sabato 26 giugno 2010


La scrittrice inglese Jane Austen è nata a Steventon il 16 dicembre 1775 e morta a Winchester il 18 luglio 1817. Jane Austen è una delle scrittrici più famose dell'Inghilterra e senza dubbio una delle più importanti del periodo preromantico. Il padre era George Austen, un pastore anglicano, e la madre Cassandra Leigh. Jane Austen ha vissuto nel paese dove è nata fino all'età di 25 anni. Nel 1783 ha iniziato a frequentare, insieme alla sorella Cassandra, una scuola di Oxford, che ha poi dovuto abbandonare a causa di una epidemia di difterite. Le due sorelle hanno poi frequentato dal 1785 al 1786 la Abbey School di Reading. Nel 1797 ha finito di scrivere "Orgoglio e pregiudizio", il suo primo romanzo, che è stato pubblicato soltanto nel 1813.

L'anno successivo, nel 1798, ha terminato "Ragione e sentimento", che è stato pubblicato nel 1811, e "L'abbazia di Northanger", pubblicato nel 1818. Nel 1801 la famiglia di Jane ha deciso di trasferirsi a Bath e la scrittrice ha seguito i suoi parenti. A Bath ha iniziato a scrivere "I Watson", opera che è rimasta incompleta. Nel 1805 il padre è morto all'improvviso e tutta la famiglia si è trasferita prima a Southampton e poi, dal 1809, a Chawtown. In quest'ultimo villaggio, Jane si è dedicata alla revisione dei 3 romanzi che aveva già scritto, in previsione della pubblicazione, ed ha scritto altri 3 romanzi: "Mansfield Park", "Emma" e "Persuasione". Ha anche iniziato "Sanditon", che però è rimasto incompiuto.

Nel 1816 Jane Austen si è ammalata di una non specificata malattia. La sorella Cassandra la portò a Winchester, per farla curare, ma la scrittrice è morta ed è stata sepolta nella Cattedrale della città. I suoi romanzi sono stati pubblicati in forma anonima e soltanto dopo l'uscita di "Persuasione", pubblicato postumo, è stato svelato il suo nome come autrice delle opere.

Jane Austen, durante la sua vita, è stata una acuta osservatrice della società umana: possedeva infatti una grande capacità di leggere all'interno delle persone. Con ironia, esplorava le emozioni umane e il comportamento. Non si hanno molte notizie sulla sua vita sentimentale: forse ha avuto una storia d'amore con un giovane che non aveva soldi, che poi è stato costretto ad andare all'estero a cercare fortuna. Ha iniziato a dedicarsi alla scrittura in giovane età, dedicandosi alla realizzazione di romanzi di costumi e dando ritratti della borghesia di provincia.

I suoi romanzi si basano sul presupposto che vi sia un rapporto vitale tra costumi, comportamento sociale e carattere. Il romanzo di costume le permetteva di esplorare il carattere della gente, le relazioni personali, le distinzioni di classe e il loro effetto sui comportamenti umani, il ruolo del denaro e dei beni. Per quanto riguarda il suo modo di scrivere, Jane Austen deve molto ai romanzieri del XVIII secolo: da Richardson e dal romanzo epistolare ha imparato le infinite possibilità offerte dalla comprensione psicologica dei personaggi e le sottigliezze degli eventi ordinari della vita; da Fielding ha imparato la tecnica del narratore onnisciente e quella del dialogo tra i personaggi.

Le trame dei suoi romanzi si basano soprattutto sui valori tradizionali delle famiglie dei proprietari terrieri e dell'alta borghesia (proprietà, decoro, denaro e matrimonio. Il lieto fine è un elemento comune nei suoi romanzi. Ciò che li rende interessanti è l'analisi dei vari ostacoli attraverso i quali i protagonisti riescono a raggiungere il lieto fine. L'autrice inoltre si occupa dell'amore e dell'attrazione sessuale secondo la sua opinione generale che gli impulsi e gli stati di intensa emotività debbano essere controllati dalla riflessione personale. Le protagoniste dei suoi romanzi, dopo una crisi o climax, riescono a venire a patti con i propri sentimenti. E proprio questa conquista permette loro di affermarsi e di mantenere la propria autonomia morale

venerdì 25 giugno 2010


Lou Salomé


I Salomé erano originari della Francia meridionale. Il padre di Lou dovette emigrare con la cacciata degli Ugonotti e si rifugiò con i suoi genitori, nel 1810, all'età di 6 anni, a S. Pietroburgo.
Entusiasmato dalla vittoria russa su Napoleone, abbracciò la carriera militare e lo zar Nicola I nel 1831 lo elevò all'aristocrazia ereditaria per compensarlo del suo valoroso comportamento nell'insurrezione polacca del 1830.
Dal suo matrimonio con Louise Wilm, nacquero 6 figli, tra cui, il 12 febbraio 1861, Louise, detta Lou.

La nascita di Lou coincise con un evento storico importantissimo per la Russia: l'emancipazione dei servi della gleba, evento che precedette grossi cambiamenti politici ed economici in tutta Europa. Lou nacque sotto la stella della libertà e ciò caratterizzerà sempre il suo atteggiamento profondo e la renderà incapace di farsi seguace di alcun credo religioso o filosofico.
Gli eventi storici che fanno da sfondo alla vita di Lou, sono dunque eventi straordinari che vanno dal  declino della Russia zarista fino alle violenze della Germania nazista.  
Lou crebbe in un ambiente spiccatamente maschile, ribelle e intelligente, era un'autodidatta straordinaria. 
La sua guida spirituale fu Hendrik Gillot, pastore dell'ambasciata olandese a S. Pietroburgo: brillante oratore, personalmente affascinante, liberale, colto, vero scettico e in cuor suo ateo. Gillor riconobbe subito l'intelligenza non comune della discepola, alla quale impartì insegnamenti sulla storia delle religioni, sulle società primitive, sul simbolismo, su logica e metafisica. 

Con lui Lou acquistò una preparazione intellettuale notevole.
Gillot, più vecchio di Lou di 25 anni, sposato con figli, finì col provocare la dissoluzione del suo matrimonio per chiedere Lou in sposa. 
Lou rifiutò e, un pò per questo e un pò per sottrarsi al clima russo troppo inclemente con la sua salute, si trasferì all'estero accompagnata dalla madre. 
La prima meta fu Zurigo, dove le due donne giunsero nel settembre del 1880. 
Lou si iscrisse all'Università (quella di Zurigo era una delle poche che permetteva l'accesso alle donne). Ma ben presto, sempre per motivi di salute (era ammalata di tubercolosi), dovette trasferirsi più al sud, a Roma (febbraio 1882). 
Qui venne presentata a Malwida von Meysenbug, che accolse la giovane russa tra le sue amicizie più ristrette. Malwida, anticonformista e liberale, era affascinata dall'intelligenza della ragazza e vide in lei la continuatrice dell'opera di tutta la sua vita.

Una sera del mese di marzo 1882 a Roma, a casa di Malwida, Lou conosce Paul Rée. Conosciuta Lou, Rée pensò subito all'amico Nietzsche, e così del resto pensò anche Malwida che, il 27 marzo,  scrisse a Nietzsche una lettera:

"Una fanciulla molto singolare (Rée dovrebbe averGliene scritto),  la cui conoscenza, come in altri casi, io devo al mio libro, mi sembra sia giunta nel pensiero filosofico all'incirca agli stessi risultati cui è giunto Lei"
(C. JANZ, Vita di Nietzsche, tr., II Vol., Milano, Laterza 1981, p. 107)

Nietzsche conobbe Lou il 26 aprile e rimase così sconvolto dalla sua personalità, da chiederla in moglie, affidando a Rée il compito di mediatore della proposta. Nietzsche però non capì la situazione, giacchè tra Rée e Lou era accaduto qualcosa di cui il filosofo non si era accorto. 

I  tre comunque divennero presto amici e tra loro nasce un progetto di studio e convivenza, secondo un sogno di "fraternità ideale" (la "santa trinità"), che peraltro non si realizzerà mai per le insormontabili difficoltà create dall'innamoramento dei due filosofi per Lou, la quale oppone il suo rifiuto ad entrambi. 

"Lou accarezzava un progetto davvero avventuroso, come doveva riconoscere a se stessa, ma riuscì a realizzarlo almeno in parte, così come in genere era avvezza a ottenere quel che voleva. Essa ci informa in proposito: 'Ciò che mi convinse nel modo più immediato che il mio piano, che spregiava le consuetudini sociali allora in vigore, avrebbe potuto realizzarsi, fu un semplice sogno notturno. Mi apparve infatti un grazioso e confortevole studio pieno di fiori e di libri, affiancato da due camere da letto, mentre tra noi andavano e venivano dei compagni di studi, stretti in una cerchia grave e serenà, e più oltre: ' Così accade il fatto inatteso, che Nietzsche, non appena informato del progettodi Rée e mio, volle entrare come terzo nella lega. Perfino il luogo della nostra futura trinità venne ben presto stabilito: doveva (…) essere a Parigi, dove Nietzsche voleva ascoltare certi corsi (…). Malwida si sentì perfino un poco più tranquilla sapendoci laggiù sotto la protezione delle sue figlie adottive, Olga Monod e Natalie. Herzen (…). Malwida però sarebbe stata più contenta se la signora Rée avesse accompagnato suo figlio e la signorina Nietzsche il fratello".
(C. JANZ, Vita di Nietzsche, op. cit., p. 111)

L'irrealizzabilità del sogno non impedisce tuttavia il verificarsi di un intenso scambio intellettuale e spirituale tra Lou e Nietzsche, nonostante la burrascosa fine del rapporto dopo soli due anni dall'incontro.
La convivenza a Berlino di Lou e Ree dura invece cinque anni e si interrompe a causa del fidanzamento di lei, nel 1886, con il linguista Friedrich Carl Andreas, con cui si unisce in "matrimonio bianco" l'anno seguente. 

Nonostante le alterne vicende, i numerosi viaggi di lei e le relazioni sentimentali che entrambi vivranno con terzi, i due resteranno insieme fino alla fine dei loro giorni.
Lou svolge una vita molto frenetica: scrive saggi, opere di narrativa, critiche teatrali, recensioni, articoli su varie riviste.  
La sua intensa attività intellettuale la porta a spostarsi sovente nelle principali città in cui ferve lo spirito di fine secolo: Berlino, Monaco, Parigi, Vienna.
Nel 1897 conosce il giovane poeta Rainer Maria Rilke, con cui si lega in un rapporto sentimentale e spirituale di cui ci testimonia l'intenso carteggio rimasto.
Con lui condividerà due viaggi in Russia (1899-1900), che risulteranno altamente stimolanti per entrambi.
Nel 1911 partecipa al congresso della società psicoanalitica di Vienna dopodiché inizia i suoi studi e la formazione sotto la direzione di Freud, di cui diverrà collega nonché amica e confidente nei bui anni della guerra.
Gli anni successivi saranno da Lou totalmente dedicati alla psicoanalisi, sia con il lavoro terapeutico che con quello di ricerca.

Lou scrisse una biografia di Nietzsche (Vita di Nietzsche, Editori Riuniti) che, ancora oggi, è considerata l'opera che più ha penetrato lo spirito del filosofo: dà infatti di Nietzsche un quadro talmente veritiero da denotare non solo una profonda conoscenza del carattere dell'amico, ma anche grandi doti di intuito psicologico.
e' lei che propone la suddivisione dell'itinerario speculativo del filosofo in tre fasi:

Fase wagneriana e schopenhaueriana;

Passaggio alla fase positivistica e all'amicizia con Paul Rée. Adozione dell'aforisma come forma di scrittura;

La terza fase coincide con l'allontanamento di Rée e con il dominio dell'impulso religioso, che si risolve con un tragico conflitto: aver bisogno di dio e doverlo negare.

Se a tratti può apparire discutibile  l'interpretazione di Lou della filosofia nietzschiana, resta indubbia invece la sua abilità nel tracciarne un profilo psicologico.


 

 
 


 


 

 
 

giovedì 24 giugno 2010


 
  

10 novembre

Se una donna ambiziosa non può eccellere cerca il trionfo nell'umiliare chi è più grande di lei

Se una donna ambiziosa non può eccellere cerca il trionfo nell'umiliare chi è più grande di lei

di Francesco Lamendola - >Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]


Il caso di Lou Andreas Salomé (Pietroburgo, 1861 - Gottinga, 1937) è particolarmente interessante per due ragioni, entrambe negative.
La prima è che, con lei, compare in Europa, verso la fine dell'Ottocento, il nuovo tipi di donna che già alcuni scrittori avevano preannunziato nelle loro opere letterarie: intelligente, inquieta, ambiziosa; seducente, ma poco femminile; disinteressata alla maternità; attratta dal sapere, ma in maniera sterile; avida di vita, ma incapace di aprirsi e di donare; dominata da un ego ipertrofico e narcisista: strano miscuglio di frigidità e di sensualità cerebrale.
Parecchi personaggi femminili di Dostojevskij la rappresentano con magistrale efficacia: e, tra essi, spiccano la Polina de «Il giocatore» e la Katerina Ivanovna de «I fratelli Karamazov». Dostojevskij l'ha saputa rappresentare così bene per un motivo molto semplice: perché l'aveva conosciuta personalmente; ne era stato perdutamente innamorato; si era degradato ed era giunto quasi al delirio per l'indecifrabilità del comportamento di lei, che alternava con sadica imprevedibilità momenti di dolcezza ad altri di impenetrabile freddezza.
Anche lo scrittore Pierre Loüys ha fatto di questo tipo femminile la protagonista del suo romanzo «La donna e il burattino». Henrik Ibsen, poi, la ha raffigurata in maniera indimenticabile nella protagonista, tragica e distruttiva, del dramma «Edda Gabler», oltre che nella signorina Hilde de «Il costruttore Sölness».
Anche alcuni scrittori italiani hanno intuito la comparsa sulla scena della società di questo nuovo tipo femminile: Ippolito Nievo l'ha descritta nella Pisana delle «Confessioni di un Italiano», Iginio Ugo Tarchetti nella protagonista di «Fosca» e Antonio Fogazzaro nell'eroina (negativa) di «Malombra». Degli ultimi due personaggi abbiamo avuto anche occasione di occuparci in appositi scritti (cfr. rispettivamente F. Lamendola, «Nella lotta con l'angelo deforme è in gioco la salvezza della nostra anima», e «Alle radici dell'inquietudine femminile contemporanea: Marina di Malombra», entrambi consultabili sul sito di Arianna Editrice).
In una prima fase, sovente questi personaggi pagavano di persona e si "riscattavano" con il sacrificio finale di sé, come la Pisana di Nievo; oppure con scontavano con l'autodistruzione la propria inquietudine e la propria ambizione inappagata: così Edda Gabler; così Marina di Malombra; e aggiungiamoci pure anche la signorina Julia dell'omonimo dramma di August Strindberg.
Non aggiungiamo all'elenco, invece, né Madame Bovary, troppo romantica e ingenua, né Anna Karenina, troppo generosa e sensibile: entrambe rappresentano ancora un tipo di transizione, ma in esse prevale la vecchia cultura, come è provato dal loro suicidio. L'una e l'altra si tolgono la vita per la disperazione di veder crollare i loro sogni (più vicine, quindi, alla Didone di Virgilio); Edda Gabler o Malombra si tolgono la vita per dispetto, dopo aver seminato intorno a sé tutto il male possibile, non per un diabolico disegno, ma perché tale è la loro natura.
Alla fine dell'Ottocento e ai primi del Novecento si fa avanti una nuova versione di questo tipo  femminile, e non solo nelle pagine dei libri, ma nella vita reale: più pratico e determinato, più freddamente ambizioso, più algido nella sua bellezza irraggiungibile: strumento del suo potere e, al tempo stesso, di sofferenza e degradazione per gli uomini (o le donne) che la incontrano e che se ne innamorano.
Assolutamente priva di sentimentalismi o di scrupoli, ella vorrebbe eccellere, in genere in campo artistico o culturale, perché viene imperiosamente sospinta da un compulsivo sentimento di autoaffermazione. Non riuscendovi, applica la sua intelligenza e il suo fascino a sedurre, lasciare e umiliare gli uomini che incontra e che ella intuisce essere molto più grandi di lei
Ci sono due modi per passare alla storia: costruire o distruggere; ella sceglie il secondo, d'istinto.  L'importante è lasciare il segno.
Il tipo - diciamo così - riuscito di questo nuovo personaggio femminile, può essere impersonato dalla giovane pittrice russa Maria Baškirceva, spentasi di malattia nel fulgore di una notevole carriera artistica. Ella aveva trovato il modo di incanalare costruttivamente la sua ambizione e la sua tesa volontà di sfondare, di farsi un nome e di stupire la società.
Al tipo mal riuscito e inferiore appartiene, secondo noi, Lou Andreas Salomé, che è passata alla storia unicamente per essersi legata, in bene o in male, ad uomini famosi, come il filosofo Friedrich Nietzsche o il poeta Rainer Maria Rilke. La sua militanza nel piccolo esercito degli psicanalisti e il suoi rapporto di discepolato con Freud non si può considerare come una pagina veramente autonoma e creativa della sua vicenda intellettuale ed umana: anche in quel caso, ella scelse un uomo famoso per emergere, ma non riuscì che a farsi ricordare come una promettente allieva che, di suo, non ha prodotto nulla di notevole.
Non è sufficiente al parassita scegliersi una pianta alta e robusta da infestare; bisogna anche avere la forza di salire alla sua altezza. Lou Salomé non aveva quella forza, ma aveva tutta l'ambizione possibile: perciò, non potendo innalzarsi quanto avrebbe desiderato, non le restava che abbassare a sé il genio solitario, assolutamente inesperto di schermaglie sentimentali e astuzie femminili, lusingandolo e poi respingendolo.

Questa è stata la sostanza, dura e sgradevole, del capitolo più famoso della sua vita (dal quale la regista Liliana Cavani ha ricavato, nel 1977, il film «Al di là del bene e del male», interpretato da una Dominique Sanda perfetta in quel genere di ruolo).
Checché ne dicano i suoi estimatori, che non sono pochi, Lou Salomné sarebbe oggi una perfetta sconosciuta, se non avesse affascinato e Nietzsche e non avesse giocato con lui, per un po' di tempo, al gatto col topo, nel tempo stesso in cui rideva alle sue spalle con l'«amico» Paul Reé, un uomo così meschino da canzonare il filosofo dietro le spalle con la donna della quale lo sapeva innamorato. Ma Reé era inguaribilmente omosessuale, e anche di lui l'intraprendente giovane russa finì per stancarsi.
Perché quel tipo di donna, chiamiamola protofemminista, ama farsi adorare da lontano, però da uomini veri; salvo, poi, metterseli sotto i tacchi delle scarpine.

Una ricostruzione obiettiva dell'effetto che il modo di agire di Lou Salomé produsse su Nietzsche è contenuta in quella che è una delle biografie più complete  di lei, «Mia sorella, mia sposa» di H. F. Peters.
Si tratta di un libro che offre un'interpretazione tutt'altro che ostile alla Salomé e, pertanto, la ricostruzione che offre della vicenda del 1882 appare doppiamente credibile. Per Peters, lei non è equiparabile alla solita cacciatrice di uomini famosi, ma fu una donna la cui vita ebbe un senso molto più profondo:  la liberazione femminile e la psicanalisi (si noti il binomio indissolubile, per cui sembra che solo la psicanalisi possa condurre alla liberazione femminile, e che quest'ultima nn possa approdare se non ai lidi freudiani).
Scrive dunque Peters nel suo libro (titolo originale: «My Sister, My Spouse», 1962; traduzione italiana di Amina Pandolfi, Milano, Ferro Edizioni, 1962, e Arnoldo Mondadori Editore, 1977, pp. 195-198):

«… Poco a poco Nietzsche era costretto a rendersi conto che non sarebbe più ritornata, che l'aveva perduta per sempre. Questa certezza fu per lui uno choc terribile sebbene non giungesse affatto inatteso, o forse al contrario proprio per questo e lo condusse ai limiti della follia. Ne fu totalmente sconvolto. Come un animale colpito a morte, la sua prima reazione fu quella di fuggire., di nascondersi agli occhi del mondo. Quando lasciò Lipsia alla metà di novembre [del 1882] non aveva che un solo pensiero: allontanarsi da tutto, specialmente dalla Germania dove era stato così crudelmente offeso.
In viaggio verso l'Italia, s fermò per una breve visita presso gli Overbeck, che furono sconvolti vedendolo in quello stato di disperazione. Lo supplicarono d restare con loro, aveva bisogno di distrarsi per non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, per non consumarsi il cuore nella solitudine. Ma Nietzsche non ne volle sapere. Voleva essere solo, voleva giungere fino ai limiti estremi della solitudine.
Ritornò a Genova, di dove aveva avuto inizio quel suoi viaggio fatale. Ma Genova era mutata, il sole primaverile era scomparso e si trovò di fronte a un inverno gelido e desolato che affrontò senza neppure potersi procurare le piccole comodità più elementari: tremava di freddo nella sua camera inospitale e non riscaldata e meditava amaramente sul suo destino, correva come inseguito per le strade deserte e trascorreva notti insonni piene di incubi terribili.
"Potessi almeno dormire!" si lamentava in una lettera a Overbeck. "Ma anche i sonniferi più potenti non mi aiutano a trovare riposo, non più delle sei, persino otto ore di marcia… Se non scopro il segreto dell'alchimista per tramutare in oro questo schifo… sono perduto".
E malgrado tutto continuò fino quasi alla fine dell'anno a sperare che ogni cosa potesse ancora volgersi al meglio. Persino quando venne a sapere che Lou e Reé vivevano insieme a Berlino e non avevano nessuna intenzione di invitarlo a raggiungerli, egli scrisse loro ancora chiedendo una risposta chiara e definitiva. Voleva sapere quali erano i loro progetti. E perché tutta quella diffidenza? Reé doveva per favore scrivergli "con precisione su ciò che ora importa più di tutto…" su ciò "che ci riguarda e che ci separa".
Nelle sue lettere, e specialmente negli abbozzi di lettera buttati già in fretta, sotto l'impulso dell'emozione, si vede chiaramente la profondità della sua angoscia. Supplica che gli si dia un cielo limpido, senza le nebbie dell'inganno e del sospetto, sotto le quali non può vivere. Chiama Lou "mio caro cuore" e la prega di sollevare quella coltre di diffidenza che lo soffoca:
"Un solitario soffre terribilmente di dover sospettare delle poche persone che ama; specialmente se sospetta ch'essi nutrano sospetti circa tutta la sua persona.  Perché nei nostri rapporti pè sempre mancata la serenità? Perché io ho sempre dovuto impormi uno sforzo troppo grande di volontà… Il mio linguaggio è oscuro? Ma nel momento in cui dovessi essere sicuro della Sua fiducia, Lei vedrebbe come saprei trovare le parole! Finora ho sempre dovuto tacere."
Confidò a Malvida che sua sorella considerava Lou "come un verme velenoso, che bisogna distruggere a ogni costo. È un modo di vedere eccessivo e assurdo e mi ripugna profondamente. Al contrario, io vorrei di tutto cuore esserle utile per quanto possibile e aiutarla a portare alla luce quanto vi è di meglio in lei, in tutti i sensi. Se sono in grado di farlo, se mai ho potuto farlo, è una domanda alla quale non vorrei ora rispondere: ma so di aver tentato sinceramente di farlo. Finora essa ha dato ben poco valore al mio sincero interesse e io stesso sono per lei (a quanto pare) più superfluo che interessante." "La sua intelligenza è straordinaria e Reé pensa che Lou ed io siamo le due persone più intelligenti attualmente viventi." Persiste con patetica insistenza nell'accomunare Lou alla sua persona, e proprio servendosi di Reé. E continua a domandare di chi è la colpa che le cose siano andate così. "Come ha potuto accadere?". E a sua amarezza cresce vedendo arrivare soltanto risposte evasive.
"Non mi scriva più di queste lettere!" rimproverava a Lou. "Cerchi di capire che io voglio vederla in alto davanti a me, non voglio vederla abbassarsi così!" E ancora: "Non le faccio oggi alcun rimprovero  se non di non essere stata sincera con me nel momento in cui sarebbe stato necessario… Che risponderebbe se le chiedessi: È leale? È incapace di tradire?
Più meditava su tutto ciò nel tetro gelo della sua stanza, più si sentiva colmare di amarezza e di collera.
"Stia in guardia!" ammoniva Lou in un'altra lettera. "Se io ora la respingo, questa resterà come un'accusa gravissima contro di Lei, contro tutto il suo carattere… Se lascia libero corso a tutti i tratti più lamentevoli della sua natura, chi più vorrà frequentarla!… Lei ha recato dei danni, ha fatto del male, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che mi volevano bene… Questa spada rimane levata sopra la sua testa…  e più oltre: "io non ho creato né il mondo né Lou. Se avessi creato Lou, le avrei dato una salute migliore, ma soprattutto  qualche altra cosa, molto più importante della salyte… forse anche un po' di affetto per me(sebbene questo sia ora ciò che mi interessa di meno). Ricordi: quell'egoismo crudele che è il suo, quell'incapacità di amare, questa totale assenza di sentimento per chicchessia sono per me proprio quanto vi è di più ripugnante nella natura dell'uomo: assai peggio del male… Addio, mia cara Lou, non la rivedrò più. Guardi la sua anima da altre azioni come questa e cerchi di riparare verso gli altri, e in particolare verso il mio amico Reé, il male che non può riparare con me. Addio, non ho letto la sua lettera fino in fondo,  ma ne ho letto anche troppo."
Anche queste lettere però non gli davano sollievo. Se Lou fosse un uomo, la sfiderebbe a duello, scrisse a Reé, perché lo aveva vergognosamente ingannato…"

Povero Nietzsche, nella sua ingenuità credeva ancora all'amicizia di Reé: solo in seguito sarebbe venuto a sapere che il suo caro amico lo aveva sempre tradito; che aveva fatto di tutto per metterlo in cattiva luce davanti a Lou; che aveva definito i suoi discorsi filosofici "i vaniloqui di un pazzo": proprio lui, che ostentava la massima stima e considerazione per il pensiero di lui, encomiandolo con le lodi più sperticate.
Solo a quel punto Nietzsche ebbe la chiara percezione di quale nido di vipere fosse stato, in realtà,  quell'ambiguo triangolo intellettuale e affettivo, che egli aveva battezzatola "la Santa Trinità". E fa male al cuore vedere un così grande uomo (altrove lo abbiamo definito un cattivo maestro: si può ben essere dei grandi uomini e dei cattivi maestri) aggiogato al carro, insieme a Reé, mentre Lou,  seduta su di esso, brandisce il frustino, in quella disgraziatissima fotografia scattata a Lucerna il 13 maggio 1882. E nulla cambia, sapendo che fu proprio lui, il filosofo di "Al di là del bene e del male", a insistere perché il fotografo li ritraesse in quella posa grottesca: ciò testimonia solo a quale avvilimento l'infatuazione per la Salomé lo avesse portato
Alcuni biografi di Nietzsche hanno sostenuto che, nonostante tutto, bisogna esser grati a quella donna, perché senza di lei e senza il suo rifiuto alla proposta di matrimonio del filosofo, noi non avremmo lo "Zarathustra", scritto proprio per reagire alla tremenda delusione e per sublimare il dolore e l'angoscia per il modo in cui il sogno si era infranto.
Anche H. F. Peters, che ha potuto utilizzare gli scritti e i documenti inediti della Salomé, sequestrati  dalla polizia tedesc dopo la sua morte e, quindi, farsi un'idea più precisa del suo carattere, è di questa opinione. Se Lou avesse acconsentito alla richiesta di matrimonio, argomenta,  Nietzsche avrebbe provato le dolcezza di una  vita amorosa che lo avrebbero compensato della sua precedente solitudine; ma noi non avremmo ora lo "Zarathustra". Dunque, dobbiamo esser grati alla giovane russa di aver agito come ella ha agito.
L'argomento è classico, ma alquanto specioso: tanto varrebbe ringraziare tutti coloro che agiscono contro la giustizia morale e contro la lealtà, se le loro vittime sono, poi, così coraggiose da trarre motivo di creazione intellettuale dalle proprie sofferenze. Meno male, allora, che Fanny Targioni Tozzetti si è burlata dell'amore di Leopardi, altrimenti noi non avremmo alcune delle sue migliori poesie. E quasi quasi dovremmo ringraziare anche l'arcivescovo Ruggieri di aver condannato alla morte per fame il conte Ugolino della Gherardesca, altrimenti non avremmo lo stupendo XXXIIII canto dell'"Inferno" dantesco…
Questa filosofia da portinaia non ci sembra che sposti di un millimetro il giudizio sul comportamento di chi gioca ad illudere le persone in campo affettivo, per poi godere del proprio trionfo e liquidarle come semplici spoglie da aggiungere ai propri trionfi. Peters lo sa bene, perché dal diario della giovane russa risulta che, negli ultimi mesi del 1882, ella non si degnava neppure di farvi il nome di Nietzsche. Parlava sempre e solo di sé: era talmente piena del proprio ego da non essersi neanche accorta di tutto il male che aveva fatto a un altro essere umano, a lei così superiore per doti intellettuali e morali. E tanto ci pare che basti e avanzi per tirare le debite conclusioni circa il suo livello di evoluzione spirituale e per sfatare in maniera inequivocabile il mito che ella sia stata, e sia pure indirettamente, la Musa ispiratrice dello "Zarathustra".

È quasi scontato che il libro di Peters, essendo una interpretazione in chiave di emancipazione femminile della vita di Lou Salomé, dipinga a fosche tinte l'atteggiamento della sorella di Nietzsche, Elisabeth, che cercò di "vendicare" l'affronto subito dal fratello mediante una "campagna di odio e di diffamazioni". Viceversa, viene apertamente elogiato l'atteggiamento della Salomé, che non cedette davanti a quelle pressioni, non ritornò a Pietroburgo e seguitò a vivere a modo suo, coabitando con Reé, alla faccia di tutti i borghesi benpensanti della Germania.
Questo è un classico esempio di storiografia politicamente corretta: una donna che lotta per la propria emancipazione ha sempre e comunque ragione, poiché rappresenta il progresso; e, se pure ha agito in maniera non proprio leale verso un uomo che si era sinceramente innamorato di lei, pazienza, questi sono i costi del progresso. Del resto, di che cosa lamentarsi, visto che da tutto ciò è nato un libro prodigioso come "Così parlò Zarathustra"?».
Viceversa, una donna come Elisabeth non può che apparire gretta, meschina, invidiosa e bassamente malevola: non è forse vero che, più tardi, aderì al nazismo e alterò sostanzialmente l'interpretazione del pensiero del fratello, facendone un alfiere del nazionalismo tedesco e un precursore della morale nazionalsocialista? Certo, è sin tropo facile presentare le cose in questo modo: Lou come la campionessa della libertà e del progresso, Elisabeth come la retriva sostenitrice di un ordine obsoleto e autoritario.
Peccato che tutto ciò sia solo ideologia e pregiudizio da quattro soldi.
Il punto è che Lou agì in maniera abietta con Nietzsche, insieme a quel suo degno amico di Reé (col quale, del resto, non ebbe mai rapporti intimi: è lei stessa che ce ne informa, nostro malgrado; così come del fatto che solo a trent'anni conobbe l'atto sessuale). Elisabeth, viceversa, ebbe il torto di intuire al primo sguardo che razza di persona ella fosse e di preoccuparsi per il male che avrebbe fatto a suo fratello: il che, puntualmente, avvenne.
Questi sono i fatti: che piacciano o no.
Oppure vogliamo dire che la russa era più avvenente, più fresca, più colta e più intelligente della tedesca, e quindi doveva avere per forza ragione lei, tra le due?
O che una donna che, come Elisabeth, mezzo secolo dopo avrebbe simpatizzato per il nazismo, non poteva che essere, già allora, cattiva e male intenzionata verso il prossimo, e dunque essere sicuramente dalla parte del torto, nella vicenda che le aveva contrapposte?
Quando l'equilibrio psichico di Nietzsche andò in pezzi, alcuni anni dopo, fu però Elisabeth, la "nazista", a prendersi amorevolmente cura del fratello e ad assisterlo, fino all'ultimo giorno della sua vita: lei che già aveva avuto gravi dolori nella sua vita, tra cui il suicidio del marito. Lou, in tutti quegli anni, non fece altro che volare di fiore in fiore, sempre in mezzo ai salotti eleganti e alle persone famose, sempre in cerca di affermare il suo ego ipertrofico, assolutamente incapace di sacrificio e smanioso soltanto di riconoscimenti.
Fece anche di peggio.
In tutta una serie di libri ed articoli e, alla fine, anche in un libro, "vendette" al pubblico la storia del suo rapporto con Nietzsche, offrendo ulteriore materia ai pettegolezzi e sfruttando ulteriormente l'uomo che già aveva ingannato vergognosamente sul piano personale. Non aveva imparato nulla da quella vicenda: non aveva riconosciuto affatto le sue responsabilità e continuava a ripetere l'eterno ritornello dei narcisisti: io, io, io.
Ma la realtà è che non aveva alcun talento creativo; e che, pur con tutta la sua fredda intelligenza, non seppe mai divenire niente di meglio che una delle tante discepole adoranti di Sigmund Freud.  La notorietà del suo nome le deriva unicamente da Nietzsche e, in misura minore, da Rilke e dallo stesso Freud.

Le parole più dignitose, in tutta la vicenda per cui Lou Salomé è conosciuta anche dalle persone di media cultura, sono state quelle di Nietzsche, in una lettera all'amico Overbeck, scritta quando ormai tutto era finito e anche il tradimento di Reé era venuto in luce (Op. cit., p. 202):

«…In quanto a me non ho nulla da vergognarmi in tutta questa vicenda.  Ho provato per Lou il sentimento più forte e più vero, ma nel mio amore non vi è stato nulla di erotico. Tutt'al più avrei potuto  ingelosire il buon Dio..  Strano, nel momento in cui ritornavo al mondo, alla vita, ho creduto mi venisse incontro un angelo, un angelo che avrebbe addolcito ciò che in me si era indurito attraverso il dolore e la solitudine, soprattutto un angelo di coraggio e di speranza per tutto ciò che ho ancora davanti a me. Ma non era un angelo. Del resto non voglio più avere nulla a che fare con lei.  È stato uno spreco assolutamente inutile di cuore e di sentimento. Bene, a dire il vero, di questo sono ricco abbastanza.»

E non crediamo ci sia altro da dire.
Ora che il mondo è pieno di tante piccole Lou Salomé in sedicesimo, ella può anche apparire come una sorta di pioniera della liberazione femminile; ma non è stata altro che una ragazza arida e vuota, innamorata solamente di se stessa.
Nessuno sproloquio pseudo libertario potrà mai cambiare le cose.
Lou Salomé non è stata una bella persona; è stata una persona che nessuno dovrebbe prendere a modello; una persona che non aveva proprio nulla di cui andare fiera.
Se è diventata abbastanza nota, ciò è avvenuto perché ha sfruttato i suoi rapporti con uomini famosi e vi ha costruito sopra una carriera letteraria.
Ma non aveva la stoffa per diventare qualcuno in maniera autonoma: semplicemente, era troppo egocentrica per questo.
Non basta ammirarsi allo specchio per farsi un none; non bastano dei bei capelli biondi e un aristocratico nasino all'insù; non bastano neppure cultura e intelligenza. Con queste armi si può brillare nei salotti mondani, e Lou Salomé lo fece per tutta la vita; ma ci vuole ben altro per lasciare memoria di sé alle generazioni future.
Bisogna avere la capacità di aprisi, di donarsi senza riserve e senza secondi fini, e sia pure attraverso le proprie opere: ma non per elargire al pubblico infiniti rimandi della propria immagine allo specchio.
In breve, bisogna essere capaci di lavorare su se stessi, non nei labirinti artificiosi della psicanalisi, ma nella concretezza della propria vita, in mezzo ai propri simili, guardando con onestà ai propri pensieri e alle proprie azioni.
Lou Salomé non seppe mai farlo, malgrado la verniciatura di freudismo con cui cercò di camuffarsi nella seconda parte della sua vita: era ancora un gioco insincero, la ricerca della celebrità per interposta persona.
Era una persona piccola, troppo piccola per affermarsi.
Ma, ambiziosa com'era, una cosa poteva fare, e la fece benissimo: prendersi la rivincita a modo suo, umiliando chi di lei era molto più grande e molto più pulito.

L’ETOLOGO


Il tiepido sole stava appena sorgendo all'orizzonte,là dove le cime delle montagne si inchinavano come una culla rocciosa e lui si stava apprestando a montare il suo turno di osservazione.

Non era cosa che lo entusiasmasse particolarmente,quella mattina:avrebbe preferito rimanere ancora un po' nella cella termica a riposare.

Ma il lavoro doveva essere terminato nei tempi,e i tempi oramai erano quasi scaduti.

Presto tutta l'attrezatura doveva essere smantellata e tutto il gruppo si sarebbe trasferito altrove per osservare ,osservare ancora fino ad essere in grado di decidere.

Decidere cosa lui non lo sapeva e nessuno glielo aveva detto né lui si era sognato di chiederlo.

Era solo un tecnico,un bravo lavoratore ,un professionista con anni di esperienza,molto apprezzato dai superiori,ma niente di più.

Altri decidevano e sapevano.

Si sistemò più comodamente possibile sull'erba umida e tirò fuori i "ferri"del mestiere.

Tra poco sarebbero usciti dalle loro tane e lui doveva essere pronto e vigile.

Ma i suoi occhi sapevano già cosa guardare,dopo tanti anni,quasi indipendentemente dalla sua attenzione o dal suo impegno.

Il raggio del sole nascente brillava rendendo la brina magicamente colorata da mille riflessi.

Era ancora fanciullescamente affascinato da quel fenomeno di luci riflesse.

Sapeva da quel rifrangersi di luci che sarebbe avvenuto tutto nel giro di qualche attimo di tempo.

Ed infatti tutto cominciò rapidamente e con il ritmo di sempre.

Le tane spalancarono contemporaneamente,o quasi,le aperture,e le creature cominciarono ad uscire.

La sequenza era la stessa di sempre:alcuni isolati,altri a coppia,altri ancora in piccoli gruppi.

Tutti si muovevano in direzioni prestabilite.

Una era preferenziale e portava ad una piccola radura nella quale le creature si ammassavano una contro l'altra in attesa del grosso tronco:o perlomeno così lo aveva soprannominato lui,perché proprio un grosso e tozzo tronco sembrava.

Quando il tronco scivolava verso la radura le creature sembravano risvegliarsi dal torpore e si cominciavano ad agitare.

Lui presupponeva che quel tronco fosse molto importante per loro,vista l'agitazione.

Forse era una specie di totem tribale.

Forse le creature erano abbastanza evolute da avere un totem:non era risposta che poteva dare lui.

Il tronco scivolava via con lentezza esasperante:si era sempre stupito della lentezza con la quale le creature si spostavano.

Si poteva seguirle nel movimento per molto tempo

Alcune però rimanevano nelle tane,potevano uscire in un secondo momento,o ancora non uscirne affatto per tutto un tempo di sole o ancora di più.

Quelle che uscivano nel secondo turno parevano meno agitate dei primi e si muovevano ancora con più pacatezza.

Si trascinavano dietro quelli che lui pensava fossero i cuccioli della specie,ragnetti mobilissimi ed imprevedibili

Che solitamente venivano trattati con molto riguardo.

A volte sembravano dominare le creature più grosse,ma ciò contraddiceva ogni regola da lui conosciuta e quindi la riteneva onestamente impossibile.

Il sole cominciava ad asciugare la terra e intorno si cominciavano a creare nell'erba piccole pozze di acqua.

Mise un dito nella pozza vicina e poi succhiò con piacere il liquido freddo

Tutto il suo corpo rabbrividì di piacere e si sentì subito in colpa.

Le creature bevevano molto senza nessun problema,con buone probabilità il loro corpo era formato in gran parte di acqua

Bevevano quindi spesso,ma rieliminavano con altrettanta frequenza il liquido.

Appoggio la testa alla terra erbosa e guardò verso il cielo azzurrissimo:il sole inondò i suoi occhi,ma lui non ebbe bisogno di chiuderli a difesa.

Il cuore gli si fece pesante,le pietre pesanti dei ricordi gli tolsero quasi il respiro e per un attimo si scordò il lavoro e le creature.

Era tempo di tornare.

Troppi anni aveva vagato ad osservare creature in ogni parte delle galassie.

A cercare con gli scienziati della sua spedizione un pianeta che potesse essere compatibile.

Compatibile con le caratteristiche della sua specie.

E le immagini della sua terra arida e morente scorsero davanti ai grossi occhi privi di palpebre.

Le sconfinate terre del grande deserto,dove ogni goccia di acqua era un bene prezioso e dove da centinaia di anni non cresceva più un solo filo di erba.

Penso al suo tenero amore e a quell'ultima volta che l'aveva vista:piccola indifesa con la pelle rugosa appena colorata di terra gialla come nella tradizione delle loro spose.

Lei con il suo serbatoio di liquido agganciato alla tuta termica,lei che lo guardava andare via.

Quanti anni erano passati'?

Quanti millenni di luce erano corsi ormai tra loro?

Mai nessuna creatura,e ne aveva viste,oh se ne aveva viste,le era sembrata più bella

Lei che si stagliava coraggiosa nell'ombra del loro grande sole nero morente.

Le pietre pesavano si nel suo cuore e i ricordi erano piccole e feroci lame,ma si girò e cominciò come tutti i giorni a scrivere gli appunti per la missione.

"giorno 146 di osservazione

Pianeta 568 della galassia yjw

Le creature che lo abitano lo denominano come terra………


 


 


 


 

susanna franceschi riproduzione vietata

CASO CLINICO DI DORA (1901)

Volume 4 pp. 301-402

Negli Studi sull'isteria Freud ha sostenuto la tesi che gli isterici sono vittime di precoci violenze sessuali infantili. Ha poi preso atto d'avere dato credito ingenuamente a ricordi poco attendibili. Frustrato nell'orgoglio, egli, stranamente, non si è chiesto se quei ricordi non potessero avere un qualche fondamento, denunciando una cultura sostanzialmente violenta e repressiva. Si è viceversa imposto di comprendere il significato dei falsi ricordi, giungendo alla conclusione che essi comprovano con assoluta certezza l'esistenza precoce a livello inconscio di una pulsione sessuale originaria e naturale, sostanzialmente anarchica. L'Interpretazione dei sogni è stata dedicata, per molti aspetti, a confermare questa nuova tesi, che sposta l'accento dalla denuncia della società e della cultura, implicita negli Studi sull'isteria, alla denuncia della natura umana.

Il caso clinico di Dora serve a sancire questo spostamento, e dunque vale come una riparazione culturale rispetto alla tesi originaria.

L'ortodossia psicoanalitica dà un grande valore ai casi clinici freudiani, sei in tutto, che sono molto dettagliati e approfonditi. Come vedremo analizzandoli criticamente, essi comprovano univocamente che in essi Freud trova costantemente ciò che cerca: la conferma dogmatica delle sue convinzioni e, soprattutto, dei suoi pregiudizi nei confronti della natura umana. Tra tutti, il caso di Dora rappresenta forse il documento più emblematico del dogmatismo ideologico freudiano.

Essendo durato il trattamento solo sei mesi, ed essendosi concluso con l'abbandono della terapia da parte della paziente, scettica nei confronti dei risultati raggiunti, c'è da chiedersi cosa abbia spinto Freud a dedicare al caso un particolare interesse. Tanto più che, nello scritto, egli rileva ripetutamente che l'interruzione della terapia rende incompleti i dati di cui dispone e allude a numerosi altri casi portati a termine. Il motivo presumibilmente è la convinzione di Freud che i sogni di Dora rappresentassero prove inconfutabili della sua teoria. Qui, come altrove, Freud confonde i fatti con le sue opinioni.

La storia di Dora è, nel complesso, una ""petite hysterie" con tutti i sintomi somatici e psichici più comuni: dispnea, tosse nervosa, afonia, fors'anche emicrania; e insieme depressione, insociabilità e un taedium vitae probabilmente non del tutto sincero" (pp. 318-319). Quand'essa, su sollecitazione del padre, curato da Freud per disturbi nervosi legati ad una lue, si rivolge a questi, ha sedici anni e soffre di tosse e di raucedine. A 18 anni, allorchè si decide ad avviare il trattamento lamenta, oltre a periodici episodi di afonia, una depressione associata a turbe del carattere. Scontenta di sé, è sgarbata con i suoi, evita le relazioni sociali e si dedica "a studi più o meno severi" (p. 118). E' una ragazza "dai lineamenti intelligenti e attraenti" (p. 318), dotata di precoce "senso critico" (p. 314) e di una evidente "precocità intellettuale" (p. 315). Tali dote le ha ereditate dal padre, uomo " di capacità e di attività poco comuni, grande industriale in condizioni economiche eccellenti", per quanto vessato da numerose malattie, una delle quali, come accennato, curata da Freud. La madre, viceversa, è "una donna di poca cultura e soprattutto di poca testa, che specialmente dopo la malattia del marito e l'estraneità che ne era seguita concentrava tutti i suoi interessi sulle faccende domestiche, offrendo così un esempio di quella che potrebbe definirsi la "psicosi della casalinga"" (p. 316).

L'estraneità intervenuta tra i coniugi dopo la malattia si intreccia con una classica storia di doppia vita borghese. All'epoca della malattia, la famiglia stringe amicizia con una coppia, i coniugi K. La signora K. si dedica amorevolmente alla cura dell'uomo. Molti indizi inducono a pensare che tra di loro ci sia più dell'amicizia, della gratitudine e della solidarietà tra due coniugi infelici. Il signor K. ha manifestato una predilizione per Dora, che, almeno in due circostanze, ha assunto un esplicito carattere sessuale: la prima volta - quando Dora ha 14 anni -, rimasto solo con lei, la stringe a sé e la bacia sulla bocca; la seconda, due anni dopo, le fa delle "proposte amorose". In entrambi i casi, la ragazza reagisce con disgusto, la seconda volta denunciando la cosa ai suoi. Nonostante un confronto però, la cosa viene messa a tacere e attribuita alla fantasia "morbosa" di un'adolescente incline a letture pruriginose (la Fisiologia dell'amore del Mantegazza). Il problema è che nessuno degli adulti intende modificare una situazione vantaggiosa per tutti: la madre di Dora è ben contenta che il marito non le richieda più di assolvere i suoi doveri coniugali; il padre di Dora non vuole compromettere la sua relazione con la signora K.; questa, timorosa che un conflitto possa allontanare le famiglie e impedirle di vedere il padre di Dora, difende a spada tratta, per lo stesso motivo, il marito; il signor K., negando l'accaduto, mira a continuare a coltivare il suo amore morboso per Dora. Si tratta dunque di una situazione tipicamente ipocrita, dalla quale tutti gli adulti ricavano un vantaggio.

Dora però non l'accetta. Essa ha idolatrato da bambina il padre, con il quale si è identificata e a cui per doti e carattere somiglia; ha avuto un rapporto di totale affidamento e intimità con la signora K., che ha assunto come madre sostitutiva di quella reale, con la quale è stata sempre in contrasto; ha recepito ingenuamente, proma dei due episodi riferiti, le attenzioni del signor K., attribuendogli un ruolo paterno. Quale altro effetto che non sia la rabbia può avere lo scoprire di essere stata presa in giro da tutti e usata ai loro fini? Qual'è la difficoltà di capire il significato dei sintomi: la nausea, la tosse, la depressione, il tedium vitae? Una prospettiva di vita incentrata sull'intrigo, l'ipocrisia, il tradimento, il perbenismo può motivare a vivere un'adolescente ricca di doti e di interessi culturali? Certo, nel suo intimo Dora incolpa e si sente in colpa. Ma l'attribuzione ambivalente della colpa, proiettata all'esterno e rivolta contro di sé, non è un aspetto tipico di tutti I conflitti psicodinamici?

Freud non ama le soluzioni semplici, e soprattutto quelle che non confermano il dogma intrapsichico cui egli si è rivolto dopo la delusione provocata dalle menzogne isteriche, che hanno messo a rischio la sua reputazione. Se qualcosa non va nella situazione vissuta da Dora, di sicuro questo qualcosa, nonostante le apparenze, alligna nel suo intimo.

La catena intepretativa muove dall'analisi della reazione di Dora al bacio: "In questa scena, seconda in ordine di menzione ma prima in ordine di tempo, il comportamento della ragazza quattordicenne è già nettamente isterico. Non esito infatti a considerare isterici tutti coloro che in cui un'occasione di eccitamento sessuale provoca soprattutto o soltanto sentimenti spiacevoli… Invece della sensazione genitale, che non sarebbe certo mancata in una ragazza sana in circostanze analoghe, abbiamo qui quella sensazione spiacevole relativa al tratto di mucosa con cui si inizia il canale digerente: la nausea" (pp. 322-323). La reazione rappresenta di sicuro, per Freud un "capovolgimento degli affetti" (p. 323): "Io ritengo che la ragazza abbia avvertito, durante il focoso abbraccio, non soltanto il bacio sulle labbra, ma anche la pressione del membro eretto contro il suo corpo" (p. 324). Come può una cosa del genere averla solo disgustata, e perché Dora nega l'eccitazione che ha di sicuro provato? Posto che la negazione cela sempre un desiderio, attraverso una serie di considerazioni, Freud giunge ad una conclusione univoca: Dora "in tutti quegli anni, era stata innamorata di K." (p. 330). Può darsi che sia vero, ma non ci vuole molta fantasia a capire che un adolescente corteggiata insistentemente da un uomo maturo può sentirsi gratificata e cadere nella trappola della seduzione. Se è così, deve essersi trattato comunque di un amore platonico che può avere prodotto un moto di disgusto di fronte ad un'aggressione fisica.

Ma anche una considerazione del genere è troppo semplice per Freud. Essa tra l'altro spiega la nausea, ma non la tosse e la raucedine. Freud dunque si pone ad analizzare i vissuti di Dora in rapporto alla relazione tra il padre e la signora K. Essa non alcun dubbio che "quella che legava suo padre alla bella e giovane donna era una comune relazione amorosa" (p. 326) e, via via che si è reso conto di questo, ha sviluppato "l'idea di essere stata consegnata a K. come prezzo per la sua tolleranza della relazione tra suo padre e la moglie" (p. 328) e "l'indignazione per un simile impiego di se stessa" (p. 328). Ma perché mai tanta indignazione, perché Dora utilizza la sua malattia, fino al punto di minacciare il suicidio, per tentare di allontanare il padre dalla signora K.? Non sapeva forse essa che, con ogni probabilità, in conseguenza delle malattie, il padre è impotente? Già, ma Dora non è una ragazza tanto inesperta quanto vuole sembrare: "con la sua tosse per accessi, riferita, come è normale, a un senso di prurito alla gola, la paziente si rappresentava una situazione di appagamento per os tra le due persone i cui rapporti amorosi la preoccupavano costantemente" (339). Attribuire una fantasia del genere ad un'adolescente non è secondo Freud un azzardo. Occorre infatti considerare che "le perversioni non sono né bestialità né degenerazioni nel senso passionale della parola. Esse costituiscono lo sviluppo di germi, tutti contenuti nella disposizione sessuale indifferenziata del bambino, la cui repressione o volgimento verso fini sessuali più alti - la "sublimazione" - è destinata a fornire le energie per gran parte dei contributi alla civiltà. Quando dunque un soggetto sembra divenuto grossolanamente e amnifestamente perverso, è più giusto dire che egli è rimasto tale, che esso rappresenta uno stadio di inibizione evolutiva. Gli psiconevrotici sono tutte persone dalle tendenze perverse fortemente marcate, ma rimosse e rese inconsce nel corso dello sviluppo" (p. 341).

Quale perversione dunque alligna nell'inconscio di Dora, che la porta a non perdonare il padre per il suo comportamento? E' evidente: "Con la sua condotta Dora superava i limiti dell'interessamento filiale; ella sentiva e agiva piuttosto come una moglie gelosa, in un modo che sarebbe stato comprensibile nella madre. Ponendo al padre l'alternativa "lei o io", con le scene che gli faceva, con la minaccia di suicidio che gli aveva lasciato intravvedere, ella si metteva chiaramente al posto della madre. D'altronde, se abbiamo indovinato il carattere di fantasticata situazione sessuale su cui è basata la tosse, in essa Dora si metteva al posto della signora K. essa si identificava dunque con le due donne amate dal padre, l'una prima e l'altra ora. E' facile concluderne che essa era assai più affezionata al padre di quanto ella stessa sapesse o fosse dipsota a riconoscere, ossia che era innamorata del padre" (p. 346). Si tratta dunque dell'espressione di un tipico complesso edipico non superato. Anche in questo caso, Freud non si pone il problema dell'atteggiamento seduttivo paterno, nonostante registri che "molte volte il malato aveva ammesso lei sola a prestargli le piccole cure abituali" (p. 347) e che "fiero della sua inteligenza precoce, ne aveva fatto. ancora bambina, la sua confidente" (p. 347). Il posto della moglie, insomma, è stato assegnato a Dora dal padre, finché non ha incontrato la signora K.

Ma, se Dora è legata al padre da un complesso edipico, perché essa "era stata per molto tempo in rapporti cordialissimi proprio con la donna che l'aveva soppiantata" (p.348)? Il fatto, secondo Freud, è che "intorno alla relazione tra il padre e la signora K. si celava in effetti anche un moto di gelosia, il cui oggetto era questa stessa donna; un moto, dunque, che poteva basarsi soltanto sopra un'inclinazione verso il suo stesso sesso" (p. 350). Nulla di sorprendente se è vero che "nelle adolescenti o donne isteriche in cui la libido sessuale diretta verso l'uomo ha subito un'energica repressione, si riscontra regolarmente la libido diretta verso la donna, rafforzata in sua vece e talora persino parzialmente conscia" (p. 350). Dunque, ripetendosi senza tregua che il padre l'aveva sacrificata a quella donna e asserendo enfaticamente di invidiare a costei l'amore di suo padre, Dora "nascondeva a se stessa il contrario, ossia ch'ella non poteva non invidiare al padre l'amore di quella donna e che non aveva potuto perdonare alla donna amata la delusione datale dal suo tradimento" (p. 352).

Alla luce di queste premesse, l'interpretazione dei sogni è pressoché scontata. Non è il caso di sottolineare dettagliatamente gli arbitri intepretativi che Freud si concede per dimostrare che la matrice originaria dei disturbi di Dora è la masturbazione infantile riferita al padre, che essa è rimasta fissata ad un complesso edipico, e che questo complesso l'ha indotta ad innamorarsi di K., fino al punto di desiderare da lui un bambino.

Nel poscritto, Freud sente l'esigenza di giustificare un lavoro dedicato ad una paziente che ha abbandonato la terapia dopo soli tre mesi. Egli scrive: "Ho voluto mostrare che la sessualità non è un deus ex machina che interviene isolatamente in un qualche punto del meccanismo caratteristico dei processi isterici, ma costituisce al contrario la forza motrice di ogni singolo sintomo e di ogni singola manifestazione di un sintomo. I fenomeni morbosi sono, per così dire, l'attività sessuale del malato. Un singolo caso non potrà mai dimostrare una tesi così generale; ma io non posso  che ripetere in ogni occasione, perchè in ogni occasione ne ho la riprova,che la sessualità è la chiave del problema delle psiconevrosi e delle nevrosi in generale" (p.396).

Avrebbe dovuto aggiungere: la sessualità infantile che, indipendentemente dalle circostanze ambientali, ha una configurazione perversa polimorfa, in quanto espressione della natura umana in sé e per sé. Un'ossessione culturale che, in nome di un fantasma pulsionale, azzera tutte le motivazioni radicalmente umane che si esprimono nelle nevrosi. La tosse di Dora è null'altro che un urlo strozzato contro una società ipocrita: una denuncia rigida e incomprensiva, com'è proprio dell'anima degli adolescenti, ma tutt'altro che infondata. Ma all'epoca, come si è detto, Freud ha già rinunciato a vedere le cose come stanno.

mercoledì 23 giugno 2010


DORA:un caso di Freud


 

Freud con quest'analisi vuole corroborare le affermazioni da lui formulate sulla patogenesi dei sintomi isterici e i processi psichici nell'isteria. La causa delle malattie isteriche va trovata nell'intimità della vita psicosessuale del malato,e i sintomi isterici sono l'espressione dei suoi più segreti desideri rimossi. Freud pubblica il caso di Dora perchè ritiene che rendere pubblico ciò che si crede di sapere sulle cause e sulla struttura dell'isteria diviene un dovere e vergognosa viltà il non farlo,se solo si può evitare un danno diretto e personale al singolo malato.

Come ha superato Freud le difficoltà tecniche connesse alla relazione di questo caso clinico? Tali difficoltà sono molte per il medico. Freud nel caso in questione ha trovato aiuto in 2 circostanze: la breve durata del trattamento,non più di 3 mesi, e il fatto che gli elementi atti a chiarire il caso si raggrupparono intorno a 2 sogni,di cui F. prese nota letteralmente immediatamente dopo le sedute e che fornirono un sostegno sicuro alla trama delle interpretazioni e dei ricordi che si accompagna a essi. L'approfondimento dei problemi del sogno è per F. una condizione indispensabile per intendere i processi psichici nell'isteria e nelle altre psiconevosi.

I risultati del trattamento di dora sono cmq rimasti incompleti sotto più aspetti. Questo perchè il tratt non viene condotto fino alla meta prefissa,ma interrotto per volontà della paziente quando si giunse a un particolare momento. In questa fase certi problemi del caso non erano stati neppure sfiorati,altri risolti solo parzialmente.

Freud spiega che la sua tecnica psicanalitica,dalla data della pubblicazione degli studi in poi,ha subito notevoli cambiamenti. Prima si partiva dai sintomi e l'obiettivo era risolverli uno dopo l'altro. Poi F ha abbandonato questa tecnica,inadeguata alla struttura complessa della nevrosi,e ora lascia decidere al paziente il tema del lavoro quotidiano e parte cosi da quell'elemento superficiale che l'inconscio in lui presenta alla sua attenzione. In tal modo però ciò che si riferisce alla soluzione di un sintomo viene raccolto in frammenti,inseriti in diversi contesti e distribuiti in epoche assai distanziate. Cmq per F la nuova tecnica è assai superiore alla vecchia.


 

LO STATO CLINICO.

I sogni sono generalmente interpretabili,ed è possibile sostituirli con pensieri correttamente congegnati e tali da poter essere inseriti in un dato punto del contesto psichico. Freud apprese come si dovesse tradurre il linguaggio del sogno nel modo d'espressione immediatamente intellegibile del linguaggio del nostro pensiero. Questa conoscenza,secondo F,è indispensabile agli psicanalisti,poichè il sogno costituisce una delle vie per cui può giungere alla coscienza quel materiale psichico che è stato isolato dalla coscienza,rimosso,ed è quindi diventato patogeno.

Freud comincia il trattamento invitando la paziente a narrargli tutta la storia della sua vita e della malattia,ma ciò che viene a sapere non è ancora sufficiente per orientarlo. I malati sono infatti incapaci di fornire resoconti precisi di sé stessi. Essi possono dare al medico informazioni sufficienti su qualche epoca della loro vita,ma seguono periodi in cui la loro relazione si fa superficiale,lascia lacune ed enigmi,e poi ancora periodi completamente oscuri sui quali il malato non fornisce alcuna info che permetta di illuminarli. Le interconnessioni sono quasi sempre spezzate,la successione dei diversi avvenimenti è incerta,durante la narrazione l'ammalata corregge ripetutamente un affermazione,una data,per poi forse ritornare alla prima dichiarazione. L'incapacità della malata di riferire ordinatamente la storia della sua vita non è soltanto una caratteristica della nevrosi,ma ha anche una grande importanza teorica. Le cause sono:

  • l'ammalata nasconde coscientemente e di proposito una parte di quello che gli è perfettamente noto per motivi non ancora superati di timidezza: insincerità cosciente.
  • Una parte del suo sapere anamnestico,di cui la malata abitualmente dispone,rimane esclusa dalla narrazione senza che ella si prefigga intenzionalmente di sottrarla: insincerità inconscia.
  • Non mancano mai le vere amnesie,le lacune della memoria,cui sono soggetti non solo i ricordi antichi,ma anche recentissimi.

Molti ricordi si incontrano in un primo stadio di rimozione e si mostrano in preda al dubbio;qualche tempo dopo a questo dubbio si sostituiranno dimenticanza o falsificazione della memoria. Questa particolare maniera di porsi dei ricordi riferentisi alla storia della malattia si trova in necessaria e teoricamente richiesta correlazione coi sintomi morbosi. Nel corso del trattamento il malato aggiunge alla narrazione ciò che aveva nascosto,le lacune della memoria si colmano. Verso la fine del trattamento è possibile avere la visione completa di una storia clinica conseguente e nn lacunosa. Scopo pratico del trattamento è eliminare tutti i possibili sintomi sostituendoli con pensieri coscienti. Fine teorico: correggere tutte le deficienze mnemoniche del malato. I 2 fini coincidono.


 

Famiglia di Dora (18 anni): genitori e fratello (19 anni e mezzo). Personalità dominante il padre,45 anni,attività e capacità poco comuni,grande industriale. Figlia molto affezionata. La tenerezza di lei si era accresciuta per le molte e gravi malattie a cui il padre era andato soggetto sin da quando ella ebbe compiuto 6 anni (tubercolosi,distacco della retina,confusione mentale accompagnata da paralisi e leggeri disturbi psichici). Le simpatie di Dora si erano sempre rivolte al lato paterno della famiglia,la giovane apparteneva al ceppo materno,sia per le sue doti e la precocità intellettuale che per la sua predisposizione patologica. Freud non ha mai conosciuto la madre:donna di poca cultura che concentrava tutti i suoi interessi nella vita domenstica,nel far pulizie e tenere in ordine l'appartamento. I rapporti tra madre e figlia erano da anni poco amichevoli,Dora nn teneva in alcun conto la madre,la criticava e si era sottratta alla sua influenza. Negli ultimi anni anche le relazioni col fratello si erano assottigliate:egli pur volendo fuggire dai contrasti familiari,spesso difendeva la madre. La consueta attrazione sessuale aveva cosi avvicinato padre e figlia e madre e figlio. Dora presentava sintomi di nevrosi già all'età di 8 anni.

( difficoltà di respiro ). Verso i 12 anni la paziente cominciò a soffrire di cefalgie di tipo emicranico e eccessi di tosse nervosa che dapprima si manifestavano simultaneamente,poi i 2 sintomi si separarono seguendo un'evoluzione diversa. L'emicrania si fece più rara e scomparve all'età di 16 anni. Gli eccessi di tosse nervosa rimasero. Quando dora a 18 andò da F. tossiva nuovamente in modo caratteristico. Nella prima metà di un attacco di questo tipo il sintomo più molesto era una perdita totale della voce. Dora era sempre stata restia a consultare un medico:ella andò da Freud solo per ordine del padre. La prima volta che la vide era estate,soffriva di tosse e di raucedine,ma la cura psichica che Freud propose non venne intrapresa in quanto anche questa crisi cessa spontaneamente.

Dora pian piano preoccupa i genitori: i sintomi erano ora la depressione ora un'alterazione del carattere. Era scontenta di sé e dei suoi,trattava anche il padre sgarbatamente,cercava di evitare le relazioni sociali,occupava il proprio tempo dedicandosi agli studi. Un giorno scrisse un biglietto in cui diceva di non poter più sopportare la vita. Petite Hysterie
con tutti i sintomi più comuni:dispnea,tosse nervosa,afonia,depressione insociabilità isterica e tedium vitae forse nn del tutto sincero. Condizioni psichiche:trauma psichico,conflitto di affetti e l'implicazione della sfera sessuale,come in quasi tutti i casi da F analizzati. Nel caso di Dora Freud non ebbe bisogno di cercare l'aggancio fra le circostanze della sua vita e l'insorgere della malattia. Il padre gli riferi che sia lui che la sua famiglia avevano stretto un'amicizia particolare con una coppia residente vicino a loro da parecchi anni. La signora k lo aveva curato durante la sua grave malattia,il signor k si era mostrato sempre amabile con dora:faceva passeggiate con lei,le faceva dei regali,e dora si era molto occupata dei due bambini dei k. Dora un giorno racconta alla madre che durante una passeggiata k si era premesso di farle delle proposte amorose,ma k alla richiesta di spiegazioni negò,dicendo che dora si era immaginata tutto ciò in quanto si interessava solo di cose sessuali(questo lo diceva la signora k). Il padre disse che Dora pretendeva che egli sospendesse la relazione con i K,soprattutto con la signora,che ella prima venerava.

Nell'esperienza con il sig k consisterebbe dunque per Dora il trauma psichico che F e Breuer hanno indicato quale precondizione indispensabile per la formazione dello stato patologico isterico. In realtà questo caso presenta delle difficoltà che fanno abbandonare quest'idea. Parte di questi sintomi,la tosse e la perdita della voce,erano stati prodotti dalla malata già alcuni anni prima del trauma. Pertanto se nn si vuole abbandonare la teoria traumatica bisogna retrocedere fino all'infanzia,per cercarvi influenze o impressioni che abbiano potuto agire in modo analogo a un trauma.

Superate le prime difficoltà della cura Dora riferì a freud una precoce esperienza con il k idonea ad agire come trauma sessuale. Ella aveva allora 14 anni;il signor k un pomeriggio strinse improvvisamente a sé dora e la baciò sulle labbra. La situazione era certamente atta a suscitare una sensazione netta di eccitazione sessuale in una ragazza di 14 anni che nn aveva mai avuto esperienze del genere. Tuttavia dora provò una nausea violenta e si svincolò dall'uomo. In questa scena il comportamento di dora è già nettamente isterico. Gli isterici provano infatti sensazioni spiacevoli in occasione di eccitamento sessuale.

Chiarire il meccanismo di questo capovolgimento degli affetti
rimane uno dei compiti più importanti e al tempo stesso più difficili della psicologia delle novrosi.

Si era quindi prodotto uno spostamento della sensazione: invece della sensazione genitale che non sarebbe mancata in una ragazza sana, abbiamo qui quella sensazione spiacevole relativa al tratto di mucosa con cui si inizia il canale digerente:la nausea. La nausea provata allora non divenne in Dora un sintomo permenente. La paziente cmq mangiava con difficoltà e provava una leggera avversione per i cibi. Per contro quella scena aveva lasciato un'altra conseguenza,un'allucinazione sensitiva, ella affermava di provare ancora sulla parte superiore del corpo la pressione di quell'abbraccio. F ritiene che la ragazza abbia avvertito durante il focoso abbraccio non soltanto il bacio sullelabbra,ma anche la pressione del membro eretto contro il suo corpo. Questa percezione che l'aveva sconvolta era stata rimossa e sostituita con l'innocua sensazione di pressione al torace,che traeva dalla sua fonte rimossa la sua esagerata intensità. Un nuovo spostamento dunque,dalla parte inferiore a quella superiore del corpo.

3 sintomi sono importanti: la nausea,il senso d'oppressione e l'orrore per uomini impegnati in teneri colloqui derivano da un'unica esperienza. La nausea corrisponde al sintomo di rimozione relativo alla zona erogena delle labbra. La pressione del membro eretto ha avuto per effetto un analoga modificazione del corrispondente organo femminile,la clitoride,e l'eccitamento di questa 2 zona erogena è venuto a fissarsi mediante spostamento sulla contemporanea sensazione di pressione al torace. L'orrore per gli uomini in stato di eccitamento sessuale segue il meccanismo di una fobia,ed ha lo scopo di mettere al sicuro il sogg da una ripetizione della percezione rimossa.

Per freud non era facile dirigere l'attenzione della sua paziente sui suoi rapporti con il k. Ella dichiarava di non aver più nulla a che fare con quella persona. Lo strato superiore di tutte le sue associazioni durante le sedute si rifaceva sempre al padre. Ella non poteva perdonare che il padre continuasse i rapporti con il k e la k. Dora sapeva che il padre aveva una relazione amorosa con la k. Il padre aveva dato numerosi indizi di ciò. Che il papà nn fosse sincero,che pensasse solo a se stesso,erano critiche che si facevano particolarmente insistenti nelle sedute.

Secondo F le accuse mosse da dora al padre erano accompagnate nel sottofondo da autoaccuse
dello stesso contenuto. Essa aveva ragione di ritenere che il padre non volesse spiegarsi meglio la condotta di k verso sua figlia ( il nn riconoscere che k corteggiasse sua figlia) per nn essere disturbato nella sua relazione con la k. Ma Dora aveva fatto esattamente la stessa cosa. Si era fatta complice della relazione tra la k e il padre e aveva respinto tutti gli indizi che ne indicavano la vera natura. In tutti gli anni precedenti aveva favorito in molti modi la relazione del padre con la k. Perchè? Perchè in tutti quegli anni lei era stata innamorata di k. Quando F disse ciò a Dora ella nn si mostrò d'accordo ,più tardi però ammise che forse aveva amato k ma che tutto era finito dopo la scena del lago.

Dora aveva inoltre imparato osservando la k come ci si possa servire utilmente delle malattie. Ogni volta che il signor k rientrava da uno dei suoi viaggi trovava sofferente la moglie,che era in ottima salute fino al giorno prima. Dora capi che la presenza del marito aveva un azione maligna sulla moglie,e che per lei la malattia era benvenuta in quanto le permetteva di sottrarsi agli odiati doveri coniugali. Un'osservazione fatta a questo punto permise a Freud di supporre che gli stati di malattia di Dora fossero anch'essi da considerare in dipendenza da qualche cosa,come per la k. È infatti regola della tecnica psicanalitica che attraverso la contiguità,la vicinanza temporale delle associazioni,si manifesti una connessione interiore. Dora aveva avuto innumerevoli eccessi di tosse con perdita della voce;che la presenza e l'assenza del malato avessero influito sull'apparire e scomparire di questi fenomeni morbosi? La durata media delle crisi era dalle 3 a 6 settimane circa,cosi come i viaggi del signor k. Con la sua malattia dunque Dora dimostrava il suo amore per k,cosi come la moglie di questi la sua avversione. Solo al contrario:Dora si ammalava quando k non c'era e guariva al suo ritorno. Quando era lontano l'amato ella rinunciava alla parola ( tosse e scomparsa voce),che nn aveva più valore giacchè nn poteva perlare con lui. La scrittura acquistava invece importanza come l'unico mezzo di porsi in rapporto con l'assente.

Che valore ha allora la spiegazione dell'afonia nel caso?

Ci si deve ricordare la questione se l'origine dei sintomi dell'isteria sia psichica o somatica e se,ammessa l'origine psichica,questa valga necessariamente per tutti i casi. Per Freud ogni sintomo isterico necessita l'apporto di ambedue le parti,psichica e somatica. Esso nn può insorgere senza una certa compiacenza
somatica,offerta da un processo normale o patologico in un organo o su un organo del corpo. Tale processo non si presenta più di una volta se esso non ha un significato patologico,un senso. Questo senso il sintomo isterico non lo reca con sé,esso gli viene conferito,viene a saldarsi con esso. Esiste tuttavia una serie di fattori agenti in modo da far si che le relazioni tra pensieri inconsci e i processi somatici di cui essi dispongono per esprimersi siano meno arbitrari e si avvicinino ad alcuni combinazioni tipiche. Per la terapia le determinazioni rilevabili nel materiale psichico accidentale sono le più importanti; i sintomi vengono risolti ricercandone il significato psichico. Per un buon tratto i processi psichici sono gli stessi in tutte le psiconevrosi,finchè ad un tratto entra in campo la compiazenza somatica,che procura uno sfogo organico ai processi psichici inconsci. Quando questo fattore nn interviene dallo stato generale emerge qualcosa di diverso da u n sintomo isterico e tuttavia affine ad esso: una fobia o un ossessione.

Freud passa ora all'accusa di "simulazione" della malattia mossa da Dora a suo padre. F si rese conto ben presto che a quest'accusa corrispondevano autoaccuse relative nn soltanto a stati morbosi passati,ma anche a malattie presenti. F fece osservare alla sua paziente che la sua malattia attuale era motivata e tendenziosa proprio come quella della k di cui ella aveva capito il senso. Non v'era dubbio che ella mirava a uno scopo che sperava di raggiungere mediante la malattia:allontanare il padre dalla k.

Osservazioni generali su come operano i motivi della malattia nell'isteria:

il sintomo è in un primo tempo un ospite sgradito della vita psichica. Non trova in principio alcun impiego utile nell'economia domestica della psiche,ma assai sovente finisce col trovarlo in un 2 tempo: qualche corrente psichica puà trovare comodo servirsi di un sintomo,e in questo modo acquista una funzione secondaria,rimanendo come ancorato alla vita psichica. Chi vuole allora guarire il malato si scontra con una forte resistenza,la quale dimostra come l'intenzione del malato di rinunciare alla sua sofferenza non è poi cosi assoluta. I motivi per essere ammalati operano spesso già nell'infanzia. La bimba avida d'amore,che malvolentieri spartisce le tenerezze dei genitori con fratelli e sorelle,si accorge che queste rifluiscono interamente su di lei quando i genitori sono preoccupati per una sua malattia. Essa conosce ora un mezzo per attirare l'attenzione dei genitori. Quando la bambina è diventata donna usa lo stesso mezzo. Eppure questa malattia è intenzionamente prodotta. Cmq,non serve a nulla assicurare il malato che tutto dipende dalla sua volontà,per il fatto della distinzione psicologica tra conscio e inconscio. È attraverso le vie dell'analisi che bisogna prima cercare di convincere il paziente dell'esistenza in lui dell'intenzione di essere ammalato. In generale è nella lotta contro i motivi della malattia che risiede la debolezza di ogni terapia dell'isteria,ivi compresa quella psicoanalitica.

In tutti i casi pienamente sviluppati si riscontreranno probabilmente motivi che sostengono la malattia. Ma vi sono casi in cui si tratta di motivi puramente interiori,come ad es l'autopunizione,cioè il pentimento e la penitenza. Allora il problema terapeutico sarà risolto con maggior facilità che nn nei casi in cui la malattia è in relazione al conseguimento di uno scopo esterno.

Per dora questo scopo era evidentemente quello di intenerire il padre e allontanarlo dalla k.

Poiché le lamentele contro il padre continuavano a ripetersi e poiché la tosse persisteva F fu indotto a pensare che il sintomo potesse avere un significato anche in rapporto col padre. Il sintomo è il raffiguramento,la realizzazione,di una fantasia a contenuto sessuale,significa cioè una situazione sessuale,o almeno uno dei significati del sintomo corrisponde al raffiguramento di una fantasia sessuale.

Un sintomo ha più di un significato. Un singolo processo ideativo inconscio,una sola fantasia,non è quasi mai sufficiente a produrre un sintomo. L'occasione di interpretare la tosse nervosa mediante una situazione fantasticasa si presentò presto a Freud. Quando dora sottolineò che il padre era un potente industriale,e che la k lo amava per questo,F si accorse di una particolarità del modo di eprimersi:dietro quella proposizione si celava il contrario:che il padre era impotente. Ciò poteva avere solo un significato sessuale:il padre era impotente come uomo. Dora confermò quest'interpretazione da parte della sua conoscenza consapevole,e F allora le fece notare che alla si contraddiceva,perchè da un lato sosteneva che la relazione con la k era una comune relazione amorosa,dall'altro che il padre era impotente. Ella però dalla sua risposta spiegò che nn era necessario ammettere la cotraddizione. Sapeva bene infatti che c'era più di un modo di soddisfacimento sessuale,organi diversi dai genitali per il rapporto sessuale,e F aggiunse allora ch'ella pensava dunque proprio a quelle parti del corpo che in lei si trovavano in uno stato di irritazione: gola e cavità orale. Era inevitabile concludere che con la sua tosse per eccessi riferita a un senso di prurito alla gola la paziente si rappresentava una situazione di appagamento sessuale per bocca tra 2 persone i cui rapporti amorosi la preoccupavano costantemente. Pochissimo dopo questa spiegazione tacitamente accettata la tosse scomparve.

F spiega che prima di intraprendere un trattamento d'isteria è necessario convincersi che è inevitabile abbordare argomenti sessuali. Non bisogna farsi scrupolo a trattare con essi fatti della vita sessuale normale o anormale. Il rischio di corrompere giovinette inesperte è inesistente,giacchè i sintomi dell'isteria non si manifestano quando il soggetto non ha alcuna nozione,neppure nell'inconscio,di processi sessuali. Di ciò che chiamiamo perversioni sessuali dobbiamo parlare senza indignazioni. Ciascuno di noi oltrepassa di un breve tratto nella sua vita sessuale,in una direzione o in un altra,i ristretti confini normali. Le perversioni nn sono né bestialità né degenerazioni. Esse costituiscono lo sviluppo dei germi,tutti contenuti nella disposizione sessuale indifferenziata del bambino. Quando dunque un soggetto sembra divenuto manifestamente perverso,è più giusto dire che esso è rimasto tale,che esso rappresenta uno stadio di inibizione evolutiva.
La costituzione sessuale,in cui sono incorporati i fattori ereditari,agisce nel nevrotico insieme alle influenze accidentali della vita che turbano lo svolgimento della sessualità normale. Non vi è dunque da meravigliarsi se Dora quasi 19enne,che aveva parlato di un rapposto sessuale orale,avesse sviluppato una simile fantasia inconscia e l'esprimesse attraverso il senso di irritazione alla gola e la tosse. E non sarebbe neppure strano se Dora fosse giunta a questa fantasia senza chiarimenti dall'esterno. Ella ricordava assai bene che da bimba era stata una "ciucciatrice",fino ai 4,5 anni. Dunque questa fantasia ripugnante e perversa di succhiare il pene ha l'origine più innocente;essa è la riproduzione variata di un'impressione che può dirsi preistorica,quella di succhiare il seno materno o della nutrice.

Ma come questa situazione fantasticata concorda con l'altra spiegazione della tosse,cioè l'assenza e la presenza dell'uomo amato,il signor k?

Non è necessario che i diversi significati di un sintomao siano tra loro conciliabili,

si integrino cosi da formare un contesto coerente;è sufficiente che questo contesto sia fornito dal tema che ha dato origine a diverse fantasie. Abbiamo già visto che un sintomo corrisponde a più significati contemporaneamente;aggiungiamo

ora che esso può esprimere anche più significati successivamente. Col passare degli anni il sintomo può modificare uno dei suoi significati o il suo significato significato principale,oppure il ruolo principale puà passare da un significato all'altro. La costituzione di rapporti associativi tra un nuovo pensiero,che ha bisogno di scaricarsi,e il vecchio,che ha perso tale bisogno,sembra assai più facile della creazione di una nuova conversione.

L'incessante ripetizione degli stessi pensieri circa i rapporti tra il padre e la k offri all'analisi,nel caso Dora,l'occasione di ottenere altri materiali importanti. Dora non poteva pensare al altro. Che fare di fronte a un simile pensiero sovravalente? Un tale giro di pensieri sovrainteso deve il suo rafforzamento all'inconscio. Esso non può essere risolto dall'attività mentale,o perchè si spinge con le sue radici fino al materiale inconscio rimosso o perchè dietro ad esso si nasconde un altro pensiero inconscio. Quest'ultimo è per lo più il suo opposto diretto. I pensieri opposti sono sempre strettamente legati gli uni agli altri e spesso appaiati in modo che mentre uno è conscio in modo sovrainteso la sua controparte è rimossa e inconscia. Questo rapporto è un prodotto del processo di rimozione. La rimozione infatti viene spesso effettuata in modo che il pensiero opposto a quello da rimuovere venga rafforzato all'eccesso. F denomina questo fenomeno rafforzamento reattivo,e pensiero reattivo quello che si afferma con eccessiva intensità nella coscienza e che si mostra inelinabile. In virtù di un certo eccesso di intensità,il pensiero reattivo trattiene nella rimozione il materiale respinto. La via per togliere al pensiero sovrainteso il suo rafforzamento è dunque quella di rendere cosciente il pensiero opposto rimosso.

La radice della preoccupazione di tipo ossessivo per i rapporti tra il padre e la k rimane a Dora ignota perchè la radice risiede nel suo inconscio? Con la sua condotta Dora non agiva come una figlia,ma più come una moglie gelosa: ella si metteva al posto della madre. E si immaginava anche al posto della signora k per quanto riguarda la fantasia sessuale del rapporto orale. Dora di identificava quindi con le 2 donne amate dal padre. Essa era dunque affezionata al padre molto più di quanto sapesse. Il padre durante la vita,aveva fatto di Dora la sua confidente;non era quindi la madre,ma lei ad essere stata cacciata da più di una sua posizione dalla comparsa della k. Per anni questo amore per il padre nn si era manifestato; anzi dora era stata per molto tempo in rapporti cordialissimi con la k e aveva pure favorito la sua relazione con il padre,come sappiamo dalle autoaccuse. Questo amore si era dunque ravvivato di recente. A quale scopo? Forse come sintomo reattivo,con lo scopo di reprimere qualcos'altro,qualcosa di ancora potente nell'inconscio. Questa cosa repressa era forse l'amore per il signor k. F suppose che questo amore durasse ancora ma che dopo la scena del parco incontrasse una violenta opposizione interiore,e che la giovane avesse rafforzato la sua antica inclinazione per il padre per nn dovrer riscontrare nella sua coscienza più nulla del suo amore di adolescente,divenutole penoso. Ella era da un lato piena di rimpianto per aver respinto le avances di k,piena di nostalgia di lui e delle sue piccole manifestazioni di tenerezza;dall'altro a questi sentimenti teneri si opponevano potenti motivi,tra cui il suo orgoglio. Ella era cosi giunta a convincersi di averla finita con k.

Ecco comparire però un'altra complicazione. Sotto i pensieri sovravalenti che s'aggiravano intorno alla relazione tra il padre e la k si celava anche un moto di gelosia il cui oggetto era proprio la k,un moto che si basava quindi sopra un inclinazione verso lo stesso sesso di Dora. È noto da tempo che nella pubertà ragazzi e ragazze mostrano chiari indizi di inclinazione verso il proprio sesso. In circostanze favorevoli la corrente omossessuale si esaurisce poi completamente,ma se il successivo amore per l'uomo nn costituisce un esperienza felice,spesso questa corrente viene risvegliata dalla libido negli anni seguenti ed elevata a un grado più o meno alto di intensità. Nelle adolescenti o donne isteriche la cui libido sessuale diretta verso l'uomo ha subito una enerica repressione,si riscontra regolarmente la libido diretta verso la donna,rafforzata e a volte persino parzialmente conscia. La giovane sig k e Dora,appena adolescente,avevano vissuto anni nella maggiore intimità. Quando dora parlava della k ne decantava il candore affascinante del corpo in un tono da innamorata piuttosto che da rivale sconfitta. F nn udi mai una parola dura o irosa di dora nei confronti della k. La era stata la k a tradirla e denigrarla quando aveva affermato che le avances di k nn erano state che un invenzione di Dora che si interessava solo di cose sessuali. La sig k nn l'aveva amata per lei stessa quindi,ma per suo padre,e l'aveva sacrificata senza esitazione per nn essere disturbata nella sua relazione cn lui. I pensieri sovravalenti di dora riguardanti la relazione tra la k e suo padre,servivano dunque a mascherare il suo amore per il k ma anche per la k,inconscio. Il moto di gelosia della dora donna si affiancavano nell'inconscio a una gelosia che avrebbe potuto essere provata da un uomo. Queste correnti virili,ginecofile,del sentimento,sono da considerarsi tipiche della vita erotica inconscia delle adolescenti isteriche.


 

IL PRIMO SOGNO


 

Dora e Freud erano sul punto di chiarire un episodio oscuro dell'infanzia della ragazza quando Dora riferi a F un sogno fatto alcune notti prima che era molto simile a sogni fatti precedentemente. F decise di studiarlo con la massima attenzione.

" casa c'è un incendio;mio padre e davanti al mio letto e mi sveglia. Mi vesto rapidamente. La mamma vorrebbe ancora salvare il suo scrigno di gioielli,ma il babbo le dice:- nn voglio che io e i miei 2 bambini bruciamo a causa del tuo scrigno-. Scendiamo in fretta,e appena siamo fuori mi sveglio."

Dora aveva fatto lo stesso sogno per tre notti di seguito al lago. Freud chiede a dora di scomporre il sogno pezzo per pezzo,come le aveva gia insegnato a fare. A dora viene in mente che quando lei e il babbo andarono al lago,il padre aveva paura di un possibile incendio,essendoci il temporale e nn avendo il parafulmine. Inoltre il sogno era stato fatto dopo l'episodio durante la passeggiata col k,e F suppose che fosse proprio una reazione a essa. Ma perchè lo sognò nei 3 giorni di seguito a quanto era successo? Nel pomeriggio,dopo la passeggiata,dora si era messa nella stanza di k per riposare un po,ma si era svegliata improvvisamente trovandosi il k in piedi davanti a lei. Dora gli chiese che cosa stesse facendo,e lui rispose che poteva entrare in camera sua quando voleva. Dora allora si fece dare una chiave dalla K per quando si sarebbe dovuta cambiare,e il giorno dopo si chiuse a chiave per vestirsi. Ma nel pomeriggio la chiave nn c'era piu,e dora era convinta che fosse k che l'aveva presa. Da allora si vesti sempre molto velocemente,ma il k nn entrò mai. Il suo sogno quindi si ripeteva ogni notte perchè esso equivaleva a un proposito,e un proposito continua a sussistere finche nn viene eseguito. Era come se lei si fosse detta: nn avrò pace finchè nn sarò fuori da questa casa. Viceversa nel sogno lei dice:appena sono fuori mi sveglio.

E lo scrigno dei gioielli che la mamma voleva salvare? A dora piacevano i gioielli,ma da quando stava male nn li portava più. Una volta il babbo aveva molto litigato con la mamma perchè le aveva regalato un braccialetto che a lei nn piaceva e che lei rifiutò. Inoltre poco prima k aveva regalato a dora uno scrigno molto costoso. F disse a dora che scrigno era un espressione molto usata per indicare il genitale femminile. Il senso del sogno diviene allora piu chiaro: Dora si diceva: - quest uomo mi perseguita,vuole penetrare nella mia camera,il mio scrigno di gioielli corre pericolo,e se succede una disgrazia sarà colpa del babbo. Perciò nel sogno dora aveva scelto una situazione che esprime il contrario:un pericolo da cui il babbo la salva. In questa parte del sogno tutto è rovesciato. Il signor k le ha regalato uno scrigno,lei deve dunque regalargli il suo scrigno;la madre deve essere sostituita con la k, che era presente al lago. Dora è disposta a regalare al k quello che la moglie gli rifiuta. Ecco dunque il pensiero che dev'essere rimosso con tanto sforzo,quello che rende necessaria la metamorfosi di tutti gli elementi nel loro contrario. La paziente nn fu naturalmente d'accordo con questa parte dell'interpetazione.

Infine le parole: che si debba correr fuori,che di notte può succedere qualche disastro. Un sogno regolare si regge su 2 gambe,di cui una poggia su un punto recente essenziale,l'altra avvenuto nell'infanzia e gravido di conseguenze. Tra le 2 esperienze il sogno stabilisce un collegamento. Nel sogno di dora c'è un antitesi tra acqua e fuoco. La frase che di notte può succedere qualche disastro,si riferisce al disastro dell'infanzia,il bagnare il letto. Ecco dunque che freud scopre che sia dora che il fratello avevano fatto la pipi a letto fino a tarda età.