giovedì 19 agosto 2010



 

Lucca

La luminara e la leggenda del "Volto santo"

Nicodemo era un fariseo influente - magistrato dei Giudei e membro del Sinedrio - che rimase folgorato dalle parole e dalle azioni di Gesù Cristo. Subito dopo la morte del Messia, fu lui, insieme con Giuseppe d'Arimatea, a deporlo dalla croce, ad avvolgere il suo corpo nella sindone e a dargli onorata sepoltura. E fu lui che, sul filo della memoria, scolpì in un tronco di noce, la figura del Cristo in croce.
Passarono i secoli e della grande scultura si persero le tracce. Ricomparve nell'anno 742 su una nave, priva di uomini a bordo, che entrò nel porto di Luni. Contemporaneamente il vescovo di Lucca, Giovanni, fece un sogno nel quale un angelo gli disse: "Alzati e con prestezza vanne al porto di Luni. Là troverai una nave nella quale è riposta l'immagine del Salvatore del mondo come patì in croce per gli uomini."
Intanto i lunensi tentavano di impadronirsi di quella misteriosa nave, ma ogni loro sforzo era vano perché appena le si avvicinavano essa, come spinta da una forza arcana, si allontanava.
Quando il vescovo di Lucca arrivò sul posto, "la nave si offerì spontanea ai pietosi fedeli ed a loro esibì il prezioso, inestimabile tesoro, destinato ad essi per beneficio celeste." A quel punto però nacque una diatriba fra lunensi e lucchesi su chi avesse maggior titolo per conservare la scultura.
Secondo una versione, il vescovo di Lucca Giovanni avrebbe donato ai lunensi un'ampolla di vetro piena del sangue di Cristo in cambio della figura. Un'altra versione parla invece di un carro sul quale fu deposta la scultura e i cui buoi furono lasciati liberi di prendere la direzione che preferivano. Quando gli animali puntarono senza esitazione verso Lucca, "a quella vista rimasero tristi quei di Luni, ed i lucchesi giubilarono, intonando un cantico di letizia e di benedizione al Signore"

Questa è, in estrema sintesi ed estrapolando da varie narrazioni, la leggenda che racconta le origini e le vicende del "Volto Santo", la miracolosa scultura lignea che da oltre dodici secoli si conserva e si venera a Lucca.
Si parla, a ragione, di "leggenda" perché infatti si tratta di una realtà inestricabilmente mescolata al fantastico e all'immaginario. Nessuno storico dell'arte, per esempio, metterebbe le mani sul fuoco nell'asserire che quella scultura risale a pochi anni dopo la morte di Cristo. Nessuno potrebbe giurare sull'autenticità dell'episodio dei buoi che scelsero la via di Lucca; oppure, come narra un'altra leggenda, che all'interno della croce si trovassero alcune reliquie, fra le quali, "una parte della corona di spine, uno dei chiodi, un'ampolla di sangue preziosissimo, il prepuzio di nostro Signore, un pannolino che Gesù portava al collo e unghie e capelli del Salvatore, raccolti in due lembi di velo della Beata Vergine".

Ma ai lucchesi poco importa quanto c'è di vero o di fantastico nella storia dell'oggetto a loro più caro. Il fatto è che sta con loro da più di un millennio. Ne ha parlato anche Dante:
"Qui non ha luogo il Volto Santo;
qui si nuota altrimenti che nel Serchio."

E il fatto che per generazioni e generazioni si sia provveduto a tributargli reverenti omaggi, basta per continuare in questa pratica devozionale di grande impatto mistico e anche scenografico.
Perché ancora oggi, sulla falsariga di quello che è stato fatto per secoli, la sera del 13 settembre le strade percorse dalla processione con il prezioso simulacro della passione di Cristo, vengono illuminate con migliaia di ceri a formare una scenografia assai suggestiva.

Nessun commento:

Posta un commento