giovedì 8 luglio 2010

Amor cortese



 

Il Medioevo è considerato il periodo della storia europea successivo al declino dell'impero d'Occidente. Se ne fa coincidere la fine con la "scoperta" dell'America da parte di Cristoforo Colombo nel 1492; si fissa la sua data d'inizio nel 476, anno in cui venne deposto Romolo Augustolo, ultimo sovrano dell'impero romano d'Occidente. Questo lungo, lunghissimo periodo, viene spesso suddiviso in due grandi sotto-periodi: l'Alto Medioevo (V-X secolo) ed il Basso Medioevo (XI-XV secolo). E proprio nel periodo del Basso Medioevo si svilupparono quegli elementi che sono ritenuti caratteristici della civiltà medievale: il castello, il monastero, la cattedrale, il cavaliere, la dama, il menestrello, il crociato, ecc.

La società
cortese nacque inizialmente nelle corti del Sud della Francia. La mentalità che si sviluppò in tali zone si diffuse in seguito anche nelle zone settentrionali del Paese, incontrandosi e fondendosi con la mentalità del luogo. In queste regioni era molto popolare il romanzo cavalleresco che, mescolandosi con l'ideale cortese, prese il nome di romanzo cortese-cavalleresco. La concezione di amor cortese appare per la prima volta, nel corso del XII secolo, nella poesia lirica dei trovatori provenzali, ma avrà poi lunga fortuna nella letteratura romanzesca in lingua d'oil del Nord della Francia, nella tradizione della poesia lirica italiana e nella poesia d'amore germanica. Storicamente i cavalieri erano dei difensori e le loro virtù erano quelle dei guerrieri: prodezza, forza, coraggio, lealtà. In seguito la stabilità della società contribuì ad una trasformazione di questi ideali, e dame ed ecclesiastici influenzarono questo cambiamento. La chiesa confidava che i cavalieri potessero diventare "cavalieri di Cristo", usando la loro forza per difendere la fede e gli ideali della chiesa. Le dame domandavano che il cavaliere agisse con la forza in una mano, e con cortesia e rispetto nell'altra. L'amore ha una forte influenza sul cavaliere, è una forza che lo spinge verso l'eccellenza: esso viene così introdotto tra gli elementi della cavalleria, dal momento che è una motivazione che spinge a nobilitarsi.

Questo nuovo approccio all'amore che nasce nelle corti (da cui il suo nome), è molto diverso dall'amore del periodo greco e romano classico, che si fondava sulla parità dell'uomo e della donna nel rapporto amoroso, sulla reciprocità della passione e sulla realizzazione del desiderio. Gli elementi caratterizzanti l'amor cortese sono invece:

  • il culto della donna, vista dall'uomo che la ama come un essere sublime ed irraggiungibile, addirittura divino, che è degno di venerazione;
  • una posizione di inferiorità dell'uomo rispetto alla donna amata. L'amante è un suo umile servitore; la sua sottomissione e la sua obbedienza alla volontà della donna sono totali. Comunemente questo rapporto è definito "servizio d'amore;
  • la devozione dell'uomo alla donna ingentilisce l'animo del cavaliere, lo nobilita e lo purifica da ogni viltà o rozzezza.
  • l'amore è una passione totale, tanto che si parla appunto di "culto della donna" e di "religione dell'amore". Da qui il conflitto tra amore e religione e la condanna della chiesa per l'amor cortese. Gli amanti sono combattuti fra due sentimenti: la dedizione e l'amore per la donna e l'adorazione e l'amore per Dio.
  • l'amore è inappagato. Non è un amore spirituale, platonico, ma il possesso della donna è irraggiungibile. Questo amore è volontariamente ritardato dalla dama, attenta ad imporre una tensione, un indugio fra il desiderio e la sua soddisfazione, necessario all'amore;
  • è di norma un amore adultero, al di fuori del vincolo coniugale. E' necessario perciò mantenere il segreto su di esso, per tutelare la donna.
  • l'amore genera sofferenza, tormento ma anche gioia, una forma di ebbrezza ed esaltazione.

Chretien de Troyes (Troyés, fine del XII secolo), poeta francese, apparteneva al gruppo di poeti lirici che fiorirono nel settentrione della Francia e che subirono l'influenza dell'amor cortese dei trovatori, quei poeti-musicisti che si servivano della lingua d'oc
diffusa nella Francia meridionale. Nella vita fu probabilmente un chierico, vissuto alla corte di Maria de Champagne. Fu tra i primi ad usare la rima baciata nelle composizioni d'amore e prese spunto dalla leggenda di re Artù e dei suoi cavalieri; l'autore scrisse molte opere, fra cui Lancillotto o Il cavalier della carretta, ed Erec e Enide da cui si possono notare i caratteri fondamentali dell'amor cortese.

Lancillotto è un cavaliere alla corte di re Artù. E' innamorato, e segretamente corrisposto, dalla moglie del suo re, Ginevra. Questa viene rapita da Meleagant ed in molti cercano di salvarla. Anche Lancillotto parte con questa intenzione e, per raggiungere la sua amata più velocemente, accetta di salire sulla "carretta". La carretta era a quel tempo il mezzo sul quale salivano coloro che si coprivano di infamia, gli assassini, i ladri, i perdenti a duello. Salire sulla carretta significa perdere ogni onore.

Il sentimento amoroso di Lancilotto per Ginevra ha un potere assoluto sul cavaliere, che dimentica ogni altra cosa pur di realizzare il suo desiderio; Ginevra, dama cortese, rappresenta per lui l'unico polo d'interesse, ed egli ne è così preso da bearsi alla sola vista di qualsiasi cosa che appartenga alla donna amata, come ad esempio alcuni capelli.

Lancillotto quindi, dopo aver esitato un poco, sale e raggiunge rapidamente Ginevra.

Ma prima di poterla liberare deve combattere contro Meleagant, mentre la regina nella torre guarda il duello. Il cavaliere vince e sta per uccidere l'avversario, ma obbedisce a Ginevra che gli ordina di risparmiarlo e rendendole così un "servizio d'amore".

Lancillotto raggiunge poi Ginevra, ma questa non lo vuole neppure vedere, perché egli aveva esitato prima di salire sulla carretta. Di nuovo qui la regina esercita fortemente il suo potere e si mostra fredda e crudele nei confronti di Lancillotto, che si era coperto di infamia ed aveva affrontato molti pericoli per salvarla. Alla fine però Ginevra accetta di vederlo ed i due amanti decidono di incontrarsi la notte seguente. Da questo punto in poi l'autore descrive la rappacificazione e l'amore tra i due.

Mentre l'amor cortese è generalmente un amore inappagato e quindi doloroso, in questo caso Ginevra e Lancillotto riescono ad unirsi e l'amore viene soddisfatto.

All'amore vengono anche attribuiti gesti e comportamenti propri della religione. Lancillotto infatti si inginocchia davanti alla sua amata e la adora come su un altare. Viene alla luce così il contrasto fra religione cristiana e amor cortese, inteso quasi come religione alternativa.

Erec ed Enide è la storia di due sposi ed amanti esemplari. Erec è un cavaliere bello, cortese, valoroso e sicuro di sé. Enide è la perfetta controparte femminile: molto bella, di nobile famiglia impoverita, viene raccolta "povera e nuda" da Erec, figlio di re Luc, che la eleva al suo livello sposandola. L'eroe è assai innamorato della propria sposa, e passa il tempo con lei trascurando giostre e tornei. I suoi compagni se ne dolgono apertamente, lo accusano di essere diventato "imbelle" nelle armi ed in cavalleria, e di tradimento della parola data e degli impegni assunti. Enide, turbata, non osa parlarne al marito perché crede di essere lei stessa la sola causa del cambiamento del marito. Quando Erec scopre che la moglie gli ha nascosto di essere accusato di "mollezza" la rimprovera, e per punirla e dimostrare il suo valore, parte con lei per un lungo vagabondaggio. E' in gioco infatti il rapporto coniugale: Erec deve prima di tutto riconquistare la fiducia di Enide, che dubita di aver perduta. Secondo il codice del tempo egli sa che una dama il cui cavaliere non è degno di lei ha il diritto di volgersi altrove. Enide da sua parte deve dissipare il dubbio che le critiche della corte hanno suscitato in lei. Partendo per la lunga avventura Erec proibisce ad Enide di parlargli, anche se solo per avvertirlo dei molti attacchi ed imboscate che gli verranno tesi dai cavalieri attratti dalla bellezza di Enide. La donna e' così origine e causa dell'impresa cavalleresca, e contemporaneamente ne e' garante e testimone. Erec uscirà vittorioso dai molti combattimenti, riuscendo a conciliare amore, matrimonio e cavalleria.


 

Sul significato dell'amor cortese ci sono varie ipotesi:

  • l'interpretazione psicologica fa derivare questa concezione dell'amore dal fatto che nelle corti c'erano molti giovanotti che erano fortemente attratti dalla gran dama, moglie del loro signore.
  • un'altra interpretazione è quella politica: si pensa che il rapporto amante-amata derivi dal rapporto vassallo-signore. Si instaura infatti tra la donna e l'uomo quasi un rapporto di tipo feudale in cui la donna viene ad assumere il titolo di signora e l'uomo diventa il proprio vassallo.
  • L'interpretazione probabilmente più valida è quella sociologica: la letteratura cortese è l'espressione di un ceto inferiore ai nobili. L'irraggiungibilità della donna è vista come espressione del disagio che provano questi cavalieri per l'impossibilità di avere un feudo proprio. L'amore era per i cavalieri il solo mezzo per far riconoscere la propria dignità dall'alta aristocrazia, simboleggiata dalla Dama.

Il vero amore si fonda sui meriti: non possono accedervi coloro che lavorano, i "villani", perché quali meriti potrebbero far valere? Il cavaliere conserverà così tutte le qualità dell'eroe epico: sarà bello, prode, elegante, raffinato, generoso, e l'amore segreto che nutrirà per la dama prescelta lo renderà cavaliere perfetto, "cortese" appunto.


 


 


 

Riferimenti bibliografici e note


 

KOEHLER E., L'avventura cavalleresca. Ideale e realtà nei poemi della Tavola Rotonda, Bologna, Il Mulino, 1985.

BALDI G., GIUSSO S., RAZETTI M., ZACCARIA G., Dal testo alla storia – dalla storia al testo, vol. III, Paravia

CHRETIEN DE TROYES, Lancelot, dai Romanzi cortesi, Mondadori, 1983.

CHRETIEN DE TROYES, Erec et Enide, dai Romanzi cortesi, Mondadori, 1983.

FLORI J., Cavalieri e cavalleria nel Medioevo, Einaudi, 1998.

1 commento:

  1. Eccellente resoconto.
    E pensare che alcuni storici considerano ancora oggi il Medioevo come epoca buia, nera, triste, epoca di regressione, eppure basta considerare che proprio in quell'epoca si ebbero due prime forme di Rinascimento, una intorno l'VIII-XIX secolo, l'altra intorno l'XI-XII secolo. Sebbene a carattere locale, ebbero una certa influenza negli anni successivi.
    Buona serata.
    Gaspare

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