lunedì 6 settembre 2010



 

Amori&Misteri d' Italia/ STORIE NASCOSTE LUOGHI DA VEDERE La leggenda della bella Marsilia nel parco dell' Uccellina

La ragazza rapita che conquistò il sultano

La Bella Marsilia, venne rapita ma conquistò l' harem Sequestrata dal Sultano, tramò per imporre il figlio sul trono. E la sua torre domina ancora il parco dell' Uccellina

Inizia oggi una serie di cinque reportage dedicati a storie in bilico tra realtà e leggenda, legate a suggestive località italiane. Questo primo racconto ripercorre due vicende accadute sulla costa della Toscana tra il Duecento e il Cinquecento, le cui protagoniste furono due ragazze che vennero rapite dai pirati turchi e condotte a Costantinopoli nell' harem di Solimano il Magnifico. Due donne con destini molto diversi: una fu riportata a casa dal fratello, che la ritrovò nel giardino dell' harem, l' altra divenne la spietata moglie del Sultano E' incorniciato sottovetro da più di duecent' anni per dire grazie alla Madonna di Montenero che da mezza collina guarda Livorno distesa ai suoi piedi fin dove comincia il mare. È uno degli ex voto che per secoli la gente di queste parti ha portato al santuario per raccontare storie di velieri nella tempesta, di bimbi volati dalle finestre come angeli e altre quasi tragedie finite bene grazie a quella madonnina seduta su una nuvoletta dipinta. Tutti belli i miracoli di una volta, ma questo è più bello degli altri perché racconta una storia da mille e una notte, e se uno l' ha visto anche una volta sola da piccino, se lo ricorda anche quando ha la barba bianca. Si tratta d' un vestitino da odalisca, col corpetto ricamato tutto d' oro e le babbucce di velluto color porpora. La fama della sua bellezza si era diffusa nel Mediterraneo e la flotta del Barbarossa sbarcò a Cala di Forno per assaltare la sua magione Un cartellino racconta una storia minima (solo sette righe), ma piena di pericoli scampati per miracolo: «Verso il 1800 - spiega la scritta -, la giovinetta Ponsivino, trovandosi lungo mare, presso Antignano, fu rapita dai turchi che la portarono a Costantinopoli per l' harem del sultano. Di fronte all' ignominia che la sovrastava, invocò fervidamente la Madonna di Montenero che non tardò ad ascoltarla. Un giorno si vide arrivare nei giardini dell' harem il proprio fratello che, con somma accortezza e non senza un aiuto speciale della Vergine, come attesta il voto, riuscì a ricondurla a Livorno». Purtroppo il cartellino non dice altro, nemmeno il nome di quella ragazzetta, e così dobbiamo immaginarcela tra gli scogli di Calafuria a prendere i bagni, mentre da dietro il promontorio del Romito una nave turca veloce come un falco piomba sulla poverina che piange e si dispera, ma nessuno la sente. Poi la nave dei pirati scende lungo il Tirreno, costeggia le isole greche e alla fine entra nel porto di Costantinopoli per consegnare al Sultano quel fiorellino in lacrime. Più difficile pensare a quello che deve aver passato il suo fratello per arrivare a Costantinopoli, infilarsi non visto nel giardino del palazzo e portarsi via la ragazza vestita da odalisca. Ci voleva proprio un miracolo. E' questa una delle tante storie che per secoli i pirati saraceni hanno scritto sulle nostre coste, mentre duchi e principi alzavano mille torri sui promontori per avvistare da lontano quelle furie scatenate sempre a caccia di braccia forti da legare ai remi e di ragazze belle da portare nell' harem. Ma non sempre le poverine invocavano la Madonna e dopo qualche malinconia più dovuta che sentita davvero, apprezzavano le comodità dell' harem e le attenzioni del turco, gran signore di modi e di denari. Una di quelle che non si trovarono affatto male e fece carriera era di Siena e, di tanto in tanto, passava qualche tempo nel castello di famiglia - i nobili Marsili - su un poggio dell' Uccellina, dove ora c' è il Parco della Maremma, vicino a Grosseto. Si chiamava Margherita, ma da queste parti tutti la conoscono come la Bella Marsilia e ne parlano come se fosse ancora nella torre (della Bella Marsilia) che si alza dritta su un poggio per guardare il mare. Quando successero le cose di cui ora diremo, era il 1543 e Margherita aveva meno di sedici anni, un corpo appena sbocciato e una faccia d' angelo incorniciata da una nuvola di capelli rossi (per questo era detta La Rosselana). Era così bella che ne parlavano in tutto il Mediterraneo e la cosa venne all' orecchio di Kheyer-ed-din, detto Ariadeno il Barbarossa, grande ammiraglio della flotta turca che navigava verso la costa francese con centocinquanta navi, quattordicimila soldati e diverse centinaia di pirati agli ordini del suo luogotenente Nizzàm. Mentre andava a mettersi d' accordo con Francesco I, in guerra contro Carlo V di Spagna, il Barbarossa affidò a Nizzàm una missione speciale: sbarcare di sorpresa sulla costa maremmana, attaccare il castello dei Marsili e rapire la ragazza dai capelli rossi per farne poi grazioso omaggio a Solimano il Magnifico. Una decina di anni prima, un' impresa simile il Barbarossa l' aveva tentata attaccando il paese di Fondi per rapire la bellissima Giulia Gonzaga, vedova di Vespasiano Colonna. Ma la cosa era andata male perché la signora s' era accorta di qualcosa e se n' era andata prima che i pirati attaccassero Fondi. Lo smacco ancora bruciava al Barbarossa e di certo Nizzàm non voleva fare brutta figura con l' ammiraglio. Per questo preparò attentamente l' operazione e la notte del 22 aprile sbarcò coi suoi uomini a Cala di Forno, dove i monti dell' Uccellina si buttano in mare tra boschi cupi e scogliere bianche. Da allora quei posti sono cambiati poco o nulla e dai margini del bosco s' affacciano ancora daini e cinghiali che si soffermano un attimo a guardare chi c' è e poi se ne vanno senza correre. Quasi come nelle favole. Così, quando Luca Tonini, capo-guardia del parco, m' accompagna a Cala di Forno, è facile vedere anche cose capitate quasi cinquecento anni fa. Era notte fonda. Le sagome nere delle navi dei pirati turchi sbucarono dietro il profilo di Colle Lungo e puntarono silenziose verso la spiaggia di Cala di Forno, dove le aspettava un tale Manfredi, detto «Cernia», ex schiavo dei musulmani ma pronto ad aiutarli lo stesso. L' uomo segnalò con un lume il punto dello sbarco e poi guidò la masnada su per il sentiero che attraverso il bosco porta al castello di Collecchio, dove messer Giovanni Marsili, la moglie Bona, la bella Margherita e altri quattro figlioli, dormivano tranquilli nella torre con qualche famiglio. Lasciando Cala di Forno cerco di rifare lo stesso percorso, prima con la camionetta del Parco e poi a piedi, tra lecci e corbezzoli che s' arrampicano sul poggio, scavalcano un fossato di difesa, si aggrappano a ruderi di mura spesse un metro e finalmente si fermano davanti alla torre di pietra, alta e solida come fosse stata fatta ieri. Intorno c' è solo qualche rudere che fu di una chiesetta, forse anche di stalle e magazzini, e tratti di mura con feritoie strette da dov' era possibile colpire gli attaccanti stando al riparo. Difese che però quella notte non servirono a nulla. L' attacco fu rapido e violento. I pirati superarono il fossato, scalarono le mura silenziosi come ombre e si dispersero nel cortile del castello rimpiattandosi nel buio, in attesa dell' ultimo ordine. Non era facile entrare nella torre dove dormivano i Marsili. La porta non è al livello del terreno, ma si affaccia dal muro a quasi tre metri d' altezza, come fosse una finestra del secondo piano. Per raggiungerla c' era una rampa di scale che saliva fino al livello della porta, ma rimaneva discosta dalla torre quel tanto che bastava per non riuscire a saltar dentro e neppure a toccarla. Così, se qualcuno dall' interno non calava un piccolo ponte levatoio, nessuno riusciva a entrare. Con le buone no di certo, ma con le cattive sì. Di sicuro i pirati non chiesero permesso e forse dettero fuoco all' uscio. Così, mentre le scimitarre facevano il loro lavoro di morte e le fiamme illuminavano la strage, Nizzàm afferrò la bella Marsilia e corse giù attraverso il bosco buio seguito dai suoi uomini e dalle urla dei morenti. L' incursione aveva avuto successo, la ragazza dai capelli rossi era anche più bella di quanto Nizzàm si aspettasse e ci mancò poco che il pirata non si innamorasse di lei mentre la portava a Costantinopoli, come aveva ordinato il Barbarossa. Non sappiamo con che umore la Rosselana entrò nell' harem di Solimano il Magnifico. Non lo sappiamo con certezza perché a questo punto della vicenda alcuni storici non sono più tanto sicuri che si tratti della stessa ragazza e qualcuno pensa addirittura che tutta la faccenda sia inventata. Altri invece giurano che è tutto vero. La versione che abbiamo seguito fin qui continua raccontandoci una Rosselana che si adattò facilmente al nuovo ambiente e si impegnò così tanto nelle arti dell' harem che prese alla svelta il posto della bionda georgiana Tarhkan, detta «la Bosforona», fino a quel giorno la favorita di Solimano. E non contenta fece altro. Dimenticò il suo passato maremmano, si fece musulmana, cambiò nome (Kurren Sultana), dette cinque figli al sultano e alla fine riuscì a diventare la moglie legittima di Solimano. A quel punto la Rosselana, anzi Kurren, si mise in testa di far arrivare uno dei suoi figli sul trono di Costantinopoli. Per raggiungere questo risultato occorreva prima di tutto levare di mezzo Mustafà, figlio della Bosforona e legittimo erede al trono. Per questo cominciò a tessere una trama sottile con la quale convinse il Sultano che Mustafà stesse cospirando contro di lui per prendersi il trono prima del tempo. Solimano cadde nella trappola della bella Kurren e quando Mustafà si presentò nella tenda del padre che lo aveva convocato apposta, lo fece catturare dai suoi schiavi e strangolare. La strada di Kurren pareva spianata del tutto, ma col passare del tempo il sultano si rese conto di essere stato vittima di un intrigo organizzato dalla bella moglie con l' aiuto di diversi complici, tra cui anche quel pirata Nizzàm che anni prima aveva rapito la Bella Marsilia in Maremma e forse aveva perso la testa per lei. La vendetta fu terribile. Questa volta Nizzàm la testa la perse davvero, come diversi altri congiurati. L' unica a salvarsi fu proprio lei, Kurren, che con pianti e moine riuscì a intenerire Solimano e farsi perdonare. Ma non passò molto che le cose attorno al trono di Costantinopoli tornarono a complicarsi, sempre per le trame di Kurren che però non riuscì ad assistere al gran finale perché se ne andò all' altro mondo ancora giovane e bella, non sappiamo come. Solimano campò invece fino a 72 anni e quando morì, nel 1566, sul trono di Costantinopoli si sedette Selim II. Così si conclude la storia della Bella Rosselana nella versione che ci hanno lasciato i secoli. Ora però, qualcuno (Alfio Cavoli, storico della Maremma) dice che la Kurren non poteva essere la Bella Marsilia, perché troppe cose nel racconto non tornano affatto. Speriamo che sia davvero così, perché tutti quegli intrighi e tante teste tagliate sciupano l' immagine di quella bella ragazza che venne rapita mentre dormiva nel suo castello incantato. Per questo sarebbe meglio che ognuno riprendesse la storia e la riscrivesse a modo suo. Con le storie che paiono favole questo si può fare. Viviano Domenici (1 - continua) IL PARCO Parco Naturale Regionale della Maremma COSA LEGGERE Salvatore Bono I corsari del Mediterraneo, Oscar Mondadori, ' 97: rapporti tra cristiani e musulmani Alfio Cavoli I saccomanni del mare, Ed. Aldo Sara, Roma, 2002: pirati sulle coste tirreniche e storia della Rosselana Bruno Modugno Ballata Saracena, Ed. Olimpia, Firenze, ' 98.

Domenici Viviano

Dal Corriere della Sera(Archivio storico)

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