigi aveva circa 2 anni meno di Eleonora.




(Il matrimonio)



Feste grandiose si svolsero anche a Poitiers, dove i due giovani cinsero le corone ducali. Adesso Luigi avrebbe governato, in nome della moglie, immensi territori.

Ma mentre i due giovani alloggiavano nella torre di Maubergeonne, giunse la notizia che Luigi VI era morto: Luigi VII diventava re di Francia ed Eleonora, regina!

Giunti prima ad Orleans e poi a Parigi, i giovani presero possesso delle loro stanze nel Palazzo reale della Cité, sull’isola della Senna.


Parigi era allora una grande città che ospitava più di 200.000 abitanti, ma col caldo specialmente, vi era impossibile vivere: fogne a cielo aperto, mosche ed altri insetti facevano allontanare gli abitanti fuori città, infatti, a Béthizy il re abitava in un casino di caccia che in realtà era un torrione freddo ed inospitale. Eleonora fece mettere degli infissi alle finestre ed un camino nella sua stanza.
La capitale dei francesi (lo divenne solo nel 1190), era l’antica romana Lutetia Parisiorum, si vedevano ancora i resti delle mura; due ponti univano le rive della Senna, ma mentre su quella destra sorgevano i palazzi dei nobili e dei mercanti, sulla sinistra si ergevano numerose abbazie, come quella di Saint-Germaine-des-Prés e le numerose scuole cattoliche che poi diventeranno prestigiose Università, dove si distingueva Pietro Abelardo.
Su opportuno suggerimento dell’abate Sugero, Eleonora veniva tenuta lontana dal governo e passava le sue giornate tra giochi con le dame di corte ed altri passatempi, come la Musica e la Poesia. Aveva portato a Parigi la sua corte e quelle dame venivano definite …

I rapporti tra i due coniugi reali erano molto radi, Luigi era cresciuto nella cattedrale di Notre Dame e vestiva spesso col saio da monaco, Eleonora ne soffriva, anche se suo marito, si diceva, era follemente innamorato di lei.

L’influenza di Eleonora, almeno per i primi anni di regno, fu nulla. Mentre le regine di Francia si erano occupate del governo del paese, Eleonora fu tenuta fuori completamente da tutto ciò. Eleonora, in cambio, si fece molti nemici, prima fra tutti sua suocera, Adelaide di Morienna, ma su intervento di Luigi VII, si rifugiò a Compiegne, in compagnia del nobile Montmorency, e lì morì nel 1154.

Un altro suo nemico temibile fu Bernardo da Chiaravalle, santo e misogino. I costumi di Eleonora, ma piu’ ancora la sua futura ingerenza negli affari di stato, la fecero annoverare tra i nemici del sant’uomo!

Uno tra i più fieri oppositori di Bernardo fu proprio Abelardo, che fu condannato nel concilio di Sens a cui partecipò anche Eleonora.

Intanto nei domini di Eleonora i suoi vassalli si ribellavano ai Francesi. A Poitiers i cittadini si organizzavano in Comune, Luigi non reagì. A Natale nella cattedrale di Bourges, Eleonora venne incoronata regina.
La nefasta influenza di Eleonora su Luigi si manifestò subito, con la campagna contro il conte Alfonso Giordano, che però resistette chiuso nella sua città, Tolosa, Eleonora pretendeva quel dominio poiché era appartenuto a sua nonna Filippa!

Fu proprio durante quell’assedio che Petronilla, la sorella minore di Eleonora, si fece sedurre dall’attempato conte Raoul di Vermandois, Siniscalco di Francia, più vecchio di lei (che era sedicenne) di ben 35 anni. Raoul era sposato con Eleonora di Champagne, sorella del conte Teobaldo. Luigi appoggiò la nuova coppia e con l’aiuto di 3 vescovi corrotti, il fratello di Raoul, di Noyon e quello di Senlis e Laon, fece dichiarare nullo il matrimonio di Raoul e fece sposare la nuova coppia. Il Papa fece annullare il matrimonio e pronunciò la scomunica contro i due. Per tutta risposta Luigi marciò contro Vitry-sur-Marne, roccaforte del conte Teobaldo e bruciò vivi i suoi abitanti che si erano rifugiati, in numero di 3.000, nella cattedrale. Da allora la città venne indicata con il nome di Vitry-le-Brulè.

Goffredo d’Angiò invase la Normandia, Sugero inaugurò la nuova abbazia di St. Denis, dove si incontrarono Eleonora e Bernardo.

La regina chiese al futuro santo di far annullare la scomunica del Papa contro sua sorella e suo cognato, Bernardo la rimproverò aspramente di essersi intromessa negli affari di stato. Eleonora pianse e confessò al vecchio che non aveva rapporti col marito e perciò non aveva potuto dare eredi alla Francia! L’intervento combinato di Bernardo e di Sugero, che evidentemente a sua volta consigliò Luigi, ebbe il suo effetto: nel 1145, Eleonora diede alla luce una bambina a cui fu dato il nome di Maria.
Intanto, nell’animo di Luigi, in cerca di espiazione per i crimini commessi in guerra, si faceva sempre più strada l’idea di un “pellegrinaggio” in Terra Santa.
Papa Eugenio pubblicò una Bolla incitando tutti i Francesi a liberare i luoghi santi. L’idea arrise sia a Luigi che a ad Eleonora. Bernardo di Chiaravalle, con un celebre discorso, arringò i nobili e gli umili accorsi ad ascoltarlo a Vézelay, vicino all’abbazia romanica di Santa Maria Maddalena, nella Pasqua del 1146.
Eleonora volle la Crociata (la 2^-n.d.a.) per uscire dalla routine di una vita sedentaria, così convinse i suoi vassalli a partecipare, come pure le sue dame, tra cui: Mamille di Roucy, Sibilla d’Angiò, Fiorina di Borgogna, Torqueri di Buglione e Faydide di Tolosa. Vestite da amazzoni, con i capelli sciolti al vento ed una bianca tunica con una croce rossa, esse marceranno contro l’Infedele!

E’ di quest’epoca la tresca di Eleonora con Goffredo d’Angiò: tutti sono d’accordo che il matrimonio con Luigi mostrava già le prime crepe, infatti la regina si consolava con il duca di Normandia!

L’8 giugno del 1147 Luigi affidò a Sugero il regno ed in presenza del papa, a St. Denis, ricevette l’orifiamma di Francia che egli porterà in Terra Santa.